Oggi un quintale di grano duro foggiano alla Borsa Merci della Camera di Commercio si attesta al prezzo di circa 30 euro, invece, secondo i produttori, dovrebbe valutare intorno alle 45 euro. Il prezzo è in caduta libera e le importazioni di grano canadese sono in aumento del 68%. I cerealicoltori di Capitanata sono preoccupati, e con loro le associazioni di categoria.
“Occorre mettere un freno al crollo delle quotazioni del grano Made in Italy, altrimenti è la fine. È l’ennesima ondata speculativa – afferma il presidente di Coldiretti, Mario De Matteo -. Intanto continuano ad arrivare tonnellate di grano dall’estero prodotto senza rispettare gli standard qualitativi: continuano ad usare fungicidi e disseccanti. Siamo davvero alla fine”. “I mugnai – aggiunge il presidente di CIA Capitanata, Angelo Miano – tentano di ottenere il maggior reddito possibile grazie all’abbattimento dei prezzi. La globalizzazione va bene, ma le regole devono essere uguali per tutti. I mugnai non lo vogliono capire? Andrebbero tassati. Granaio Italia? Così come è stato concepito significa l’ennesima presa in giro”.
“Siamo molto preoccupati – spiega Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura -. Veniamo da due anni difficili, e da un paio di settimane assistiamo ad un vertiginoso crollo del prezzo del grano. Il nostro grido d’allarme lo indirizziamo anche alla politica nazionale”. “Ormai – conclude il presidente di Confcooperative Foggia, Giorgio Mercuri – i nostri cerealicoltori dal grano non traggono più reddito e le aziende fanno tanta fatica ad andare avanti”.









