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Home - Omicidio del “Sombrero”, il pentito Francavilla accusa Albanese: “Lo riconobbi dal video e dal modo di camminare”

Omicidio del “Sombrero”, il pentito Francavilla accusa Albanese: “Lo riconobbi dal video e dal modo di camminare”

In Corte d'Assise d'Appello a Bari emergono nuovi dettagli sul caso dell’omicidio legato alla guerra di mafia tra clan rivali a Foggia

Di Redazione
16 Gennaio 2025
in Cronaca, Foggia
Giuseppe Francavilla; il video della polizia

Giuseppe Francavilla; il video della polizia

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“Ho riconosciuto nel video Giuseppe Albanese dal particolare modo di camminare, dal naso e dalla bocca”. Con queste parole, il pentito Giuseppe Francavilla detto “Pino capellone”, ex esponente di spicco della “Società foggiana”, ha fornito un punto-chiave nella sua testimonianza durante il processo d’appello a carico di Albanese, già condannato in primo grado all’ergastolo per concorso nell’omicidio premeditato e aggravato dalla mafiosità di Rocco Dedda detto “Sombrero”. L’uomo, ex pizzaiolo di 46 anni ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla, fu freddato il 23 gennaio 2016 sull’uscio della sua abitazione nel rione Candelaro a Foggia, in via Capitanata.

Secondo quanto ricordato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, l’agguato rientra nella feroce faida tra i clan Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza, che tra il 2015 e il 2016 causò 10 sparatorie, tre omicidi e 11 feriti. I due sicari di Dedda, armati di pistola, bussarono alla porta della vittima e lo uccisero con tre colpi all’addome, per poi fuggire su un T-Max che fu successivamente bruciato al Villaggio Artigiani.

Albanese e Dedda; sullo sfondo, il luogo dell’omicidio

Francavilla, collaboratore di giustizia dal gennaio 2024, ha dichiarato di aver riconosciuto Albanese alias “Prnion” nel video diffuso nell’estate del 2016 dalla Dda e dalla squadra mobile, in cui si vedono i killer a volto scoperto durante la fuga. Il pentito ha spiegato che l’uomo a destra, magro e dal passo “oscillante”, fosse proprio Albanese. “Appena successe l’omicidio le voci nell’ambiente dicevano che fosse stato Albanese”, ha aggiunto, ribadendo che anche altre persone del suo clan avevano identificato l’imputato.

Durante l’interrogatorio, Francavilla ha raccontato che Dedda fu ucciso per colpire indirettamente Roberto Sinesi detto “Lo zio”, capoclan e stretto alleato della vittima. “In quel periodo i Lanza, nemici giurati dei Sinesi, uccisero Dedda per fare uno sgarbo a Sinesi”, ha spiegato il pentito. Albanese, che ha assistito all’udienza in videoconferenza dal carcere di Parma, dove è detenuto al 41 bis, si proclama innocente.

Il controinterrogatorio ha messo in dubbio la credibilità del collaboratore, sottolineando che il dettaglio del riconoscimento di Albanese per i tratti del viso fosse emerso solo di recente. Francavilla ha giustificato questa lacuna affermando di aver ricordato l’elemento successivamente. Nonostante ciò, ha ribadito di conoscere Albanese per averlo incontrato in riunioni del clan, in cui si discuteva di estorsioni e altri affari illeciti.

L’omicidio Dedda rappresenta uno dei tanti capitoli di sangue della guerra di mafia a Foggia, che continua a segnare la storia criminale del territorio. Le dichiarazioni di Francavilla e degli altri cinque collaboratori di giustizia aggiungono nuovi tasselli a un’inchiesta che punta a ricostruire i complicati rapporti tra i clan della criminalità organizzata foggiana.

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Tags: Albanesefrancavilla
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