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Home - Mafia, Raduano racconta il sistema di potere di Scirpoli e Lombardi. “Influenza mafiosa su tutto il Gargano”

Mafia, Raduano racconta il sistema di potere di Scirpoli e Lombardi. “Influenza mafiosa su tutto il Gargano”

Il pentito sentito dalla Dda: "A Mattinata il gruppo controllava il territorio attraverso le vacche". Retroscena su patrimoni, "soffiate" e rapine ai portavalori

Di Francesco Pesante
8 Aprile 2024
in Inchieste
Marco Raduano; nel riquadro, Francesco Scirpoli e Matteo Lombardi

Marco Raduano; nel riquadro, Francesco Scirpoli e Matteo Lombardi

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“Sono entrato nel clan Lombardi-Scirpoli-La Torre in seguito all’omicidio di mio cognato Gianpiero Vescera per contrastare il gruppo di Miucci”. Lo ha svelato Marco Raduano detto “Pallone”, 40enne pentito di mafia ed ex boss del clan omonimo di Vieste, alleato ai manfredoniani Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese” e Pasquale Ricucci alias “Fic secc”, il primo oggi all’ergastolo il secondo ucciso nel 2019.

Raduano ha deciso di collaborare in seguito alla sua cattura, avvenuta dopo circa un anno di latitanza. A Nuoro, da dove evase clamorosamente, stava scontando circa 20 anni definitivi per mafia e droga ma su di lui pende anche un ergastolo in primo grado nel processo “Omnia Nostra” per gli omicidi di Giuseppe Silvestri (eseguito insieme a Matteo Lombardi) e Omar Trotta (fu il mandante) e per il tentato omicidio di Giovanni Caterino (era nel commando armato).

“Fino a quel momento (l’omicidio Vescera, ndr) – ha ricordato Raduano ai magistrati della Dda di Bari – ho fatto parte del gruppo Li Bergolis-Miucci. Conoscevo già da anni Ricucci e Lombardi perché li ho aiutati diverse volte su Vieste. A seguito della mia scarcerazione ho preso contatti tramite Della Malva, Scirpoli e D’Ercole. All’epoca del mio ingresso, Mario Luciano Romito era vivo, ma detenuto; i suoi pari erano Ricucci e Lombardi. lo, dopo l’omicidio di mio cognato mi sono accreditato con loro dicendogli tutti i particolari sul gruppo di Miucci. Della Malva aveva contatti molto stretti con Scirpoli Francesco. Ho avuto diversi summit con loro. lo sono andato da D’Ercole Leonardo a Macchia e poco dopo sono stato chiamato da Ricucci. All’inizio loro erano diffidenti, ma poi hanno visto che gli ho riferito tanti particolari utili ed inerenti ai pericoli che correvano”.

Il collaboratore di giustizia ha svelato che i summit di mafia avevano “una cadenza settimanale. Una volta mi hanno portato anche una foto di Caterino e io gli ho dimostrato che lo conoscevo. Molti dei fatti che gli ho riportato erano stati compiuti da Perna senza il mio benestare; lui, nel periodo in cui sono stato detenuto, si era avvicinato a Miucci per il quale aveva compiuto diverse azioni”.

Raduano ha fatto riferimento a Giovanni Caterino detto “Giuann Popò”, condannato in via definitiva all’ergastolo per la strage di San Marco in Lamis del 2017 e a Girolamo Perna alias “Peppa Pig”, suo rivale a Vieste, ammazzato nel 2019.

Poi ha indicato i vertici dell’organizzazione: “Su Manfredonia i capi erano Lombardi Matteo e Ricucci Pasquale. La Torre (Pietro, ndr) era il loro referente. Poi c’erano Michele e Leonardo D’Ercole, zio Mario (Scarabino, ndr), parente di Ricucci. Questo gruppo faceva omicidi, rapine ai portavalori, anche in diverse parti d’Italia con altre organizzazioni ed aveva il controllo sulla droga, commetteva estorsioni ed era inserito nel mercato ittico. Una volta Lombardi Matteo mi chiese di dire ad una delle principali pescherie di Vieste, gestita da il cafone, di acquistare il pesce da suo figlio Lombardi Michele, anche se il prezzo era superiore”.

