Uno slogan potente – “Lavoro giusto, senza sfruttamento” – ha guidato la mobilitazione andata in scena davanti alla Prefettura di Foggia, in una manifestazione di carattere nazionale promossa da Flai Cgil, Flai Cgil Puglia e Cgil Foggia. Al centro dell’iniziativa, il futuro dei lavoratori agricoli stranieri, ancora costretti a vivere in condizioni disumane in ghetti come Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci, nonostante i fondi del PNRR destinati proprio a smantellare quegli insediamenti.
Mininni: “Solo 24 milioni su 200 saranno usati. Il resto tornerà all’Europa”
A denunciare con forza il fallimento delle politiche nazionali è stato Giovanni Mininni, segretario nazionale di Flai Cgil. “Dopo l’incontro con i ministri Calderone, Lollobrigida e Piantedosi – ha dichiarato – abbiamo avuto conferma che Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci non rientreranno nei progetti di superamento dei ghetti. Dei 200 milioni previsti ne verranno utilizzati, nella migliore delle ipotesi, solo 24″.
A nulla sono serviti i progetti presentati dai Comuni. Anche Lesina si è ritirata, rendendo ancor più drammatica una situazione già segnata da ritardi, disattenzione e burocrazia bloccante. L’unica proposta alternativa sul tavolo – quella di dare fondi alle aziende agricole per ristrutturare casolari da destinare agli stagionali – viene definita da Mininni “una montagna che partorisce un topolino”. “Questo Governo – ha accusato – ha perso un’occasione unica per dare dignità a chi lavora nelle campagne. E ora parte dei fondi dovranno essere restituiti all’Europa“.
Palma: “Fondi sottratti alla Capitanata. Così si tradisce il territorio”
Al suo fianco, Gianni Palma, segretario generale della Cgil Foggia, ha denunciato come “notevoli lungaggini burocratiche, soprattutto del Ministero degli Interni, abbiano bloccato l’attuazione dei progetti, rendendo inutile anche la bozza di convenzione con Invitalia, sparita da un anno e mezzo”.
“Con la distrazione di questi fondi si stanno sottraendo risorse fondamentali al rilancio economico e sociale del nostro territorio – ha proseguito Palma – risorse che servivano non solo per l’accoglienza dignitosa, ma anche per rilanciare l’economia urbana della Capitanata”.
L’incontro in Prefettura: impegni e spiragli per il futuro
La mobilitazione ha portato i suoi frutti almeno sul piano istituzionale. All’incontro in Prefettura, Mininni e Palma hanno ricevuto “impegni concreti” per la ripresa di alcuni interventi. “Abbiamo chiesto che il Governo torni a investire nella provincia di Foggia – ha spiegato Mininni – partendo dalle emergenze sanitarie e di trasporto che affliggono i ghetti”.
Il prefetto ascolterà nei prossimi giorni la sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo e la sindaca di San Severo Lidya Colangelo, per cercare di affrontare in modo condiviso problemi come la raccolta rifiuti, l’approvvigionamento idrico, i servizi igienici e l’elettricità nelle zone informali.
Lo sciopero al rovescio: “Se lo Stato non fa, ci pensiamo noi”
Nel pomeriggio è poi partita la seconda parte della mobilitazione, con un “sciopero al contrario”: i lavoratori e i sindacalisti della Flai Cgil hanno tappato le buche lungo la strada che porta a Borgo Mezzanone, ripetendo un gesto già fatto un mese fa per Torretta Antonacci.
“Se lo Stato non interviene, tocca ai cittadini coscienziosi farlo – ha dichiarato Mininni –. È un gesto simbolico ma concreto. Vogliamo ridurre le distanze da chi vive in quelle baracche, abbandonato da tutti. E dimostrare che la dignità umana vale più dei silenzi della politica”.










