Nessuno sconto di pena per Olinto Bonalumi, 66 anni, ritenuto la mente del clamoroso furto da 15 milioni di euro nel caveau dell’ex Banco di Napoli (oggi Intesa San Paolo) di piazza Puglia a Foggia, avvenuto tra il 9 e l’11 marzo del 2012. La prima sezione della Corte d’appello di Bari ha confermato ieri pomeriggio i 13 anni di reclusione già inflitti in primo grado all’uomo soprannominato “l’Arsenio Lupin foggiano”, arrestato a Roma lo scorso 6 gennaio dopo quattro anni di latitanza.
Il processo “Goldfinger” e le conferme in appello
La sentenza è arrivata al termine del secondo grado del processo “Goldfinger”, istruito dopo il blitz della squadra mobile di Foggia del 10 marzo 2015 che portò a 15 ordinanze cautelari. In aula sono stati confermati 9 dei verdetti già pronunciati a Foggia il 7 settembre 2023, al termine di un processo durato otto anni, con riduzioni di pena per tre imputati.
Confermati gli 8 anni di carcere per Federico De Matteis, foggiano considerato il braccio destro di Bonalumi nel colpo in banca. Ridotta da 5 a 4 anni la condanna per Patrizia Di Biase, moglie di Bonalumi, accusata di aver riciclato parte del bottino. Sei anni ciascuno ai vigilantes Domenico Di Sapio e Gennaro Rendine, in servizio nella banca svaligiata e ritenuti fiancheggiatori. Cinque anni e otto mesi per Franco Papa, romano, condannato per concorso nel tentato furto alle gioiellerie Sarni ma assolto in primo grado per il furto in banca. Sconto anche per Venturo Ricchiuti (3 anni e 10 mesi) e per Antonio Caputo, cerignolano residente a Milano (4 anni), già condannati per riciclaggio.
Un colpo da manuale nel cuore della città
Il furto del 2012, tra i più clamorosi della cronaca giudiziaria foggiana, fu eseguito con modalità che ricordano i film d’azione: furono violate 165 cassette di sicurezza su 500, manomessi i sistemi d’allarme, oscurate le telecamere con vernice e rubato l’hard disk del sistema di videosorveglianza. Nessun segno di scasso. Il bottino: 15 milioni tra contanti e gioielli. Il colpo fu messo a segno tra il pomeriggio di venerdì e la sera della domenica successiva, lasciando la città sgomenta e le autorità senza una pista certa per mesi.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la banda progettava un nuovo furto analogo, stavolta nel caveau delle gioiellerie Sarni all’interno del centro commerciale Mongolfiera. Ma il blitz della squadra mobile nell’agosto 2012, con l’irruzione in un ristorante foggiano usato come base operativa, sventò il piano.
Bonalumi ancora in carcere per altri reati
Sebbene a piede libero per il processo “Goldfinger” dopo una carcerazione preventiva tra marzo 2015 e settembre 2016, Bonalumi è tornato in carcere all’inizio di quest’anno per scontare un cumulo di pene di 13 anni, 4 mesi e 11 giorni, legate ad altri tre episodi: il furto da 5,3 milioni di euro alla “NP service” di Foggia del maggio 2009, l’assalto da 3 miliardi di lire a un portavalori sulla A14 nel 1995 (nel quale fu ucciso un bandito), e il tentativo sventato nel 2011 di razziare il caveau della Banca d’Italia di Ancona.
Una tesi accusatoria parzialmente accolta
Il processo “Goldfinger” ha visto inizialmente 20 imputati per 19 capi d’accusa: furto in banca, tentato furto alle gioiellerie, riciclaggio, ricettazione. Tre assoluzioni, sei posizioni prescritte e undici condanne per un totale di 70 anni di carcere. La Procura, pur avendo contestato anche l’associazione per delinquere, non ha impugnato le assoluzioni parziali in appello. I cosiddetti “cassettisti” romani sono stati assolti dal concorso nel furto in banca, ma condannati per il colpo-bis sventato.
Il pg Patrizia Rautis, nell’udienza del 12 dicembre scorso, aveva chiesto la conferma delle condanne. Le difese puntavano su assoluzioni e sconti. Ma per Bonalumi, l’Arsenio Lupin foggiano, il sipario è calato senza sconti.











