Un’emergenza ambientale e sanitaria di proporzioni allarmanti sta colpendo la Capitanata. A denunciarla, in un comunicato congiunto, sono il Circolo ARCI “Maria Schinaia” e il Circolo Legambiente Gaia di Foggia, guidati rispettivamente da Tonino Soldo e Giuseppe Maccione. Il messaggio è chiaro e drammatico: “La nostra terra è sempre più simile alla Terra dei Fuochi”.
Negli ultimi trenta giorni si sono moltiplicate le segnalazioni di sversamenti di rifiuti ed ecoballe nelle aree agricole e lungo le strade secondarie del foggiano, tra il capoluogo e altri comuni della provincia. Ma la novità inquietante è che, dopo l’abbandono, i rifiuti vengono dati alle fiamme, sprigionando nubi tossiche visibili a chilometri di distanza. Le zone più colpite sono quelle lungo la SP 24 nei pressi di Torretta Antonacci, e la SP 76 in zona Borgo Cervaro, fino alla frazione di Macchia Rotonda di Manfredonia.
Rifiuti dalla Campania e incendi notturni: “un copione criminale”
Secondo quanto denunciato, i rifiuti – con ogni probabilità provenienti dalla Campania – vengono trasportati di notte e incendiati per eliminare ogni traccia di provenienza, con effetti devastanti: “Le sostanze tossiche si depositano sui campi coltivati, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere”, si legge nel documento.
“Non si tratta più di episodi isolati o casuali – spiegano Soldo e Maccione – ma di una vera e propria strategia criminale che sfrutta il nostro territorio come discarica abusiva, compromettendo la salute dei cittadini e la credibilità delle nostre produzioni agricole”.
I dati riportati sono preoccupanti: oltre 618mila tonnellate di rifiuti industriali sarebbero già stati smaltiti illegalmente nel Tavoliere delle Puglie.
Appello alle istituzioni e alla cittadinanza: “Servono bonifiche, sorveglianza e cultura civica”
Le due associazioni chiedono un intervento urgente a Regione Puglia, Prefettura di Foggia, forze dell’ordine e autorità sanitarie, per fermare questo disastro ambientale. Le richieste sono chiare: “Bonifica immediata dei terreni, rimozione sicura delle ecoballe, installazione di sistemi di videosorveglianza nelle aree più esposte, piano di informazione per proteggere la popolazione”.
Ma oltre all’intervento delle istituzioni, i promotori del comunicato invocano un coinvolgimento diretto della società civile: “Non resteremo in silenzio. Siamo pronti a denunciare, a scendere in piazza, a difendere il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente sano”.
Particolare attenzione viene posta sul ruolo della scuola: “È lì che bisogna seminare il cambiamento. L’educazione ambientale deve formare cittadini consapevoli, capaci di agire ogni giorno per la tutela del territorio. L’ambiente è un diritto umano fondamentale, sancito dalla Costituzione”.
L’appello si chiude con un invito alla mobilitazione: “Uniamoci – cittadini, associazioni, istituzioni – per salvare la nostra terra. La salute non è negoziabile”.










