Rivelazioni del pentito, spari alle auto e controllo del bar dello stadio. Nuovi particolari sull’inchiesta che ha travolto il mondo del calcio foggiano. Dal provvedimento del tribunale di Bari, giudice Giulia Romanazzi, che ha disposto il commissariamento del club, affidato ora all’amministratore giudiziario Vincenzo Vito Chionna, spunta “un ulteriore – si legge – profilo di interesse relativo ai rapporti tra criminalità organizzata e tifoseria”. Si parla apertamente della “capacità di incidere sulle condizioni di legalità e sicurezza all’interno dello stadio di Foggia, e della esposizione della società calcistica alle pressioni intimidatorie”.
Riflettori degli inquirenti sul bar dello “Zac”
Un “settore monitorato” è stato “quello dell’attività gestoria del bar ubicato all’interno dello Zaccheria che gli inquirenti hanno ricondotto, in via di fatto, a Lucia Grazia De Martino detta ‘Pummarola’, convivente di Francesco Pesante alias ‘U’ Sgarr'”, boss del narcotraffico per conto del clan Sinesi-Francavilla condannato di recente a 20 anni nel processo “Game Over” su mafia e droga. Pesante fu inoltre coinvolto in “Decima Azione” per le pressioni nei confronti della vecchia proprietà del club, un tempo guidato dai fratelli Sannella.
Stando al provvedimento del tribunale barese, “Pummarola” sarebbe inoltre “legata – è scritto – al pericoloso latitante Leonardo Gesualdo (“Il vavoso”) da un precedente rapporto sentimentale. Il Gesualdo risulta latitante dal 18.11.2020, inserito a pieno titolo nella batteria Moretti-Pellegrino-Lanza della ‘Società Foggiana’ con il ruolo di killer, nonché preposto alle estorsioni e alle rapine. Formalmente il bar è riconducibile a Pierluigi Lannunziata – ricorda la giudice -, socio accomandatario del Bar Lux di Lannunziata Pierluigi Sas con sede a Foggia via della Repubblica 44. Non risultano legami parentali diretti tra De Martino e Lannunziata, tuttavia, dall’analisi dei tabulati richiesti nell’ambito dell’attività d’indagine risultano tra gli stessi numerosi contatti telefonici”.
Le rivelazioni del pentito
Nell’ordinanza cautelare relativa all’arresto di Marco Lombardi, 48 anni, il cognato Massimiliano Russo, 49, Fabio Delli Carri e Danilo Mustaccioli, 47 accusati di minacce mafiose al patron Nicola Canonico, emerge anche Giuseppe Francavilla detto “Pino Capellone”, collaboratore di giustizia un tempo ai vertici del clan Sinesi-Francavilla. Lombardi avrebbe fatto anche da autista alle famiglie del gruppo criminale.
Riguardo agli spari contro la Jeep Renegade del calciatore Davide Di Pasquale parcheggiata nei pressi dello stadio, il “Capellone” avrebbe fornito informazioni cruciali. L’individuazione del mandante sarebbe stata possibile sulla base delle dichiarazioni eteroaccusatorie rese dal collaboratore di giustizia. Il pentito ha riferito di aver appreso dal nipote, Ciro Torraco, ultras della Curva Sud del Foggia, che ad ordinare gli spari contro l’autovettura fu proprio Marco Lombardi che pretendeva un posto di lavoro per sé o per la propria compagna dell’epoca, Luana Palmieri Fulgenzio. “Mi disse: ‘No, dietro a questa situazione c’è Marco perché vuole un posto di lavoro nella societa’. Non so se a lui o alla compagna’”. Il pentito conosce bene Lombardi “sapendolo nell’orbita del proprio clan – è riportato in ordinanza -, vicino tanto a suo cugino Antonello Francavilla, con cui si occupava del commercio di droga leggera, che al capoclan Roberto Sinesi”.
Gli interrogatori
Intanto, nelle scorse ore si sono svolti gli interrogatori di garanzia per i quattro uomini arrestati nei giorni scorsi: Marco Lombardi, 48 anni, il cognato Massimiliano Russo, 49, Fabio Delli Carri e Danilo Mustaccioli, 47. Russo si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Mustaccioli ha reso dichiarazioni spontanee respingendo le accuse e chiedendo la revoca della misura cautelare, sulla quale però la procura ha espresso parere negativo.
La “strategia del terrore” per intimidire Canonico
Il cuore dell’inchiesta ruota attorno a quella che il giudice per le indagini preliminari ha definito una vera e propria “strategia del terrore”, portata avanti – è il sospetto – con l’appoggio della Società Foggiana, in particolare dell’articolazione Sinesi-Francavilla, per intimidire dirigenti e calciatori, e piegare la gestione societaria a interessi criminali. Il fine? Il controllo del club, ma anche dell’intero indotto economico legato allo stadio e alla squadra.
Una rete di interessi nel cuore della curva
Il quadro tratteggiato dagli inquirenti è quello di una rete criminale capace di esercitare pressioni anche sulla tifoseria organizzata, con potere di incidere “sulle condizioni di legalità e sicurezza all’interno dello stadio”. Elementi che hanno spinto la magistratura non solo ad agire in ambito penale con gli arresti, ma anche ad avviare un procedimento di prevenzione patrimoniale, culminato con la nomina dell’amministratore giudiziario nella figura del legale barese Vincenzo Vito Chionna, ora incaricato della gestione della società Calcio Foggia 1920.
Lo stadio Zaccheria, simbolo del calcio e dell’identità cittadina, emerge dalle carte come uno snodo strategico per interessi criminali mascherati da attività lecite. Le indagini proseguono con l’obiettivo di fare luce sull’intero perimetro delle infiltrazioni e restituire trasparenza a un club e a una città che meritano di vivere lo sport nella legalità.










