Nel 26° anniversario dell’omicidio di Matteo Di Candia, Foggia torna a fare i conti con una delle pagine più buie delle sue guerre di mafia. Era il 21 settembre 1999 quando un gruppo di sicari piombò al bar Elia, in via Fania, per colpire esponenti delle batterie cittadine seduti ai tavolini. La pioggia di proiettili non centrò gli obiettivi, ma uccise il pensionato foggiano che stava festeggiando l’onomastico con gli amici. Ancora ignoti i responsabili, all’epoca si parlò anche di sicari calabresi ma non fu mai fatta luce sulla vicenda.
I bersagli mancati e la scia di sangue di quegli anni
Secondo le ricostruzioni, nel mirino c’erano Federico Trisciuoglio, detto “Enrichetto lo Zoppo”, il compare Salvatore Prencipe “Piede veloce” e Leonardo Piserchia “Pastina”, scampato alla strage del Bacardi del 1986. Nessuno dei tre fu ucciso quella sera: riportarono solo ferite. La resa dei conti proseguì nei mesi e negli anni successivi: Piserchia fu assassinato pochissimo tempo dopo, il 24 ottobre 1999; Trisciuoglio morì per cause naturali nell’ottobre 2022; Prencipe venne ucciso il 20 maggio 2023.
“Matteo non era nel posto sbagliato”
L’associazione Libera ha ricordato Di Candia come “un uomo buono e pacifico”, vittima innocente “strappata alla vita da proiettili destinati ad altri”, ribadendo che “non era nel posto sbagliato: era con gli amici, a vivere un momento di gioia”. Il messaggio è quello di trasformare la memoria in azione quotidiana per la legalità, perché la morte di Matteo non sia vana.
Ricordare oggi Di Candia significa restare accanto alle vittime innocenti, riconoscere la responsabilità collettiva di spezzare il circuito della violenza e sostenere chi, ogni giorno, lavora per una Foggia più giusta.









