Fino a 1.200 euro al giorno per coprire i turni negli ospedali della provincia di Foggia. Il fenomeno dei “medici gettonisti”, palesatosi da tempo al Nord, comincia a prender piede in Capitanata. L’Asl li sta utilizzando negli ospedali di Manfredonia e San Severo per coprire i turni, in particolare in Radiologia. I camici bianchi “a chiamata” arrivano prevalentemente dalla Bat: sarebbero regolarmente assunti negli ospedali della sesta provincia e presterebbero le prestazioni aggiuntive rispetto all’attività ordinaria nelle corsie dei nosocomi foggiani. Con un problema: nella stessa giornata si spostano per eseguire il lavoro, senza un adeguato riposo, per riprendere servizio la mattina successiva nell’azienda di provenienza.
“In tali condizioni la lucidità e l’efficienza vengono compromesse e si rischia anche l’errore medico – ci viene riferito da alcuni addetti ai lavori -. Inoltre, spesso non hanno familiarità con i pazienti, non conoscono il loro percorso e debbono basarsi solo su freddi referti a loro volta eventualmente fatti da altri gettonisti che li hanno preceduti”.
I camici bianchi “a chiamata” arrivano prevalentemente dalla Bat
La “guerra” del ministro della Salute
A novembre del 2022, i carabinieri dei Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, avevano condotto mirati servizi di controllo su tutto il territorio nazionale in strutture sanitarie e socio-assistenziali pubbliche e private, che per sopperire alla carenza di personale e garantire l’erogazione minima dei servizi di cura ed assistenza, ricorrono a contratti di appalto per professionalità sanitarie (medici, infermieri e operatori sanitari) forniti da società esterne, solitamente riconducibili a cooperative. Le verifiche portarono alla segnalazione di 205 persone in totale, tra responsabili di cooperative, titolari di strutture sanitarie e operatori sanitari, di cui 83 all’autorità giudiziaria e 122 a quella amministrativa, riporta il Ministero della salute. Scattarono anche 8 deferimenti.
Milanese di Confcooperative Sanità: “Un modello speculativo che non aiuta e non fa crescere il Ssn”
Inoltre, venne accertata la fornitura di medici da parte di cooperative con età anagrafica superiore a quella stabilita da contratto, anche sopra i 70 anni, e l’impiego esternalizzato di risorse umane non adatto a esigenze di specifici reparti ospedalieri, come la fornitura presso reparti di “ostetricia e ginecologia” di personale sanitario, tra cui medici generici, non formato a gestire parti cesarei o, ancora, personale medico da impiegare presso il pronto soccorso non specializzato in “medicina di urgenza”. Dopo l’indagine, il ministro Salute Orazio Schillaci aveva dichiarato “guerra” al sistema, dando un ultimatum alle Regioni di mettere fine a questa pratica a fine anno. Nel suo intervento alla tavola rotonda ‘Pnrr e welfare nuove sfide per le Regioni’ di ottobre scorso aveva dichiarato: “È inaccettabile questo, scusatemi. L’ho scoperto io, prima non si parlava dei medici a gettone e un mese dopo che sono diventato ministro abbiamo mandato i Nas e abbiamo trovato una serie di irregolarità incredibili”. Anche Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative Sanità, lo ha definito “un modello speculativo che non aiuta e non fa crescere il Ssn, ma distrae risorse importanti fuori da ogni programmazione”.
La risposta (sbagliata) alla carenza di medici
Guadagnare fino a 1200 euro al giorno per un turno di lavoro nella sanità italiana non solo è possibile, ma è una realtà e, nel contempo, una piaga che affligge il Sistema sanitario nazionale. Sin dal 2011 il Governo ha iniziato con tagli progressivi i fondi alla sanità e, cosa ancor più grave, ha sbagliato completamente la programmazione sanitaria introducendo i numeri chiusi alle facoltà di medicina e riducendo contestualmente in modo drastico il numero di medici attivi sul territorio italiano. La mancanza di medici negli ospedali (ne mancano oltre 30.000) ha permesso al “sistema” di introdurre nuove figure professionali, spesso consorziate in cooperative, a detta di chiunque costosissime e inefficienti. Parliamo dei cosiddetti medici “gettonisti” ovvero medici a chiamata, i quali percepiscono – per un singolo turno di lavoro – fino a 1200 euro al giorno.
Teoricamente possono arrivare ad intascare 36mila euro al mese
Per coprire 30 giorni in assenza del relativo medico assunto, il gettonista può quindi arrivare a percepire, in linea teorica, anche 36.000 euro al mese. Moltiplicato per tutti medici mancanti e da sostituire è facile immaginare l’enorme danno per le casse del SSN che, per recuperare, taglia risorse altrove creando disservizio e liste d’attesa improponibili. I gettonisti sono “consentiti” nei reparti di urgenza ed emergenza. Per dirla brevemente, laddove è richiesta una specializzazione e particolare competenza che invece non sono tecnicamente requisiti richiesti nella chiamata a gettone. Uno dei possibili rimedi a questo enorme spreco e inefficienza è l’adeguamento dei tetti di spesa riservato all’ospedalità privata accreditata e convenzionata, la quale è strutturata e possiede il personale adeguato, la professionalità e le strutture necessarie a contenere la spesa pubblica offrendo un servizio di primaria qualità.
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