Sushi, cene elettorali e pacchetti di voti in cambio di pressioni istituzionali e coperture amministrative. È il quadro che emerge dalle 1181 pagine della richiesta di misure cautelari formulata dalla Procura della Repubblica di Lecce, che ha chiesto gli arresti domiciliari per l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci, ritenuto “consapevole strumento” di un sistema di potere costruito attorno a interessi imprenditoriali ben definiti.
Secondo i pm Massimiliano Carducci e Alessandro Prontera, Delli Noci – ex enfant prodige della politica leccese, voluto da Michele Emiliano nel listino delle Regionali 2020 – avrebbe garantito favori e coperture a un gruppo imprenditoriale legato ad Alfredo Barone e Marino Congedo, in cambio di sostegno elettorale, donazioni, assunzioni e cene di lusso a base di sushi, consumate per anni nel ristorante “Livingstone” di proprietà dello stesso Barone, in via Stampacchia a Lecce.
Un sistema di favori cucinato tra le mura del Livingstone
Nel ristorante fusion nippo-brasiliano si sarebbero consumati incontri, scambi e accordi che i magistrati non esitano a definire strumenti per rafforzare una rete di potere politico ed economico. Secondo le indagini, Maurizio Laforgia, imprenditore barese figlio dell’ex rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia, svolgeva un ruolo di cerniera tra il mondo economico e quello politico, “guidando” le scelte di Delli Noci e facendogli pervenire contributi elettorali, segnalazioni di assunzioni, e benefit diretti.
Tra questi, pranzi e cene gratuite (o a prezzi simbolici) che avrebbero raggiunto un valore stimato in quasi 10mila euro, sempre presso il Livingstone. In un WhatsApp del 23 settembre 2020, giorno successivo alla vittoria di Emiliano e dell’elezione dello stesso Delli Noci, Laforgia scriveva compiaciuto a Barone: “Per ora diciamo che abbiamo investito bene”. La risposta di Barone è significativa: “Da questo momento dipenderà da lui far valere il suo peso! Gli ho già detto che in politica… ogni lasciata è persa, come con le donne”.
Finanziamenti, pressioni e assunzioni
Secondo la procura, a fronte di questo supporto, Delli Noci avrebbe agito “in modo compiacente” per sbloccare situazioni burocratiche in Regione e nei Comuni, in particolare nei confronti della società Rivabella Srl, legata ai due imprenditori. Laforgia avrebbe sollecitato interventi su Puglia Sviluppo e promosso incontri anche tramite suo padre per ribaltare un parere inizialmente negativo a un finanziamento. E ci sarebbe riuscito.
In parallelo, sono stati documentati contributi economici alla campagna elettorale di Delli Noci per 5.000 euro, organizzazione di cene elettorali come quella del 4 agosto 2020, e assunzioni presso i supermercati di Congedo per sostenere la rete dei “fedelissimi”.
Una rete che coinvolge politici, tecnici e familiari
Oltre a Barone, Congedo e Laforgia, la richiesta di custodia cautelare riguarda altre nove persone. Tra loro funzionari comunali come Angelo Mazzotta e Lino Capone e la segretaria di Barone, Italia Santoro. Misure interdittive sono state chieste per il commercialista Giovanni Rapanà, il ragioniere Luciano Ancora e gli imprenditori Corrado Congedo e Michele Barba.
Non manca un’appendice familiare: secondo gli inquirenti, Marco Miglietta, fratello dell’assessora comunale di Lecce, Rita Miglietta, avrebbe beneficiato di incarichi e supporti in virtù della sua posizione e dei legami con lo studio di architettura di famiglia, nel mirino per il possibile intreccio tra attività professionale e politica.
Un’indagine che scotta
Il fascicolo della Procura di Lecce racconta una rete stabile e ben organizzata, che per almeno tre anni, da aprile 2018 fino al giugno 2021, avrebbe trasformato un ristorante di sushi in una cabina di regia per accordi politici, favori, nomine e pratiche urbanistiche. Il tutto, secondo i magistrati, con l’obiettivo di preservare e rafforzare un potere economico-politico “collaudato”, che ora rischia di crollare sotto il peso delle intercettazioni.













