La sesta provincia pugliese, la BAT, è sempre più un punto nevralgico per i traffici criminali che coinvolgono la mafia foggiana, quella barese e le cosche calabresi. A confermarlo è l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, relativa al primo semestre 2024, che traccia un quadro d’allarme per il territorio che si estende tra Barletta, Andria, Trani e i comuni della Valle dell’Ofanto.
Un territorio cuscinetto al centro degli affari criminali
La provincia BAT è descritta come una vera e propria “zona cuscinetto” tra le province di Bari e Foggia, non solo sotto il profilo economico e logistico, ma anche sul versante delinquenziale. Le organizzazioni locali operano spesso in sinergia con i principali clan foggiani e baresi, realizzando operazioni criminali ad alto impatto come rapine a portavalori, assalti ai caveaux e colpi agli autotrasportatori.
Mafia imprenditoriale e infiltrazioni nell’economia legale
Secondo la DIA, le consorterie mafiose della BAT hanno rapidamente abbandonato i modelli delinquenziali tradizionali per abbracciare strategie più sofisticate, mirate all’infiltrazione dell’economia legale. Le attività imprenditoriali fittizie, l’uso della forza per condizionare gli apparati pubblici e il ricorso a prestanome hanno consentito ingenti investimenti in settori come immobiliare, agricoltura e commercio di carburanti.
A luglio 2024 è stata emessa un’interdittiva antimafia contro un’azienda attiva nella vendita di carburanti e un provvedimento di prevenzione collaborativa nei confronti di una società immobiliare, entrambe legate a un soggetto ritenuto storico esponente della criminalità cerignolana con forti legami nella Valle dell’Ofanto.
Clan, gruppi e alleanze mafiose
Nel dossier vengono mappati i principali gruppi criminali attivi nella provincia: a Barletta dominano i Cannito-Lattanzio, affiancati da altri sodalizi come gli Albanese detti “i vaccari”, i Lattanzi-Lombardi-Marchisella e gli Straniero-Sarcina. Su Andria agiscono i clan Pastore, Griner e Pistillo, mentre su Trani operano i gruppi Corda-Lomolino e Fiore-Risoli, quest’ultimo di origine barese. A Bisceglie risultano attivi il gruppo Amoruso e il clan barese Capriati, mentre a Trinitapoli spiccano i De Rosa-Buonarota e i Carbone-Gallone.
La relazione evidenzia inoltre il ruolo crescente della criminalità albanese nel settore del narcotraffico, con riscontri documentati anche nell’operazione “Blue Shark” del 25 ottobre 2023. Sul fronte degli stupefacenti emerge anche una salda alleanza con le cosche calabresi, in particolare con la potente famiglia Mammoliti di Bovalino, coinvolta nell’inchiesta “Eureka”, che ha svelato la presenza di un importante deposito di droga ad Andria.
Il ruolo dell’agricoltura e il problema della manodopera criminale
Gravi le criticità segnalate nel settore agricolo, considerato dalla DIA uno dei principali canali di reinvestimento illecito. Non solo furti di prodotti ortofrutticoli e mezzi agricoli, ma anche incendi e danneggiamenti intimidatori per estorcere denaro o acquisire la gestione delle aziende, spesso per ottenere fondi pubblici. In questo contesto è significativa la presenza di manodopera criminale straniera, soprattutto rumena, utilizzata per compiere furti e azioni predatorie nelle campagne ofantine.
Furti, rapine e minacce agli ATM
La provincia BAT continua a essere colpita anche da una forte incidenza di reati predatori, con furti d’auto, rapine a commercianti e assalti agli sportelli ATM, spesso compiuti con l’uso di esplosivi. Tra i reati più frequenti ci sono anche estorsioni, usura, spaccio di stupefacenti, contraffazione e contrabbando.
La relazione della DIA certifica dunque una criminalità organizzata fluida, mimetica e interconnessa, capace di dialogare con contesti esterni, infiltrarsi nei gangli dell’economia e mutare strategia per eludere i controlli, confermando la necessità di un monitoraggio costante e mirato sul territorio.













