Nel momento in cui scriviamo il Consiglio comunale sull’Housing sociale a Foggia, disertato dalla sindaca Episcopo per una non meglio illustrata incompatibilità è ancora in corso.
Ma difficilmente l’assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici, l’ingegner Pino Galasso riuscirà a far approvare la sua delibera che chiude per sempre l’accordo di programma pensato in epoca Ciliberti, che prevedeva 2305 alloggi di cui 372 ceduti per l’emergenza abitativa, una lottizzazione di una estensione di 72 ettari, pari a 966016 metri cubi.
Un accordo può dirsi concluso se esiste una sequenza di atti: delibera di Consiglio, delibera di Giunta, sottoscrizione dell’accordo.
L’avvenuta conferenza di servizi, ha rimarcato Galasso, non può considerarsi il completamento dell’iter perché è un evento entro procedimentale.
La fotografia di Foggia del 2008 è molto diversa da quello attuale.
Ecco perché la struttura dell’assessorato composta dall’ingegnere Longo e dall’ingegnere Daniele Mendolicchio in 37 pagine di istruttoria tecnica ha messo nero su bianco la fine del Social Housing.
Perché è inattuale e perché non soddisfa più l’interesse pubblico?
Galasso lo ha illustrato in 11 punti.
Anzitutto l’andamento demografico e il calo demografico subito dalla città che nella previsione del 2043 potrebbe avere solo 130mila abitanti. Più di 20mila in meno rispetto ai primi anni del Duemila.
Va fatta poi una analisi sul fabbisogno abitativo.
Secondo la determina 731 del 2024, hanno concorso 740 domande di soggetti che hanno rappresentato il loro bisogno di casa popolare.
“In questi 17 anni sono stati sottoscritti tanti accordi di programma, alcuni dei quali prevedevano 230mila metri cubi che corrispondono a 700 alloggi, di questi il 50 per cento già acquisiti, il resto risultano approvati ma non ancora realizzati, procedure non ancora completate.
Ci sono state tante operazioni e sono tanti i finanziamenti per la realizzazione di alloggi Erp.
Il Comune ha finanziato 106 nuovi alloggi e Arca Capitanata ne ha 98 più 69 riqualificazioni di edifici per un totale di 273 alloggi”, ha rilevato l’assessore.
Altro dato il costo di produzione per alloggio pari a 805 euro, che è aumentato di più del 30 per cento rispetto al 2008.
“In questi anni è avanzato il Pug, che ha il fine di ordinare l’utilizzo dello strumento delle varianti. Esiste oggi una obsolescenza del procedimento rispetto a nuovi strumenti urbanistici sopravvenuti tra cui l’esecuzione e l’apertura dell’Orbitale che entra in conflitto con alcuni procedimenti del piano. Gli oneri di urbanizzazione secondari prevedono coperture finanziarie importanti. In ottemperanza alle due sentenze del Consiglio di Stato l’amministrazione comunale dovrà concludere il procedimento con un atto espresso in senso negativo o positivo. Si propone di prendere atto che il programma di iniziativa pubblica deve ritenersi superato e non più in grado di soddisfare l’interesse pubblico.
Non esiste più un interesse pubblico ancora attuale nel Social Housing”.
In questi ultimi mesi 11 ditte hanno scritto al Comune sottolineando che il programma è unico e non si può decidere solo su quei soggetti ricorrenti.
Insomma lo stop al consumo di suolo e tutte le ragioni esposte da Galasso impongono di archiviare per sempre il programma, come chiaramente ha osservato anche il presidente della Commissione ambiente e territorio l’ingegnere Giovanni Quarato.
“Il programma di Housing ha un impatto importante e urbanisticamente potrebbe modificare la città. Ce lo scrive anche Karrer, l’Housing crea uno squilibrio tra la domanda e l’offerta in un momento di calo demografico e di consumo di suolo zero. Qualcosa è cambiato nella città e nelle normative. Se noi vogliamo traguardare il Pug dobbiamo avere il coraggio di fare scelte molto difficili: noi dobbiamo lavorare per il bene della città affinché possa risorgere da questa situazione stantia. Abbiamo un decremento demografico e una modifica della composizione della città. Più anziani, meno giovani e non c’è più il fenomeno del ritorno dei nostri giovani che ci portavano il loro know how da fuori. Abbiamo fuori competenze clamorose, fuori dal nostro territorio si distinguono i figli della nostra terra. Qualcuno dice Foggia è brutta; no, è trascurata, la dobbiamo curare. È una città urbanisticamente malata. E va curata col Pug. Questa città è ferma al 1992 e al PRG Benevolo. Dall’anno di proposta dell’Housing tutto è cambiato, è cambiato il nostro modo di vivere la città. Dobbiamo avere il coraggio di dire che da oggi cambiamo con una pianificazione e ci prendiamo la responsabilità di eliminare alcune decisioni che potrebbero essere negative per la città. L’interesse dell’Housing è un interesse del passato e forse non è neanche più concreto. 3 delle ditte hanno fatto una richiesta di risarcimento e sono consapevoli del fatto che oggi non ci sono più le condizioni per realizzare quel piano.
