“L’ho conosciuto nel 2013 e sapevo che pagava. Lui è inserito nella lista dei tre mesi che hanno i Moretti. Io con lui volevo iniziare un’attività per aprire una lavanderia industriale. Lui all’epoca aveva la ditta di pulizie le Tre Fiammelle. D’Alba me lo portò Ivan D’Amato. Mi disse che era un’ottima idea ma ci voleva un po’ di tempo. Poi sono stato arrestato per l’estorsione al bar Serano e quando sono uscito ho saputo che l’aveva fatta lui la lavanderia”. Queste le parole di Giuseppe Francavilla detto “Pino Capellone”, collaboratore di giustizia ed ex membro della “Società Foggiana” per la batteria Sinesi-Francavilla.
L’uomo è stato sentito dalla Dda sull’imprenditore foggiano, Michele D’Alba al quale sono riconducibili le società “Tre Fiammelle” (pulizie) e “Lavit” (lavanderia industriale), entrambe raggiunte da interdittiva antimafia. Il manager è inoltre indagato per favoreggiamento aggravato dalla mafiosità, in buona sostanza avrebbe favorito alcuni esponenti della mafia di Foggia non denunciando le estorsioni. Secondo il prefetto di Foggia che spiccò il provvedimento interdittivo, D’Alba si troverebbe in una posizione di “contiguità soggiacente che rasenta la contiguità compiacente”. All’imprenditore venne anche contestato il tentativo di self cleaning “tardivo” delle aziende.
Francavilla – che davanti ai magistrati antimafia si è definito un “ex fioraio” – ha così parlato di D’Alba: “Pagava ogni tre mesi 2500 euro ma poi si è lamentato perché gli affari andavano male e gli hanno abbassato la tangente. Ha pagato fino al 2018, quando sono stato arrestato pagava. Lo so con certezza perché arrivavano i soldi di D’Alba anche se l’estorsione era gestita dalla batteria Moretti. A quell’epoca pagava 2000 o 2500 euro al mese”.
Poi sul Don Uva, all’epoca guidato da D’Alba insieme a Telesforo: “D’Alba era socio di Telesforo che gestisce il Don Uva. So che i Moretti, ossia Tizzano ed altri volevano estorcere anche Telesforo ma io non ero d’accordo in quanto ero convinto che i Telesforo li facevano arrestare”. E ancora: “Loro presero il Don Uva e i Moretti si interfacciarono con noi, con me, per dire: ‘Dobbiamo fare l’estorsione a Telesforo’ ed io gli dissi: ‘Lasciate stare perché come vi avvicinate vi fa arrestare’. Dice: ‘No, la dobbiamo fare’. ‘E fatela’. E poi sono stati denunciati, se non sbaglio, ché subito dopo siamo stati arrestati noi”. Stando a Francavilla, erano i Moretti ad interfacciarsi con D’Alba: “Fino a quando stava Rodolfo Bruno aveva il dialogo con Michele, sì. E se non erro gli disse anche di lasciare stare”. La pm: “Cioè lo stesso D’Alba disse: ‘Vedi, non fare niente perché quelli ti fanno arrestare?’“. Francavilla: [annuisce]
Lo spirito “imprenditoriale” di Francavilla lo portò a progettare l’apertura di un’attività di lavanderia industriale. Per questo incontrò il manager. “Io chiesi un incontro perché non volevo fargli un’altra estorsione, volevo iniziare un’attività di… a Foggia non c’erano all’epoca i lavaggi – nei bar, negli alberghi, nei ristoranti – delle tovaglie, dovevi andare a Barletta… non so, una cosa del genere. Volevo che lui ci desse una mano a fare questa… ci dava una mano a fare questa lavanderia. Lui all’epoca aveva le Tre Fiammelle come ditta di pulizia. E quindi gli chiesi questa situazione. Ci vedemmo vicino a Parco San Felice, in una traversa… in un locale adiacente che avevano i Moretti. Me lo portò Ivan D’Amato. Niente, espongo queste situazioni e lui disse: ‘Ma da dove sei uscito?’. Nel senso: ‘Non vieni qua a chiedermi l’estorsione?’. Ed io gli dissi: ‘Sono uscito dal carcere da poco, dopo 10 anni’. Lui disse: ‘Va bene, questa è un’ottima… però ci vuole un po’ di tempo per affrontare questa situazione’. Ed io dissi: ‘Prenditi il tempo che vuoi’. Poi dopo un po’ ci arrestarono per il Bar Serano e quindi niente più è andato in porto. Sono uscito e l’ha fatto lui”.
Infine, ancora sul pizzo: “Sapevo che dovevano riscuotere i soldi per i tre mesi e c’era anche D’Alba. Si poteva trovare D’Amato oppure Ernesto Gatta, quando c’era Gatta oppure Tizzano, cioè avevano queste persone che andavano a fare il giro, però quando c’era D’Amato era D’Amato che faceva il giro, Emilio D’Amato”.
La pm antimafia: “Fino a quando puoi dire, perché è a tua diretta conoscenza, che D’Alba è stato sottoposto ad estorsione… cioè ha pagato?”. Francavilla: “D’Alba Michele paga sempre. Fino al 2018. Arrivavano i soldi dei tre mesi. Sono sempre arrivati“.










