Il turismo pugliese non è in salute, e i presunti record celebrati da titoli e comunicati ufficiali non raccontano la realtà. A dirlo, senza giri di parole, è Alessandro Zezza, presidente del Consorzio Puglia DOC e consigliere provinciale di Federalberghi Lecce. Proprietario di Masseria Panareo e autore del saggio “Overtourism”, Zezza mette in guardia contro la costruzione di uno storytelling autocelebrativo che rischia di danneggiare, invece che sostenere, uno dei settori chiave dell’economia regionale.
Secondo l’imprenditore, l’Italia sta vivendo una crisi del comparto turistico stimata tra il 20 e il 25%, frutto di fattori economici, geopolitici e competitivi. La Puglia non fa eccezione, anche se i dati restano contrastanti: da un lato si parla di un +18% rispetto al 2023, dall’altro l’introduzione del CIN (Codice Identificativo Nazionale) ha fatto emergere migliaia di strutture fino a ieri sommerse, rendendo difficile ogni valutazione reale. “La crescita dei posti letto c’è stata, ma il sistema di rilevazione resta vecchio e non aggiornato” sottolinea Zezza.
Prezzi fuori mercato e offerta disordinata
Per Zezza la crisi non può essere imputata solo alle scelte degli operatori, anche se alcuni errori sono evidenti. “Sui lidi balneari si registra un’occupazione sotto il 50%, e non possiamo ignorare tariffe fuori mercato, servizi standardizzati e incapacità di rispondere a clienti sempre più consapevoli” afferma. Ma il problema, ribadisce, è soprattutto a monte: un modello di offerta turistica mai davvero ripensato.
“La Puglia ragiona ancora come se fossimo negli anni ’60, quando luglio e agosto bastavano a salvare intere economie locali. Ma quel mondo non esiste più. L’italiano medio ha meno potere d’acquisto e trova alternative economiche e accessibili in tutto il Mediterraneo: Albania, Montenegro e nuove rotte low-cost. Chi prima restava in Italia oggi viaggia altrove” osserva l’imprenditore.
Identità inventate e rischio truffa
Zezza denuncia anche l’abuso di narrazioni artificiose, capaci di confondere più che valorizzare il territorio. “Abbiamo venduto identità che non esistono. L’ultima invenzione è il Salento terra del tartufo, una trovata che snatura la cultura locale e rischia di trasformare il turismo in una truffa ben confezionata. Ma il turista non perdona: chi promette e non mantiene compromette il futuro di interi territori”.
A farne le spese, secondo il presidente del Consorzio, sono anche gli imprenditori seri, quelli che hanno investito in qualità, formazione e servizi, ma che oggi si trovano cannibalizzati da una concorrenza disordinata, improvvisata e priva di regole.
La sfida della destagionalizzazione
Altro nodo cruciale è la destagionalizzazione, invocata spesso come panacea ma mai sostenuta da interventi concreti. “Finché dal 31 ottobre non ci saranno più voli, finché mancheranno collegamenti efficienti, eventi di spessore, attrattori culturali solidi e comunicazione strutturata, nessun turista tornerà in Puglia a novembre, nemmeno se i ristoratori restano aperti. Il problema non è convincere le strutture, ma rendere la destinazione viva e raggiungibile” chiarisce Zezza.
Per questo, conclude, serve una vera svolta: “Non bastano più campagne autocelebrative. Serve un piano industriale per il turismo, che metta al centro chi lavora con serietà e che voglia costruire un futuro per questa regione. È il momento della responsabilità, politica e territoriale, perché senza scelte chiare non ci sarà alcun rilancio”.








