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Home - “Manca l’analisi sulla coscienza del rischio da parte degli imputati”. I motivi della riapertura del caso Monopoli

“Manca l’analisi sulla coscienza del rischio da parte degli imputati”. I motivi della riapertura del caso Monopoli

Annullata la condanna per omicidio preterintenzionale a Stallone e Verderosa. La Corte d’assise d’appello di Bari dovrà valutare se la morte fosse prevedibile

Di Redazione
9 Aprile 2025
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cronaca
Donato Monopoli

Donato Monopoli

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Dovranno tornare a processo Francesco Stallone e Michele Verderosa, accusati del pestaggio che costò la vita a Donato Monopoli, il 26enne di Cerignola morto dopo sette mesi di coma. La Corte di Cassazione, accogliendo i ricorsi delle difese, ha annullato con rinvio, come anticipato settimane fa, la sentenza della Corte d’assise d’appello di Bari, disponendo un nuovo processo per chiarire un punto ritenuto decisivo: se i due imputati potessero prevedere la rottura dell’aneurisma cerebrale che ha causato il decesso del giovane.

L’aggressione risale alla notte tra il 6 e il 7 ottobre 2018 nella discoteca “Le Stelle” alla periferia di Foggia. Secondo l’accusa, la lite sarebbe scoppiata per futili motivi. Monopoli fu colpito al volto da alcuni pugni e cadde a terra. Venne ricoverato all’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, dove morì l’8 maggio 2019 senza mai riprendere conoscenza.

Dalle condanne all’annullamento

Il 27 giugno 2022 il gup di Foggia riconobbe l’omicidio volontario con dolo eventuale e condannò Stallone a 15 anni e 6 mesi, Verderosa a 11 anni e 4 mesi. Il 29 maggio 2024 la Corte d’assise d’appello di Bari riqualificò il reato in omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi, abbassando le pene: 10 anni per Stallone, 7 per Verderosa. Ma la Cassazione, lo scorso 14 febbraio, ha annullato quella sentenza, ritenendo carente la motivazione sull’elemento psicologico del reato.

Al centro del nuovo giudizio ci sarà la domanda se i due imputati avessero potuto prevedere che i colpi sferrati a Monopoli potessero causarne la morte, data la presenza – accertata dai periti – di una fragilità congenita del sistema vascolare, un’aneurisma o una cosiddetta “meiopragia”.

Le opposte visioni di accusa e difesa

“La Cassazione ha stabilito che la causa della morte è definitivamente attribuibile alla rottura di un aneurisma cerebrale preesistente, non ai colpi in sé”, spiega l’avvocato Paolo D’Ambrosio, che difende Stallone insieme al professor Franco Coppi. “Si tratta di una lesione minima, i periti hanno confermato che i pugni non erano idonei a provocare l’emorragia. La vera questione sarà capire se questa conseguenza era in qualche modo prevedibile dagli imputati. Noi lo escludiamo”.

Una linea condivisa anche dalla difesa di Verderosa, rappresentata dall’avvocato Maria Morelli, secondo cui non sussistono i presupposti per una condanna per omicidio, ma al massimo per lesioni gravi.

Di parere opposto l’avvocato Franco Metta, che assiste la famiglia Monopoli come parte civile insieme al collega Rosario Marino: “Anche se vi fosse stata una negligenza medica nella diagnosi, non possiamo ignorare che Donato non sarebbe finito in ospedale se non fosse stato picchiato. La responsabilità degli imputati resta evidente. È un caso chiaro di omicidio preterintenzionale”.

Le lacune evidenziate dalla Cassazione

Secondo la Suprema corte, i giudici d’appello non hanno adeguatamente approfondito il nodo della prevedibilità della morte. Nelle motivazioni si legge che Stallone e Verderosa, esperti di tecniche di combattimento, avrebbero colpito con l’intenzione di “dare una lezione” alla vittima, senza però provocare lesioni gravi. I colpi erano calibrati, ma l’effetto letale è stato amplificato da una patologia sconosciuta agli aggressori.

Per i magistrati romani, la corte d’appello avrebbe dovuto interrogarsi su un punto decisivo: se i due, anche senza conoscere la fragilità vascolare della vittima, avessero potuto rendersi conto del pericolo concreto per la vita che derivava dall’aggressione. Il mancato approfondimento su questo aspetto ha determinato “un vuoto motivazionale” che ha reso necessario un nuovo giudizio.

Processo quater in arrivo a Bari

Il nuovo processo d’appello si terrà nei prossimi mesi, ancora una volta a Bari, davanti a una diversa sezione della Corte d’assise. Si tratterà del quarto procedimento sul caso Monopoli, una vicenda giudiziaria complessa e dolorosa, che a sette anni dai fatti resta ancora senza una verità definitiva.

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Tags: CerignoladonatoDonato MonopoliFoggiaStalloneVerderosa
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