Sono arrivati a Foggia nella loro ultima tappa i ciclisti della “Granfondo ciclistica dei Trapiantati”, una manifestazione sportiva non competitiva che celebra il dono della vita e i cui protagonisti sono i trapiantati d’organo.
Il Policlinico di Foggia li ha accolti nell’Aula di Anatomia Patologica per un momento di condivisione e partecipazione molto toccante. I partecipanti alla Granfondo ciclistica giunti da Bergamo sono ciclisti trapiantati di cuore, fegato, rene e midollo. Il loro tour unisce sport e solidarietà, cuore e scienza, per promuovere le donazioni di organi e lo sviluppo della ricerca sui trapianti.
La manifestazione, giunta alla 19esima edizione, è organizzata dall’Associazione Amici del Trapianto di Fegato Odv di Bergamo, in sinergia con l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e si è svolta in Puglia grazie alla stretta collaborazione con il Centro Regionale Trapianti (CTR) della Regione Puglia, diretto da Loreto Gesualdo, il Policlinico Foggia, l’ASL Foggia, l’Università degli Studi di Foggia e l’AIDO.
Coinvolti nell’iniziativa Stefano Porziotta, direttore medico di Presidio del Policlinico Foggia; Antonella Cotoia della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione Universitaria del Policlinico Foggia, diretta da Gilda Cinnella, Giuseppe Maestri della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione Universitaria e Gaetano Valerio Palella della Struttura Semplice Dipartimentale Trapianti di Rene.
“La tappa foggiana della ‘Granfondo ciclistica dei Trapiantati’ – dichiara Cotoia – non è solo sport: è un momento di profonda riflessione sull’importanza della donazione di organi. Tante le testimonianze come quella del dottor Francesco Nigro trapiantato di rene: “La malattia dà la misura della vera dignità dell’uomo, non deve essere vergogna. Chi ha donato non deve essere visto come un eroe, noi siamo frammenti della malattia. La vita si ha due volte. Gli anni della dialisi li ho definiti arresti domiciliare senza colpa, ma per me la malattia non è stata una punizione mi ha migliorato”.
Forte il commento del dottor Palella: “Io sono il chirurgo quello che nessuno conosce ma incontra le vostre storie, voi trapiantati portate un messaggio importante. Noi abbiamo riaperto il centro trapianti di reni in una terra difficile, il vostro messaggio deve essere promosso a tutti i livelli. Il dono è una rinascita, è vita. Tanti chiedono dopo il trapianto: ma poi potrò fare quello che facevo prima? Voi siete l’esempio di una vita piena”, ha detto rivolto ai ciclisti.
“Sono trapiantato da 22 anni e vorrei portare il discorso sulla famiglia per fare conoscere il terremoto che provoca un trapianto”, ha detto un ciclista. Gli ha fatto eco la moglie: “È una disperazione unica il tempo passa la chiamata non arriva, la prima volta arriva ma non va bene, la seconda volta c’è una leucemia fulminante che merita di venire prima, la terza volta è andata. È stato un tunnel durato 9 mesi, un parto difficile”.
Tra le lacrime di tutti i presenti la testimonianza di una madre che ha assistito alla donazione del figlio. Il corpo ha una funzione anche quanto sembra non averne più, ha ricordato una giovane di animatrice.
Angelo con trapianto di midollo ha raccontato la sua storia di speranza. “Il mio donatore non è morto. Nel giro di 10 giorni mi sono ritrovato con una leucemia fulminante. Ho trovato il donatore nel giro di tre mesi. Avevo 6 mesi di vita, contavo i giorni come pochi”.