Perché archiviamo il Social Housing? La motivazione è perché noi approveremo il Pug che comprenderà tutti i fabbisogni della città, il fabbisogno abitativo, il fabbisogno di rigenerazione, quello di mobilità, di sostenibilità ambientale.
Oggi noi scegliamo una città nuova o una città vecchia? È questo l’interrogativo che dobbiamo porci. La Regione è stata in silenzio per troppo tempo. Dobbiamo fare uno sforzo tutti insieme per trovare un programma alternativo. Dobbiamo rafforzare quella comprovata motivazione al cambio d’idea”.
Quando cessa l’interesse generale? Semplice per Quarato.
“Il concetto di variante urbanistica trasforma la città senza un obiettivo prestabilito, ma l’interesse viene portato dall’imprenditore e contrattato. Ma la contrattazione penalizza una parte della città. Si dice che l’Housing è unico e indivisibile, io direi che è una variante unica con tanti interventi, ma se gli interventi vengono ridotti e parcellizzati anche l’interesse pubblico si sgretola. È mutata la domanda di città con particolare riferimento alla necessità di rigenerazione, di servizi alla popolazione e alla produzione”.
Il presidente ha citato proprio Karrer quando l’archistar e urbanista dice: “Foggia ha la necessità di ridisignare la sua forma, risignificandola per mezzo di nuove letture e di azioni coerenti: densificare, elimare i detrattori, ridurre la distanza degli spostamenti, rigenerare porzioni di città considerandole fattori identitari, ristrutturandole fino ad abbattere gli edifici degradati e insalubri recuperando spazi per la natura insieme a quelli per i cittadini”.
Ebbene nell’aula in maggioranza sono tanti ad essere invece ancora convinti della bontà dell’Housing. 7 eletti almeno del campo largo progressista sono pronti a dire no alla delibera presentata da Galasso: Pasquale Cataneo, Antonio Pio Mancini, Nino Formica, i due socialisti Mino Di Chiara e Stefania Rignanese e i due calendiani Paolo Frattulino e Antonello Di Paola.
Tante pure le assenze strategiche o giustificate che si uniscono a quella della sindaca: Annarita Palmieri, Italo Pontone, Francesco De Vito, Pasquale Ciruolo e Antonello Rizzi.
CON e PD oggi in aula erano dimezzati.
“Dal 2019 dopo il Dpp questa amministrazione non ha fatto nulla. Se voi dite che il Dpp non esiste più vuol dire che abbiamo preso 1 milione e 400 mila euro dato a Karrer e lo abbiamo gettato. Foggia è diventata brutta con una urbanistica contrattata e con le volumetrie disperse e perché da 20 anni non si decide nulla. Il prossimo tema per cui si perderà tempo è l’accordo tra RFI, Asl e Comune di Foggia e inizierà un’altra cantilena.
Questa azione dilatoria porterà a qualche variante ma il Pug non si vuole approvare altrimenti l’accordo di programma con RFI non potrà proseguire. Il procedimento amministrativo va concluso. Il pericolo di pagare i danni c’è perché non è stato chiuso il procedimento, ognuno dei soggetti aveva il diritto di veder chiuso il procedimento. Questa delibera è un pasticcio. La città è in mano al nulla, è invasa dagli abusivi, siamo l’unico Comune d’Italia a non aver approvato il Piao e 17 agenti non possono essere assunti. Venite in consiglio con gli atti obbligatori, questa Giunta non fa nulla. L’istruttoria è lacunosa non affronta il tema dell’emergenza abitativa. Abbiamo persone ancora a Borgo Mezzanone a cui è stato tolto anche il diritto alla residenza. Noi abbiamo il tema dell’abusivismo dietro il tribunale e dietro il cappellone delle croci. Neanche io ritengo attuale l’Housing Sociale l,a voterò contro la delibera “, è stata la dura invettiva di Giuseppe Mainiero.
