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Home - “In me non c’è che futuro”. “Pietra di Scarto” e “Tavola Valdese” per l’inclusione socio lavorativa delle persone in esecuzione penale

“In me non c’è che futuro”. “Pietra di Scarto” e “Tavola Valdese” per l’inclusione socio lavorativa delle persone in esecuzione penale

Fragasso: "È importantissimo poter realizzare esperienze come questa su un bene confiscato alla mafia"

Di Redazione
21 Febbraio 2024
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cultura&Società
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È partito ad ottobre 2023 “In me non c’è che futuro”, il nuovo progetto della Cooperativa Sociale “Pietra di Scarto”di Cerignola, realizzato con il sostegno dei fondi “Otto per Mille” della Chiesa Valdese.

Ispirandosi ad una frase di Adriano Olivetti, l’attività si pone l’obiettivo di realizzare l’inserimento socio lavorativo di due persone in esecuzione penale, attraverso la formazione, il lavoro e il sostegno psicologico.

“Chi ci conosce – afferma Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa – sa quanto per noi il tema della giustizia sociale e dei diritti sia una priorità. E di come questa tematica spesso converga con il recupero sociale e lavorativo delle persone che stanno vivendo esperienze di giustizia, siano esse in carcere o in esecuzione esterna”.

Grazie al finanziamento del Bando “Otto per Mille” della Chiessa Valdese la Cooperativa ha attivato due borse lavoro con l’obiettivo di realizzare una formazione specialistica “on the job” e di professionalizzare i due beneficiari sia nelle fasi di lavorazione agricola, sia nell’attività di trasformazione agro-alimentare.

Sede dell’attività è il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, bene confiscato alla mafia che la Cooperativa gestisce dal 2010, e sul quale si coltivano olive, pomodori, orticole, uva e frutta.

Dal 2021 è stato attivato anche un opificio per la trasformazione del pomodoro dove ogni estate vengono realizzate passate, pelati e lavorazioni al naturale (circa 100.000 vasi) che sono distribuite in Botteghe di Commercio Equo e Solidale, Negozi Bio e Gastronomie di tutta Italia.

“È importantissimo poter realizzare esperienze come questa su un bene confiscato alla mafia, evidenziando in maniera certamente potente quell’anima di “bene comune” che luoghi come questo hanno a Cerignola, terra di mafia ma, soprattutto, terra di Giuseppe Di Vittorio e culla del diritto del lavoro”, continua Pietro Fragasso.

Quello che ci interessa è riuscire, attraverso una relazione quotidiana basata sulla positività e sulla costruzione di un’autostima, a generare competenze che possano aiutare un cambio di prospettiva nella lettura della realtà. Pensando al lavoro come ad una rappresentazione di sé: imparando a potare una pianta o producendo una passata di pomodoro io rappresento me stesso, raccontando una nuova storia di me”.

“Con Nino e Franco (le due persone protagoniste del progetto) programmiamo le attività condividendo e approfondendo i vari aspetti del lavoro” – afferma Giuseppe Mennuni, Responsabile Agricoltura della Cooperativa.

“E’ sempre una grande soddisfazione vedere come il “dare fiducia” riesca a liberare le persone e doni una maggiore serenità, facendo provare sensazioni nuove, fondate sulla responsabilità e sul rispetto verso sé e verso gli altri. E questo è il senso più profondo del lavoro che facciamo”.

Il progetto prevede anche la possibilità di garantire supporto psicologico alle persone coinvolte, garantendo un processo di accompagnamento e di miglioramento delle relazioni con il circostante e anche con i propri familiari.

“Molto spesso pensarsi al futuro è il modo migliore per porre i primi passi utili ad un cambiamento che può essere personale, ma anche collettivo e comunitario” – conclude Fragasso.

“La nostra piccola esperienza, che va avanti dal 1996, ci racconta che solo condividendo la sorte e la fatica con chi cammina ad un passo diverso dal nostro, si possono attivare nuove letture del circostante, mettendo tutte e tutti in viaggio verso quello che è l’obiettivo comune: la giustizia sociale o, per dirla ancora meglio, la felicità”.

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Tags: Pietra di Scarto
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