È sintetizzata in 18 pagine l’ordinanza della giudice Giulia Romanazzi che ha ammesso a controllo giudiziario la “Gianni Rotice srl”, società riconducibile all’ex sindaco di Manfredonia ed ex presidente di Confindustria Foggia, Gianni Rotice. La decisione arriva a pochi mesi dall’interdittiva antimafia spiccata dalla Prefettura di Foggia. Due i capisaldi di quel provvedimento: la parentela della fidanzata di Rotice, la 43enne Libera Scirpoli, sorella del boss garganico Francesco e l’accusa di voto di scambio in “Giù le mani”, procedimento penale che vede imputato l’ex sindaco. La Procura di Foggia gli contesta la corruzione elettorale, avrebbe promesso a Michele Romito di salvaguardare il ristorante “Guarda che Luna” dallo smontaggio in cambio di voti.
Nell’ordinanza, il Tribunale di Bari, III Sezione Penale in funzione di Tribunale per la Prevenzione, fa subito presente che “ai fini del controllo giudiziario non è necessario accertare se il Rotice abbia effettivamente commesso il reato per il quale attualmente risulta rinviato a giudizio, bensì comprendere se gli elementi fattuali emersi in sede penale unitamente agli altri valorizzati dal prefetto, consentano di ricostruire una relazione stabile od occasionale tra la criminalità organizzata e l’impresa istante”. E ancora: “Il reato contestato si consuma al momento dell’offerta, della promessa, della ricezione di denaro o altra utilità; non è dunque necessario, ai fini dell’integrazione del reato, l’effettivo conseguimento delle provvidenze, purché offerte, promesse ed accettate in funzione del voto da esprimere in una determinata e prossima competizione elettorale”.
A parere del giudice “il rimprovero che può direttamente muoversi al Rotice e di essere sceso a patti con il Romito in occasione della competizione elettorale”, ma sarebbe “circostanza inidonea a far ritenere che l’infiltrazione mafiosa sia di tipo strutturale piuttosto che meramente episodica od occasionale; una occasionalità comunque allarmante ove si consideri che quel vincolo ‘fideistico’ intercorso tra il Rotice ed il Romito ben può aver indotto il Rotice a concludere accordi scellerati anche nella qualità di socio di maggioranza della srl Gianni Rotice”.
In definitiva, il Tribunale ha ritenuto “di poter valutare positivamente la situazione attuale della società ricorrente per ritenere, in chiave prognostica, la possibile bonificabilità della stessa. Deve infatti tenersi conto – si legge ancora nell’ordinanza – dell’esistenza di occasionali rapporti con esponenti della criminalità organizzata locale senza, tuttavia, che gli stessi lascino ritenere, per natura e intensità, che l’impresa sia eterodiretta da una regia di stampo criminale. Si ritiene in altri termini praticabile un programma di ‘bonifica’ dell’impresa, ossia un programma volto a rendere l’ente economico sufficientemente presidiato dal rischio di infiltrazioni mafiose, avuto riguardo al fatto che la stessa si presenta potenzialmente in grado di liberarsi dalla commistione di interessi mafiosi, trattandosi di realtà economica che mostra occasionale attitudine nel fiancheggiamento di contesti delinquenziali, senza essere (ancora) qualificabile come ‘impresa mafiosa’”.
In quanto a Scirpoli, membro di spicco del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano, ex Romito, l’ordinanza ricorda che è “noto esponente del clan mafioso garganico, fratello della compagna di Giovanni Rotice”, ma che tra quest’ultimo è il boss “non vi è mai stato un rapporto di frequentazione”, d’altronde il pregiudicato è da tempo in carcere. “Come siffatta vicenda possa aver influenzato l’attività d’impresa svolta dalla Srl Giovanni Rotice non è dato comprendere”.
In definitiva, “è evidente l’adeguatezza della misura del controllo giudiziario, che mira essenzialmente – conclude il giudice – a un ripristino funzionale dell’attività di impresa, una volta ridotta l’ingerenza dei soggetti portatori di pericolosità esterni”.












