La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla lunga vicenda giudiziaria sull’omicidio di Francesco Traiano, il 38enne titolare del bar-tabaccheria “Gocce di caffè” di via Guido D’Orso a Foggia, accoltellato a un occhio il 17 settembre 2019 durante una rapina e morto dopo 22 giorni di coma. I giudici della quinta sezione penale hanno rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle difese, confermando integralmente la sentenza della corte d’assise d’appello di Bari del 13 gennaio 2025.
Le condanne definitive
Trent’anni di reclusione sono stati confermati per Antonio Bernardo, classe 1997, detto “U’ Stagnr”, nipote del boss omonimo ammazzato circa 20 anni fa, riconosciuto colpevole di omicidio, rapina e incendio della “Fiat Punto” utilizzata per il colpo. Vent’anni ciascuno per Antonio Pio Tufo (classe 2000) detto “U’ Giall” e Christian Consalvo (classe 2000) alias “Pallina”, entrambi ritenuti responsabili di omicidio e rapina. Consalvo è stato assolto dal reato di ricettazione dell’auto per mancanza di querela da parte della vittima del furto.
A Simone Pio Amorico, classe 1999, estraneo all’omicidio ma coinvolto nella pianificazione della rapina, sono stati inflitti sette anni di reclusione.
Già definitiva, da tempo, la condanna a 16 anni per un quinto ragazzo foggiano minorenne all’epoca dei fatti, Antonio Colucci, autore materiale dell’accoltellamento e ritenuto colpevole anche di furto dell’auto e spaccio.
La ricostruzione della rapina
Secondo quanto emerso dalle indagini, supportate da video, intercettazioni e confessioni, il gruppo agì il 17 settembre 2020 alle 14.10. Davanti al bar si fermò una “Fiat Punto” rubata la sera prima. Alla guida c’era Consalvo; il minore armato di coltello, insieme a Bernardo e Tufo, entrò a volto coperto nel locale dove si trovavano Traiano e due dipendenti. Tufo rimase sull’ingresso, lanciando un posacenere verso i dipendenti per impedir loro di reagire, mentre Bernardo e il minore si scagliarono contro il titolare: il ragazzo lo colpì al volto con un fendente, poi entrambi si accanirono sul corpo esanime prendendolo a calci.
Il tutto durò meno di un minuto. I malviventi fuggirono portando via appena cento euro e qualche biglietto “gratta e vinci”. L’auto fu ritrovata bruciata poche ore dopo alla periferia di Foggia.
Le motivazioni della condanna
Inizialmente la Procura aveva contestato ai tre maggiorenni il concorso anomalo in omicidio, ipotizzando che non avessero previsto l’esito letale della rapina. Ma la corte d’assise di Foggia, accogliendo la tesi delle parti civili, ritenne che anche loro dovessero rispondere di omicidio volontario: tutti sapevano che il complice minorenne era armato di coltello e quindi potevano prevedere il tragico epilogo.
Un’impostazione confermata in appello e ora anche dalla Cassazione, che ha respinto definitivamente ogni richiesta di riduzione di pena, rendendo irrevocabili le condanne per tutti gli imputati.












