L‘onorevole Giandonato La Salandra ha inviato la sua proposta direttamente alla sindaca della Città di Foggia, Maria Aida Episcopo. L’idea è semplice e rinvia ad un momento storico della vita delle istituzioni.
“Il prossimo anno, Foggia celebrerà trent’anni dalla prima attuazione della riforma contenuta nella legge 25 marzo 1993 n. 81, o meglio, trent’anni dalla prima volta che i cittadini foggiani hanno partecipato direttamente alla elezione del proprio primo cittadino. Nel 2024 la Città di Foggia ha perduto l’on. Paolo Agostinacchio, figura politica che, cogliendo il senso più profondo delle Sue parole nel giorno delle esequie, seppe rappresentare Foggia e far sentire i foggiani orgogliosi della propria foggianità. Un sindaco che ha amato la sua città e che la sua città ha amato, finanche oltre gli schieramenti politici, nel comune sentimento delle tensioni ideali che l’on. Agostinacchio ha sempre sentito sue, come espressioni di una politica imperitura”.
Consapevole dei limiti normativi che regolano la materia dell’intitolazione di una strada o di una piazza, il deputato meloniano ha chiesto alla sindaca di verificare, in seno alla Giunta e all’Ufficio Toponomastica, la possibilità dell’intitolazione di una via dedicata alla prima elezione a sindaco dell’on. Paolo Agostinacchio, denominata 2 maggio 1995.
“La data indicata – spiega La Salandra – si riferisce al turno di ballottaggio che vide l’on. Paolo Agostinacchio essere eletto per la prima volta direttamente dai cittadini foggiani che, nel profondo senso delle istituzioni che sempre segnò l’Onorevole nella sua azione politica e amministrativa, egli sentì di rappresentare sempre, divenendo il sindaco di tutti”.
La risposta della sindaca non si è fatta attendere. Ed è stata affermativa. Non appena sarà sistemato con le nuove assunzione il servizio Toponomastica oggi privo di addetti sarà dato seguito alla richiesta di una via intitolata alla data di ballottaggio in cui fu eletto a Foggia il primo sindaco eletto dai cittadini. Un sindaco di An, il partito nato dalle ceneri dell’MSI, il polo escluso fino ad allora dalla vita democratica.