L’influenza mafiosa e le vacche

Molto influente la frangia mattinatese dell’organizzazione criminale: “Il gruppo di Mattinata era composto da Scirpoli Francesco che faceva le veci di Romito Mario Luciano. I fratelli Quitadamo Andrea ed Antonio, Notarangelo Franco, detto ‘Natale’, Gentile Pio Francesco. Erano molto vicini a Lombardi e Ricucci e si occupavano di omicidi e rapine. Notarangelo si occupava di droga su Mattinata. Invece, La Torre era il referente per la droga su Manfredonia. L’influenza mafiosa del gruppo, intesa come capacità di controllo sul territorio guadagnata principalmente con gli omicidi e le intimidazioni, era su tutto il Gargano. Fino a quando sono stato in libertà, non ho dato soldi a loro. Successivamente alla morte di Perna, Della Malva ha stabilito un accordo per il quale versava alla fazione di Manfredonia e Mattinata diecimila euro al mese”.

Gli inquirenti hanno sottoposto a Raduano una serie di foto di boss e picciotti del clan per ottenere riscontri dal pentito. “Pallone” ha confermato di conoscere quasi tutti i membri, soffermandosi su ruoli e incarichi. “I D’Ercole erano molto vicini a Ricucci Pasquale. Michele che ha una ditta di movimento terra, in occasione di alcune rapine ha agevolato la fuga degli autori, nascondendoli nel doppiofondo di un camion di sua proprietà. È inserito nel settore dell’edilizia e si accaparrava diverse opere pubbliche. Collaboravano anche con La Torre per la gestione della droga; in questo ambito compivano delle intimidazioni. So che hanno malmenato un certo Pacillo per le attività di spaccio. Leonardo (D’Ercole, ndr) era un mio referente per quando dovevo incontrare Ricucci. Lui ha anche partecipato ad alcuni di questi incontri, durante i quali ci aggiornavamo sulle vicende criminali del gruppo”.

Su Giuseppe Pio Impagnatiello ha riferito: “Un ragazzo molto vicino a La Torre Pietro. Era un suo factotum”. Mentre “Zio” Mario Scarabino “era un referente di Ricucci su Manfredonia”.

Poi sulla collaborazione tra famiglie: “Ci siamo sempre aiutati a vicenda. Non so come si regolassero loro. Io su Vieste avevo imposto che ci occupassimo delle spese legali e di uno stipendio alle famiglie. I soldi erano provento delle attività di spaccio. So che il gruppo di Manfredonia era molto unito sotto il profilo criminale”.

Rivelazioni anche sui proventi delle rapine ai portavalori: “Spesso reinvestiti sull’acquisto di bestiame, mucche. In particolare Scirpoli, La Torre, i Quitadamo e Ricucci imponevano il controllo sul territorio del Gargano attraverso le vacche che mantenevano al pascolo allo stato brado. Erano un mezzo per delimitare i territori di appartenenza. Una imposizione che viene fatta a tutta la popolazione; chi si sottraeva o denunciava veniva minacciato o subiva danneggiamenti. In particolare i Quitadamo avevano fatto un metodo, soprattutto nella zona di Mattinata”.

I soldi del clan e le “soffiate”

I magistrati hanno incalzato Raduano anche sui patrimoni del clan. Fari accesi sui beni del boss Matteo Lombardi: “Aveva una villa dove abitava a Siponto, ma non ci sono mai stato. So che a Milano ha qualche abitazione di proprietà dove si trasferiva quando pensava che potesse essere arrestato per qualche operazione di polizia. Della villa a Siponto so già da quando ero nel gruppo di Miucci perché lui lo aveva fatto monitorare da persone a lui vicine. So che Lombardi investiva i suoi soldi nel campo delle auto. So che gli appartenenti al gruppo di fuoco avevano a disposizione un notevole patrimonio, provento soprattutto delle rapine ai portavalori. Per giustificare il proprio patrimonio, soprattutto Lombardi si preoccupava di avere delle attività di copertura. Per esempio, il reinvestimento nel settore delle auto so che è coinvolto un certo Ciuffreda di Mattinata; io stesso ho acquistato delle auto da lui ed ho aggiustato il prezzo tramite Lombardi. Ciuffreda, anni fa, è stato arrestato per un’arma. Il sospetto era che a farlo arrestare era stato Scirpoli Francesco (in “Omnia Nostra” ci sono riferimenti a contatti sospetti tra Scirpoli e tale “Matteo il poliziotto”, ndr); di questo fatto me ne ha parlato Miucci quando ero nel suo gruppo. Quando poi, sono transitato nel gruppo Romito, l’ho riferito a Scirpoli che subito ha detto a Lombardi che Ciuffreda aveva fatto il doppio gioco. Lombardi gli ha chiesto di lasciar correre perché in caso di ritorsioni avrebbe perso molti soldi”.

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Tags: Raduano
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