Ci sono le rivelazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla detto “Pino Capellone” alla base dell’arresto del boss foggiano Roberto Sinesi, 62 anni detto “Lo zio” o “Capacchione”, e Sergio Ragno, 47 anni, suo sodale. I due, già in carcere per altre vicende, il primo a Oristano, il secondo ad Ancona, sono accusati dei reati, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, di detenzione e porto illegale di armi, ricettazione e soprattutto concorso nel tentato omicidio, commesso a Foggia il 17 ottobre 2015, di Vito Bruno Lanza detto “U’ lepre”, ferito a colpi d’arma da fuoco. Lanza è membro di spicco del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, all’epoca in forte contrasto con il clan Sinesi-Francavilla capeggiato dallo “Zio”.
Lanza fu raggiunto e colpito da una raffica di proiettili attorno alle 13:30 di quel giorno nel tratto compreso tra via Napoli e via Lucera. Gli esecutori materiali Ciro Spinelli e Luigi Biscotti, quest’ultimo nipote di Sinesi, sono già stati condannati in via definitiva rispettivamente a 6 e 8 anni.
I particolari dell’agguato sarebbero emersi in alcune intercettazioni tra familiari del clan Moretti tra cui persone vicine a Mario Piscopia, sfuggito alla morte il 13 settembre precedente.
Ma sono soprattutto i pentiti a far crollare il castello della mafia foggiana. “Il compendio indiziario – riporta l’ordinanza di 78 pagine della gip Valenzi – è costituito essenzialmente dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Francavilla, Ciro Francavilla, Carlo Verderosa e Michele Miccoli. A dare nuova linfa all’indagine è stato il neo collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, soggetto apicale della batteria Sinesi-Francavilla. “C’è stato il tentato omicidio di Bruno Lanza – ha spiegato agli inquirenti durante un interrogatorio -. Mandante è Roberto Sinesi. Gli esecutori li avete individuati, con Sergio Ragno che portava l’auto“.

Su Vito Lanza ha aggiunto: “È uno storico di Foggia, è un vecchio. È datato nel tempo, cioè che la malavita di Foggia l’ha vissuta quasi interamente. I periodi miei che sono stato io – diciamo, tra virgolette – un po’ al comando della situazione. Omicidi no. Però so che il corpo di Laviano è stato consegnato a lui da Mario Francavilla e da Franco Vitagliani nel 1989″. Il riferimento è a Pinuccio Laviano, riferimento foggiano della Sacra corona unita, ucciso dalla mafia cittadina e mai ritrovato. Una vittima di lupara bianca.
In quel periodo si susseguirono omicidi e tentati omicidi tra cui l’uccisione di Luigi De Stefano detto “Sciaraball”, ammazzato vicino al Carmine Vecchio durante il botta e risposta tra i Sinesi e i Moretti-Pellegrino-Lanza. “Dietro l’omicidio dì Luigi ‘Sciaraball’ c’è la famiglia Lanza”, ha riferito il “Capellone”.
Ma Pinuccio Francavilla non era d’accordo nell’eliminare “U’ lepre”. “Viene Luigi Biscotti sopra a casa, ai domiciliari, e mi disse che si doveva fare l’omicidio di Bruno… ehm… di Lanza… di Lanza Vito. Io gli dissi che non ero d’accordo su quell’omicidio, però era una cosa che aveva deciso Roberto Sinesi e quindi… aveva la libera decisione di farlo, però io gli mandai a dire che non ero d’accordo perché se si doveva iniziare una guerra non era uno che si doveva prendere all’istante, c’erano altre persone da prendere”.

Francavilla ha poi aggiunto che Piscopia, pure essendo un “morettiano”, sarebbe stato vittima di agguato da parte del suo stesso clan perché sospettato di fare il doppio gioco. “Una confidenza che mi fece Franco Tizzano e mi disse che oltre che questa situazione che si era creata, tra… questo doppio gioco tra i Moretti ed i Sinesi trami’… di Piscopia, aveva avuto una discussione con Rocco Junior e mi fece che l’agguato era stato perpetrato da Rocco Junior (si tratterebbe di Rocco Moretti junior, figlio del boss Pasquale e nipote del capo assoluto Rocco, ndr)”.
Curioso il caso dell’incontro “chiarificatore” tra Sinesi e Lanza: “Roberto Sinesi è stato arrestato per il matrimonio di mio nipote Caione. Lui andò ad una sala ricevimenti fuori Foggia, era territorio Lucera, e come successero un po’ di casini lo arrestarono per questa sorveglianza. Dopo un po’ lo misero ai domiciliari e nei primi del 2016 è uscito e lo feci incontrare con Lanza. Due ragazzini! Si buttavano le forme in faccia uno con l’altro. ‘Tu mi cercavi da 20 anni’ – ‘Io ti ho cercato’ – ‘Tu mi hai fatto, tu mi hai detto. Io ti volevo ammazzare a te, tu volevi ammazzare a me’. Quella riunione è finita in un nulla di fatto”.
L’incontro, come ricostruito da Francavilla, sarebbe avvenuto “in un locale a via.., non via Vittime Civili.., mentre si va verso la chiesa di San Michele… Le Marcelline… mi diedero un locale che c’aveva un’uscita davanti e dietro. E quindi… Diciamo che io ero bene o male il tramite con i Moretti, va’ …diciamo”.
E ancora: “Disse Roberto Sinesi: ‘Tu vai da un sacco di anni che mi vuoi ammazzare. Ed io ho cercato di ammazzarti a te’. Non lo so definire quell’incontro! Cioè, perché… io… sembrava di avere due ragazzini che si sono detti due-tre parole e Roberto Sinesi ha preso la porta e se ne è andato, e siamo rimasti tutti così, là, ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ‘Andiamocene!’. Era rimasta, campata in aria quella… Lui se ne va dal figlio… io rimasi… cioè, è una cosa che… sai, quando tu vedi una persona che tu la idoli (fonetico) da ragazzino e poi la conosci e quell’idolo… ti delude“. Fu in quella circostanza che Sinesi ammise di essere stato il mandante: “Si, lui lo aveva ammesso, ha detto: ‘Li ho mandati io a spararti’. Che poi è stato detto anche da Rocco Moretti quando abbiamo avuto l’incontro a Pasqua 2017, ha detto: ‘Lui ha attentato alla vita di Bruno Lanza ed io ho attentato alla vita sua. Adesso siamo uno a uno’“. Il 6 settembre 2016, infatti, lo stesso Roberto Sinesi fu vittima di agguato al rione Candelaro mentre era in compagnia della figlia e del nipote di 4 anni. La donna rimase illesa, boss e bambino vennero feriti.
Infine, qualche dettaglio su Sergio Ragno, sodale dei Sinesi-Francavilla, che avrebbe preso parte ad altri agguati poiché molto abile nel guidare le auto. “Sì, sì, ma è scontato che Ragno doveva guidare le auto, quindi non… era bravo a guidare”.
Il collaboratore di giustizia ha affermato che l’uomo partecipò anche all’attentato nel bar H24 del 29 ottobre 2016 quando fu ucciso Roberto Tizzano e ferito Roberto Bruno e all’omicidio di Rodolfo Bruno, ammazzato in un’area di servizio della tangenziale di Foggia il 15 novembre 2018.
Pochi dubbi degli inquirenti sull’attendibilità di Pinuccio Francavilla: “Le dichiarazioni rese dal Francavilla sono molto articolate e come tali sintomatiche di un’esperienza di vita realmente vissuta“.











