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Home - La crap “Zeus” di Manfredonia “vittima” della burocrazia: “Abbiamo oltre 50 strutture in Puglia, mai successo”

La crap “Zeus” di Manfredonia “vittima” della burocrazia: “Abbiamo oltre 50 strutture in Puglia, mai successo”

La società "Metropolis" di Luigi Paparella ha rilanciato uno stabile in disuso, poi sono emersi paradossi di ogni tipo. "Non si guarda all'importanza dei servizi sanitari e dell'occupazione"

Di Michele Iula
22 Aprile 2024
in Economia, Manfredonia
La sede "Metropolis" nella frazione "Montagna" di Manfredonia; nel riquadro, Paparella

La sede "Metropolis" nella frazione "Montagna" di Manfredonia; nel riquadro, Paparella

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“Gestiamo oltre 50 strutture in diversi comuni della Puglia, non ci era mai capitato quello che è accaduto a Manfredonia. Da altre parti hanno capito la valenza del nostro impegno, in termini di servizi e occupazione, al punto che a Carovigno il consiglio comunale ha trasformato in deroga al Prg strutture da agricole a sanitarie”. Il presidente del consorzio “Metropolis”, Luigi Paparella, si sfoga dopo la recente sentenza del Tar Puglia che ha respinto il ricorso della società contro la determina del settore Urbanistica dell’ente con la quale è stata annullata la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) per la Crap “Zeus”. Un vero e proprio caso, partorito nelle maglie ingarbugliate della burocrazia. “Abbiamo tante strade ancora da percorrere, dal ricorso al Consiglio di Stato all’accertamento in sanatoria, perché come ha detto il Tar non c’è nessun danno irreparabile – dichiara -. Chiaramente non ci sta bene perché abbiamo fatto tutto quello che bisognava fare”.

Poi sull’ex referente locale della società Damiano D’Ambrosio. “Non collabora più con noi – precisa Paparella -, ci sono state un po’ di questioni che avevamo sollevato e lui si è dimesso, passando ad un altro ente. Non abbiamo più nessun rapporto, anche perché abbiamo scoperto che erano state prese iniziative a nostra insaputa. Ma tutto questo non ha niente a che fare con la Crap”. “L’oggetto della sanatoria – prosegue nel colloquio con l’Immediato – riguarda locali, il sottotetto e un vano seminterrato, che nulla centrano con il centro. Perciò avevamo fatto richiesta di rinuncia alla sanatoria da 50mila euro, chiedendo l’abbandono del condono. Ci interessava solo utilizzare i locali per i servizi in essere”.

Tornando all’origine della vicenda kafkiana, bisogna precisare che il comitato “Montagna”, composto dai residenti della zona, aveva protestato per la pericolosità dei pazienti. Il presidio è una struttura “ibrida”, destinata a coprire i bisogni di salute dei pazienti garantendo al contempo le esigenze di sicurezza della giustizia. La Crap esplica funzioni terapeutico-riabilitative in favore di persone affette da disturbi mentali, autori di fatti che costituiscono reato a cui la magistratura applica la misura di sicurezza. “Al Tar – ricorda Paparella – non si è costituito nemmeno chi ci ha fatto la denuncia. Anzi sono rammaricati della piega che sta prendendo la vicenda, nessuno pensava che venissero sollevati problemi urbanistici, anche perché da quelle parti ce ne sono diversi. Evidentemente qualcuno ha strumentalizzato le riunioni del comitato…”.

Per la società il Comune è il vero responsabile di questo caos. “Dopo un anno il Comune, che aveva verificato quella destinazione urbanistica, chiedendoci addirittura delle integrazioni prima dell’assenso, ha spiazzato noi e tutte le istituzioni, Asl in primis, che hanno avviato questo percorso virtuoso sul territorio. Se c’erano problemi, perché non l’hanno bloccato sul nascere? – aggiunge – Per questo chiederemo i danni”.

Al momento, secondo quanto riferito, tutti i posti (20) sono occupati, e ci sono addirittura liste d’attesa. “Il servizio è sempre a regime – spiega Paparella -, lavoriamo in maniera impeccabile. Diamo la possibilità, giustamente, a chi ha una patologia mentale di non stare in carcere e di essere curato. È il diritto alla salute che viene garantito dopo la chiusura degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari. Queste persone sono al sicuro da ogni punto di vista nella struttura: ci sono medici e operatori, sbarre e percorsi in sicurezza, oltre ad un sistema di videosorveglianza avanzato. Non c’è nulla da preoccuparsi. Ora si sta facendo una caccia alle streghe che però colpisce un servizio importante sul territorio, che dà posti di lavoro. Ci lavorano più di 20 persone, la maggior parte di San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo e Manfredonia”.

L’ulteriore paradosso sembra riguardare la “destinazione d’uso” nella frazione “Montagna”, ovvero quella turistica. “Come ultima spiaggia potremmo addirittura chiedere all’Asl la localizzazione di una nuova sede, con noi questa vicenda non ha nulla a che vedere – prosegue Paparella -. Diverso sarebbe stato il caso in cui ad essere contestato fosse stata la qualità del servizio, a quel punto sarebbero in discussione il presidente, l’Asl e tutti gli attori della filiera. Per noi Manfredonia, Foggia o San Severo sarebbe lo stesso. Se andiamo in giro per l’Italia, tutte queste strutture sono in ex alberghi, ex conventi ed ex strutture ecclesiastiche. Invece qui sorge il problema, assurdo. Mi fa specie però pensare a cosa c’era lì, un rudere abbandonato utilizzato dai migranti e che abbiamo trovato in pessime condizioni”. L’Asl guidata da Antonio Nigri ha firmato un contratto per i prossimi 10 anni, in attesa dell’attivazione della Crap ad Accadia, momento in cui Manfredonia diventerà un centro di secondo livello destinato a casi meno complessi. “Qui abbiamo trovato una situazione amministrativa sciagurata – conclude -, una situazione vergognosa in cui non si guarda nemmeno all’importanza dei servizi sanitari e dell’occupazione”.

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Tags: Metropolis
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