Visite ambulatoriali in “intramoenia”, scatta la sospensione per due medici al Policlinico “Riuniti” di Foggia. Il direttore generale, Giuseppe Pasqualone, dopo aver preso atto del parere della commissione di verifica, coordinata dalla dottoressa Tiziana Tonti, ha sanzionato i due camici bianchi, vietandogli di erogare prestazioni fuori dal normale orario di lavoro rispettivamente per 2 e 3 mesi. La questione si lega al tema particolarmente sentito del recupero delle liste d’attesa e al miglioramento della produttività richiesto per fornire una risposta più celere ai cittadini e migliorare i conti delle aziende sanitarie.
VISITE SENZA TIMBRARE
Il primo caso è emerso durante una ispezione del Nas dei Carabinieri effettuata presso gli uffici del Cup (Centro unico di prenotazione) e all’area Personale. È risultato che il medico, nel periodo dal 1° gennaio 2022 all’8 agosto 2023, “ha esercitato l’attività libero professionale intramuraria senza aver effettuato la timbratura, in entrata ed in uscita, con l’apposito codice A108 con il quale si individua lo svolgimento della libera professione”. Il regolamento sul punto parla chiaro: “L’ALPI svolta negli spazi aziendali dal personale dipendente autorizzato e dal personale universitario, deve essere obbligatoriamente rilevata da apposito codice di timbratura della presenza in entrata e in uscita”. Pertanto la commissione, all’unanimità, ha proposto la “sospensione dall’esercizio”, che è stata accolta dal direttore generale. Nonostante le controdeduzioni addotte dal dottore, è stata confermata integralmente la posizione dell’azienda, che lo ha sospeso per 2 mesi.
Nel secondo caso, a seguito di verifiche degli uffici, è stata rilevata un’anomalia non di poco conto: le attività di libera professione erano addirittura superiori a quelle per le attività istituzionali. Tutto è partito da una mail del dirigente che, ad ottobre 2023, comunicava al Policlinico di “voler sospendere l’attività istituzionale ambulatoriale, in quanto non gli venivano corrisposti gli emolumenti dell’attività intramoenia a seguito di verifiche da parte dell’area del Personale”.
Il direttore amministrativo, Elisabetta Esposito, ha definito “gravi” le dichiarazioni contenute nella comunicazione, invitando l’organo paritetico di promozione e verifica dell’Alpi ad “esprimere un parere preventivo al Direttore Generale in merito alle azioni da intraprendere nei confronti del dirigente medico in questione nel rispetto delle procedure previste dal regolamento aziendale”. In effetti, dalle verifiche sull’attività ambulatoriale del reparto nel sesto bimestre 2023, sarebbe emerso che le prestazioni in Alpi sono state prevalenti rispetto a quelle ordinarie di servizio.
“Il dirigente della strutture Gestione CUP e Libera Professione avendo verificato quanto contestato – è riportato in delibera -, con nota dell’11 gennaio 2024 comunicava al direttore della struttura cui afferisce il medico e ai dirigenti medici coinvolti nell’attività di prendere atto del disallineamento dei volumi e invitava i dirigenti medici interessati, nonché il direttore di struttura a porre in atto con estrema sollecitudine ogni misura utile al superamento di tale criticità al fine di non incorrere in una eventuale revoca e/o sospensione dall’esercizio dell’ALPI”. In questo caso la sospensione all’esercizio della libera professione è di 3 mesi. “Alla base delle indicazioni fornite al direttore generale ci sono state verifiche approfondite, fatte da una commissione composta da 12 persone – spiega Tonti a l’Immediato -. Le verifiche sui medici vengono fatte ogni 2 mesi, gli uffici fanno approfondimenti periodici per garantire il rispetto dei regolamenti, regionale e aziendale. Il semaforo rosso scatta appena emerge la sproporzione tra l’attività istituzionale e la libera professione”, conclude.
COME FUNZIONA L’ALPI
Il sistema, previsto dalla legge, permette ai medici di un ospedale di erogare prestazioni al di fuori del normale orario di lavoro, utilizzando le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Le prestazioni sono generalmente le medesime che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione. Si può accedere al servizio sia attraverso il Cup che direttamente, rivolgendosi alla struttura di riferimento. Il costo sostenuto dal paziente, mediamente, è ripartito nel modo seguente: 70% al medico e 30% all’azienda.











