Ventiquattro anni dalla morte di Matteo Di Candia, vittima della mafia foggiana. Il 21 settembre del 1999, l’anziano stava festeggiando il suo onomastico al bar Elia di Foggia. Doveva essere una serata come tutte le altre ma purtroppo non fu così.
Un gruppo di sicari, forse calabresi, giunse sul posto per una spedizione di morte nei confronti di alcuni esponenti di spicco delle batterie foggiane. Un regolamento di conti durante una delle guerre di mafia più cruente della città. I “pistoleri”, probabilmente scarsi conoscitori del luogo, spararono all’impazzata con l’intento di uccidere i boss Federico Trisciuoglio alias “Enrichetto lo Zoppo”, capo della batteria Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese e il suo compare Salvatore Prencipe detto “Piede veloce”. Un terzo obiettivo era invece Leonardo Piserchia detto “Pastina”, quest’ultimo scampato alla strage del Bacardi del 1986. Nessuno dei tre obiettivi venne eliminato, per loro solo qualche ferita, ma un proiettile vagante costò la vita al povero Di Candia. Piserchia fu comunque ammazzato il 24 ottobre dello stesso anno in via del Risorgimento. Trisciuoglio è deceduto per cause naturali a ottobre 2022 mentre Prencipe è stato ucciso lo scorso 20 maggio in viale Kennedy.
Quello di via Fania fu uno dei tanti agguati che a cavallo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 macchiarono di sangue la città di Foggia. Di Candia, da molti dimenticato, è realmente una delle vittime innocenti della mafia locale, completamente estraneo a logiche malavitose. Quel giorno era “al suo posto”, in un bar, a festeggiare una ricorrenza.
Lo hanno ricordato così i rappresentanti del Presidio di Libera Foggia “Nicola Ciuffreda e Francesco Marcone”: “Stava festeggiando il suo onomastico. Era in tranquillità, con qualche amico, forse stavano parlando della partita o di qualche piccolo problema di salute. Aveva 62 anni ed era in pensione. Matteo, in quel giorno di festa si trovò nella traiettoria dei proiettili e fu ucciso. A Matteo abbiamo dedicato una lettera rinnovando l’impegno di tenere viva la sua memoria e l’impegno di liberare Foggia dalla presenza mafiosa”.
“Ciao Matteo!
Oggi, 21 settembre, ė il giorno in cui la tua vita si ė fermata, ma ė anche il giorno del tuo onomastico e noi vogliamo riprendere da dove hai lasciato tutti, 24 anni fa.
Seduto al tavolino, chiacchierando con gli amici, non hai avuto modo di accorgerti che sarebbe stato il tuo ultimo festeggiamento terreno.
Ho cercato e ricercato tue notizie, una tua foto, un racconto di qualcuno che ti ha conosciuto, ma non ho trovato niente!… qualche articolo di giornale in cui viene riportato il tuo nome, ma niente di più.
Eppure noi vogliamo ricordarti, perché fare memoria ci aiuta a capire da che parte stare: quella di chi vuol vivere tranquillo la sua vita in una città dove puoi stare con gioia in un bar a festeggiare con gli amici, senza che qualcuno, all’indomani, possa scrivere “ucciso per caso”; “si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato”.
Quali sono, allora, i posti giusti per festeggiare il proprio onomastico, per salutare gli amici, per trascorrere il proprio tempo? E qual è il momento giusto per farlo?
No, Matteo, non eri tu a trovarti in un posto sbagliato, non era quello il momento sbagliato! Se ognuno di noi dovesse pensare che prima di compiere qualunque azione possa incontrare chi sceglie di vivere a mano armata, pronto ad uccidere per vendetta per prevaricazione, per malvagità… nessuno di noi potrebbe più vivere!
No Matteo, oggi siamo qui per dirti che eri al posto giusto e che al posto tuo ci potevamo essere noi! Quello che ti è successo, in una città in cui si tace, si nasconde, ci si gira dall’altra parte…quello che ti è successo, può succedere ad ognuno di noi. Ė già successo ad uomini, donne, bambini che vivevano semplicemente la propria vita e l’hanno vista interrotta da un atto di violenza, a volte “per caso”.
Buon onomastico Matteo!”
(In alto, una foto dell’epoca della gazzetta del mezzogiorno)








