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Home - Rinaldi, la Webbin di Manfredonia e le vagonate di fatture false per evadere l’Iva. Le carte di “Moby Dick”

Rinaldi, la Webbin di Manfredonia e le vagonate di fatture false per evadere l’Iva. Le carte di “Moby Dick”

Il 53enne socio dell'azienda che vende computer all'ingrosso è finito in carcere. Indagato anche il suo concittadino, responsabile legale della srl, Feliciano Ciociola

Di Francesco Pesante
15 Novembre 2024
in Inchieste, Manfredonia
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È imponente come la balena bianca “Moby Dick”, l’ordinanza cautelare (oltre mille pagine) riguardante un’associazione per delinquere finalizzata alle frodi fiscali e al riciclaggio, aggravata dal metodo mafioso. L’operazione, intitolata come il libro di Melville, tira in ballo decine di persone e società. Ben 47 gli arresti tra Italia ed estero, coinvolta anche la provincia di Foggia: in carcere il 53enne Pasquale Rinaldi di Manfredonia, socio al 10% e dipendente della Webbin srl, azienda con sede nella città del golfo (villaggio artigiani), molto nota anche per le sponsorizzazioni nel mondo dello sport locale. L’attività si occupa di “commercio all’ingrosso di computer e software” e venne costituita nel lontano 2001. Sempre per la Capitanata sono invece finiti ai domiciliari i fratelli Vito e Gianfranco Colamussi di Orta Nova.

47 misure cautelari personali, dunque, sequestri di beni, valori e denaro per 520 milioni di euro e ricostruite false fatturazioni per 1,3 miliardi di euro. In particolare i provvedimenti restrittivi – 34 in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 4 misure interdittive – riguardano indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’evasione dell’Iva intracomunitaria nel commercio di prodotti informatici e al riciclaggio dei relativi profitti.

L’ombra di mafia siciliana e camorra

L’inchiesta riguarda più in generale il “lavaggio dell’Iva intracomunitaria attraverso la commissione di un numero indeterminato di delitti tributari di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nel settore dei prodotti informatici e, in particolare, nel commercio di Apple Airpods, Kingston, Toshiba, Seagate, Pacchetti Office“. Tra le accuse ci sono anche il “riciclaggio, il reimpiego e l’autoriciclaggio dei relativi proventi e altri delitti contro l’ordine pubblico economico, con l’aggravante 416 bis sotto il duplice profilo del metodo mafioso e camorristico e della finalità di agevolazione della associazione mafiosa e camorristica per altri componenti del sodalizio”. A riguardo sono sospettati Rodolphe Ballaera, Paolo Falavigna, Antonio Lo Manto, Simone Liparulo, Giovanni Nuvoletta, Vittorio Felaco, Lorenzo Libero Margiore, Luigi Oliva, Cosimo Marullo, Gennaro Marullo e Vincenzo Perrillo.

Stando all’ordinanza, queste persone avrebbero “agevolato economicamente consorterie di stampo mafioso, tra cui il clan camorristico Di Lauro di Scampia (ispiratore della serie Gomorra, ndr) ed il clan camorristico Nuvoletta di Marano di Napoli, reinvestendo i proventi illeciti nel circuito della frode all’Iva e successivamente riversando i profitti anche per il complessivo sostentamento della organizzazione criminale, nonché avvalendosi di soggetti contigui e/o intranei all’organizzazione mafiosa come Antonio Lo Manto e Pietro Conoscenti con riferimento a ‘cosa nostra’ siciliana, e Salvatore Tamburrino, Vincenzo Perrillo ed Espedito Colonna con riferimento alla ‘camorra’ napoletana, al fine di provvedere con detto metodo, all’interno ed all’esterno dell’organizzazione criminale, a garantire la reciproca correttezza nella gestione degli affari, a recuperare somme di denaro derivanti da eventuali ammanchi di gestione, a cercare di comporre i conflitti e le controversie, non solo di natura economica, eventualmente insorte tra i diversi associati e tra costoro e soggetti esterni utilizzati nel circuito nazionale ed internazionale della frode all’Iva”.

Pasquale Rinaldi

Le accuse ai manfredoniani

Pasquale Rinaldi, impegnato anche nel mondo della comunicazione a Manfredonia, stando alle carte del gip Mattia Fiorentini del Tribunale di Milano, “risulta essere il referente per le transazioni gestite dall’organizzazione che fa riferimento a Marco Mezzatesta“, un 51enne romano.

Sotto inchiesta, indagato senza misure cautelari, spunta anche un altro manfredoniano, Feliciano Ciociola, 53 anni, responsabile legale di Webbin. L’uomo, insieme a Rinaldi e ai romani Marco Mezzatesta, Salvatore Grillo e Serena Veccia è accusato del delitto transnazionale “perché al fine di evadere l’Iva e di consentire l’evasione dell’Iva alle società destinatarie delle fatture e comunque alle società coinvolte nel carosello Iva”, avrebbe organizzato l’operatività in frode all’Iva “indicando per ogni deal le società fornitrici e acquirenti e i relativi prezzi della Webbin srl, ritenuta società filtro stabilmente inserita nella frode Iva con ruolo di società filtro di primo livello”.

“Ciociola – è scritto nelle carte – è il legale rappresentante di Webbin srl”, mentre “Rinaldi è l’amministratore di fatto della società, come attesta il tenore inequivocabile delle intercettazioni riportate”. Sempre per il gip, la manfredoniana Webbin sarebbe stata utilizzata da Mezzatesta, Grillo e Veccia “all’interno dei deals”.

Risulterebbero “fatture per operazioni inesistenti emesse negli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, reato commesso col contributo del gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato”. A parere del gip, “la società Webbin srl e il suo amministratore appaiono pienamente adesivi al circuito fraudolento organizzato da Mezzatesta”.

E ancora: “È il caso di osservare che la società Webbin srl è stata recentemente colpita da provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip di Roma fino all’ammontare di 369.217 euro per aver annotato al fine di evadere l’Iva in relazione all’anno d’imposta 2019 fatture per operazioni inesistenti”.

Sempre in ordinanza si legge: “La circostanza che la stessa società sia coinvolta in più caroselli Iva, gestiti da soggetti diversi, non deve appunto stupire alla luce di tutto quanto fin qui rappresentato in merito all’attitudine dei diversi protagonisti delle frodi carosello di lavorare in base a schemi delinquenziali aperti. Non vi è dubbio tuttavia che Webbin sia nell’attualità cliente prevalente del sodalizio Mezzatesta, non foss’altro per il ben diverso volume di transazioni effettuato”.

Relativamente a Rinaldi, il gip fa notare che “pur non essendo organico al sodalizio criminale, è comunque adesivo alla logica criminale perpetuata dagli associati a delinquere, coi quali intrattiene rapporti d’affari da lunga data”.

A carico della Webbin si è proceduto al sequestro preventivo della somma di denaro pari a 10.869.500,72 euro, soldi ritenuti “nella disponibilità di Ciociola, Rinaldi, Mezzatesta, Grillo e Veccia”.

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Tags: Rinaldi
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