Altri dalla minoranza si sono appellati al bisogno di case. “Ditemelo voi se non abbiamo bisogno di 1000 alloggi Erp?È stato chiesto alle ditte se possono ancora attuare l’Housing? Le 11 ditte che ci scrivono ci fanno un preannuncio al risarcimento danni. La responsabilità non si può scaricare sui consiglieri comunali. Le ditte potrebbero chiedere i danni emergenti dalla mancata attuazione. Questa è una delibera pasticciata ed equivoca. A me sembra che ci sia la volontà di scaricare sul consiglio comunale la responsabilità e poi di spostare le decisioni successive in Giunta. 17 anni non dovrebbero mai passare, ma qualcuno ci ha detto di chi è la responsabilità? Ci sono state 13 conferenze di servizi.
Perché il programma si è bloccato in Regione?”, l’intervento dell’ex candidato sindaco del centrodestra Raffaele Di Mauro che ha accusato Galasso di “infedeltà politico istituzionale” e di star facendo gli interessi dell’ente regionale.
“Ci sono input differenti, non c’è una comune linea di informazione. Il Comune ha inviato due note in Regione senza risposta. A Foggia le case ai cittadini meno abbienti servono, quel programma può essere analizzato, le condizioni sono cambiate ma non è cambiato l’interesse. L’esigenza di case esiste e la sindaca l’ha rappresentata a Perugia”.
Il prof Nunzio Angiola ha esordito tornando sull’assenza pesante della sindaca. “Avrei gradito che questo potenziale conflitto d’interesse venisse reso pubblico già in campagna elettorale. Voterò contro perché per me è una eresia dire che non esiste un interesse pubblico sull’emergenza abitativa. Non si proferisce nessuna parola a riguardo alle strade alternative che si vogliono percorrere. Qualcuno comincia a pensare che questa amministrazione il Pug non lo approverà mai”.
Sulla stessa linea Cataneo: “Il Comune di Foggia non può avere le tempistiche che registriamo tra gli indirizzi politici, quelli amministrativi e l’azione. Non è pensabile che il Comune di Foggia impegni fondi per i risarcimenti. Questa amministrazione dopo 18 anni non può più addebitare ad altri la responsabilità della mancata realizzazione di progetti che possono fare aumentare l’occupazione a Foggia.
Il lavoro non lo crea il Comune, ma gli imprenditori. Se qualcuno fa gli interessi di altri enti deve andare via”, ha detto con una gestualità molto forte indirizzata a Galasso, inserito dentro al gruppo dei “frenatori”.
La lentezza del Comune secondo Cataneo è riscontrabile anche su Via Napoli: pur con l’Orbitale aperta esistono ingorghi in Via Napoli perché è ancora irrealizzato il collegamento stradale che dalla terza rotatoria dell’Orbitale potrebbe condurre direttamente al Due.
Netto e concreto Mino Di Chiara: “Siamo favorevoli all’housing, creato dai socialisti insieme agli allora Ds, da sempre siamo favorevolei e voteremo no alla delibera di Galasso. Perché dovremmo bocciarlo noi vista la grande emergenza abitativa che c’è?”.
Di avviso contrario Achille Capozzi di Con: “Si sta facendo populismo. È falso dire che oggi stiamo discutendo di emergenza abitativa. Sono d”accordo che l’Housing sia un fallimento per la città. Siamo convinti che l”Housing sia una iattura per la città”.
È d’accordo con Galasso il capogruppo dem Dell’Aquila:
“Dobbiamo soddisfare il bisogno di case senza consumare altro suolo. Il futuro della residenzialità non è solo nel mattone ma nella solidarietà urbana. Il declino urbano farà sparire la nostra identità. Il disordine urbanistica comincia nel 1999 e prosegue fino al 2004”.
Cosa accadrà? È difficile che Galasso si dimetta pur dopo la bocciatura del suo atto.
Dire no alla sua delibera non significa che l’Housing andrà avanti. Si resta nel limbo come già accaduto negli ultimi tre lustri. Con in più l’assenza di un coordinamento politico e amministrativo da parte della prima cittadina che ha anteposto il suo privato alla discussione sul futuro della città.









