La prima estate da uomo libero dopo cinque anni non ha portato pace a Mario Lerario, ex capo della Protezione civile regionale, finito al centro di inchieste per corruzione e già condannato a più di quattro anni. Come riporta Repubblica Bari, Lerario dovrà affrontare un nuovo processo legato ai presunti illeciti sulla gara per la realizzazione dell’ospedale Covid alla Fiera del Levante, mentre la Procura della Corte dei conti lo ha citato chiedendo un risarcimento di 60mila euro per il danno d’immagine arrecato alla Regione Puglia.
Dalle tangenti alla condanna
Lerario era stato arrestato il 21 dicembre 2021 in flagranza, dopo aver ricevuto due tangenti da 10 e 20mila euro dagli imprenditori Luca Leccese (foggiano) e Donato Mottola. In primo grado era arrivata la condanna a 5 anni e 4 mesi, poi ridotta in appello a 4 anni e 4 mesi, anche in considerazione di quello che i giudici definirono un “comportamento virtuoso”: oltre un anno di attività di volontariato svolta presso la Caritas della cattedrale di Bari durante il periodo ai domiciliari, successivo a un anno e tre mesi di carcere.
Il legame con Emiliano e l’ascesa interrotta
All’epoca dei fatti Lerario era considerato l’uomo forte della macchina amministrativa regionale, fedelissimo del governatore Michele Emiliano che gli aveva affidato il coordinamento dell’emergenza pandemica e della campagna vaccinale. Una posizione di potere che alimentò persino ipotesi di un futuro ingresso in politica, poi travolto dai terremoti giudiziari. Alle prime due tangenti si è aggiunta l’inchiesta per presunta corruzione con l’imprenditore di Giovinazzo Antonio Illuzzi: condannato a 4 anni, mentre Lerario ha rimediato un’ulteriore condanna a 5 anni e 4 mesi.
La richiesta della Corte dei conti
Sul fronte contabile, l’ex dirigente è già stato condannato a risarcire 500mila euro per il danno patrimoniale causato alla Regione Puglia. Ora la Procura erariale gli imputa anche un danno all’immagine di 60mila euro, cifra quantificata nel doppio delle mazzette ricevute (30mila euro). Secondo l’accusa, l’arresto di Lerario avrebbe comportato “la lesione del prestigio, del decoro e della credibilità” dell’istituzione regionale.
Dopo l’invito a dedurre notificato lo scorso febbraio, Lerario non ha presentato alcuna controdeduzione, aprendo la strada alla citazione in giudizio. Un altro capitolo giudiziario che si aggiunge a una vicenda destinata a pesare ancora a lungo sulla storia amministrativa della Regione.












