La situazione delle carceri italiane, e in particolare quelle del distretto di Bari, continua a rappresentare una delle criticità più gravi del sistema penitenziario nazionale. È quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Bari, Franco Cassano, presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025.
Sovraffollamento oltre i limiti: Foggia maglia nera
A fronte di una capienza regolamentare di 1.493 posti nei penitenziari del distretto, si contano attualmente 2.043 detenuti, con un tasso di sovraffollamento medio del 136,83%. La situazione più critica si registra nella casa circondariale di Foggia, dove il sovraffollamento ha raggiunto il 193%, un record che incide pesantemente sulle condizioni di vita dei detenuti e sull’operato del personale penitenziario.
Trattamenti disumani e richieste di risarcimento
Il sovraffollamento si traduce in condizioni di vita inadeguate, spesso non conformi all’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che vieta trattamenti inumani o degradanti. I magistrati di sorveglianza di Bari e Foggia hanno accolto più di 475 ricorsi ai sensi dell’art. 35 ter dell’ordinamento penitenziario, riconoscendo fondata oltre il 75% delle richieste di risarcimento per le condizioni subite.
Un sistema sotto pressione
Le criticità non riguardano solo il sovraffollamento, ma si estendono anche alla carenza di personale, alla vetustà degli edifici e all’assenza di politiche strutturali per il reinserimento dei detenuti. A questo si aggiunge il drammatico bilancio del 2024: 89 suicidi tra i detenuti e 7 tra gli agenti penitenziari, cui si sommano già 9 suicidi nel solo mese di gennaio 2025.
Il monito di Cassano: serve una riforma strutturale
Nella sua relazione, il presidente Cassano ha sottolineato l’urgenza di un intervento strutturale: “La situazione delle carceri è una delle criticità più evidenti nel Paese, con un sovraffollamento mai così drammatico prima d’ora. La risposta non può essere l’inasprimento delle pene o il consentire l’ingresso in carcere di donne incinte e madri con figli piccoli. È necessaria una politica ispirata ai principi costituzionali, volta al reinserimento sociale dei detenuti”.
Cassano ha anche criticato l’ultimo decreto sicurezza, che equipara lo sciopero della fame dei detenuti all’esercizio di violenza nelle carceri, evidenziando la necessità di interventi orientati al recupero e alla dignità dei reclusi.
Un appello al Governo e alle istituzioni
L’analisi di Cassano lancia un appello al Governo per una riforma del sistema penitenziario, che non può più essere rimandata. Il sovraffollamento e le condizioni di vita nelle carceri rappresentano una ferita aperta per il sistema giudiziario e sociale italiano, che necessita di risorse, attenzione e una visione a lungo termine per affrontare il problema.









