Un flop giudiziario il processo “Araneo” sul traffico di droga a Foggia. La maxi operazione dell’ottobre 2020 contro alcuni esponenti di spicco del clan Moretti-Pellegrino-Lanza si è sgretolata, almeno in primo grado, davanti ai giudici del tribunale cittadino. Ben 14 assoluzioni e soltanto 5 condanne, alcune pesanti, a carico degli imputati.
L’accusa aveva chiesto oltre 120 anni di reclusione ma ne sono stati inflitti poco più di 50. Di questi, ben 18 a Gianfranco Bruno detto “Il primitivo”, nome storico della malavita foggiana, già in carcere per altri reati. Secondo l’impianto accusatorio, Bruno era a capo di un vasto giro di spaccio in città ma anche fuori provincia. Al vertice, insomma, di una vera e propria “rete” della droga come fosse la tela di un ragno che si allarga sempre più. Da qui il nome del blitz “Araneo”. Foggia, infatti, avrebbe fornito di cocaina, hashish e marijuana anche le province di Chieti e Potenza.

8 anni sono stati inflitti a Giuseppe Albanese detto “Prnion”, già condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di Rocco Dedda, a 18 anni per mafia in “Decima Azione” ed è sotto processo per il tentato omicidio di Roberto Sinesi e del nipotino di quest’ultimo.
Completano il quadro dei condannati Luigi Valletta e Giovanni D’Atri (13 anni a testa per narcotraffico) e Daniele Vittozzi (3 anni per spaccio).
Secondo le carte dell’inchiesta, Gianfranco Bruno, grazie ad una spartizione delle zone di “influenza” in seno alla “Società Foggiana” – l’aggravante mafiosa è stata esclusa durante il processo – sarebbe stato a capo di un proprio sodalizio con base logistica ed operativa ubicata a Foggia, con un “raggio d’azione” che abbracciava l’intero hinterland dauno con mire espansionistiche in Abruzzo e Molise.
Il quartier generale sarebbe stato l’abitazione di Bruno, frequentata sistematicamente dai sodali, che la consideravano una sorta di “baluardo inespugnabile”, alla luce proprio della caratura criminale del “Primitivo”, e che veniva quindi utilizzata come luogo di incontro per la pianificazione e l’elaborazione delle strategie criminali del gruppo.
In numerose conversazioni intercettate emerse non solo la conoscenza delle sostanze stupefacenti più richieste sulla “piazza” dello spaccio della droga, ma anche di quelle considerate più pregiate, come ad esempio la “Louis Vuitton” e “Sd”, particolari qualità di hashish, così chiamate convenzionalmente per il marchio stampato sopra.
Raffica di assolti, dunque. Si tratta di Pasquale Pio Granato, Giacomo Del Borrello, Potito Santoro, Letre Rodriguez Trujillo, Antonio Ventura, Ivan Ventura, Antonio Stefano Esposito, Antonio Scalzulli, Sabatino Tozzi, Christian Pio Trimigno, Gennaro Valerio, Saverio Basto, Saverio Bruno e Maurizio Aprile.
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