“Tra un po’ non basterà più ‘armare’ la penna di qualcuno, anche quella di chi dovrebbe ‘semplicemente’ limitarsi a svolgere un ruolo di comunicazione che prima di tutto è istituzionale, essendo lautamente pagato con i soldi di tutti – non doveva essere gratuito? – occorrerà occuparsi dei problemi della città, occorrerà farsi trovare pronti. Loro non lo saranno”. Così esordisce il Pd di Manfredonia che in una nota accende i riflettori sul futuro del calcio in riva al golfo. Dopo le dimissioni del presidente Giuseppe Di Benedetto, ampiamente anticipate da l’Immediato, incombe il rischio di mancata iscrizione alla prossima Serie D. Sul tavolo almeno due questioni, i lavori non ancora ultimati allo stadio Miramare e la gestione della struttura.
“Era il mese di novembre 2022 quando il Partito Democratico con queste parole auspicava, in un comunicato pubblico, la risoluzione delle criticità legate all’impianto sportivo Miramare e alle sorti della squadra della città – prosegue il Pd -. Otto mesi dopo siamo sull’orlo del baratro: un presidente dimissionario, una tifoseria in preda ad una crisi di nervi e una gestione confusionaria della cosa pubblica che continua a colpire al cuore interessi vitali della città. Non abbiamo mai strumentalizzato la passione dei tifosi che giustamente non hanno colori politici ma una fede a cui aggrapparsi nei momenti delicati, una valvola di sfogo dai problemi quotidiani, 90 minuti di spensieratezza in cui mettere da parte dolori e delusioni. Ma non possiamo tacere di fronte all’ennesima incredibile farsa messa in piedi nelle ultime settimane, e che ha visto nelle ultime ore un epilogo drammatico”.
Poi una serie di quesiti: “Poche semplici domande, a chi è affidata e per quanti anni la gestione dell’impianto sportivo ‘Miramare’ di proprietà del Comune di Manfredonia? Nella società che si è aggiudicata la gestione dell’impianto chi sono le persone che detengono le quote? Ci sono lavori di adeguamento da effettuare, propedeutici all’agibilità dell’impianto? Se la risposta fosse affermativa, a chi spetterebbero questi lavori? L’approssimazione e l’assenza totale di un profilo istituzionale hanno compromesso una stagione calcistica, partita sotto i migliori auspici con la promozione nei Dilettanti della squadra della città, a tal punto da mettere a repentaglio l’esistenza stessa di una storia lunga 90 anni”. A parere del Pd “c’è una responsabilità politica dal momento in cui il sindaco si rende protagonista delle vicende legate al calcio e alle sorti societarie con una sovraesposizione mediatica che come già ribadito in passato non può che ritorcersi contro”.
E rispunta il nipote del sindaco
Dopo il caso della legittimazione dei Polder di Siponto per i quali è stato affidato incarico ad Elisabetta Santoro, moglie di Michele Prencipe, nipote del sindaco Gianni Rotice, ecco che la stessa parentela spunta anche nella vicenda stadio.
Ma andiamo per gradi. Sul caso “Miramare” si è espresso così l’ex sindaco, Angelo Riccardi: “La valorizzazione del campo sportivo – scrive – a partire dalla sua consegna il 23 giugno 2021, ha richiesto ben 22 mesi, con il certificato di ultimazione dei lavori rilasciato solo il 23 aprile 2023. Parliamo di una superficie di circa 7.000 metri quadrati di erba artificiale e della sistemazione della copertura della tribuna, lavori che sembrano essere sfuggiti all’attenzione generale. Gli interventi sono stati realizzati in assenza delle previste autorizzazioni previste dalla legge, ma al Comune di Manfredonia, a partire dal Rup, pensano di poter applicare le norme utilizzate per il ponte Morandi di Genova.
Naturalmente, la proclamata conclusione dei lavori non ha risolto alcun problema. Si attende ancora il collaudo delle opere, l’omologazione sportiva da parte della Commissione Campi (che verifica la conformità dell’impianto alle norme federali della Figc), l’omologazione del terreno in erba artificiale per le partite fino alla Serie D da parte della LND e, per finire, il rilascio del certificato di agibilità da parte della Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo nominata dalla Prefettura di Foggia. Insomma, c’è ancora parecchio da fare”.
E aggiunge: “Non posso esimermi dal menzionare il solito nipote del sindaco che sembra avere un ruolo di rilievo anche in questa vicenda, essendo il direttore dei lavori al Miramare. Ironia della sorte o coincidenza? Chissà. Ma una cosa è certa, il suo coinvolgimento solleva ancora più dubbi sulla trasparenza e l’equità delle decisioni prese. Non posso fare a meno di chiedermi quali siano i criteri di selezione che portano a coinvolgere questo parente nelle opere pubbliche della città, palesando eventuali conflitti di interesse. Per non parlare del dilagante nepotismo, sul quale mi soffermerò in un’altra occasione.
E a proposito di presunti conflitti di interesse che coinvolgono il sindaco, voglio solo far notare che Di Benedetto, presidente del Manfredonia Calcio è giunto a scrivere testualmente in una pec ‘la stessa società <<Manfredonia Miramare>> ha come rappresentante legale il Sig. Collicelli Iraldo, immediatamente riconducibile al Dominus di circostanza’. Dichiarazioni gravissime sulle quali, si spera, gli organi preposti possano fare chiarezza”.
Le responsabilità del sindaco Rotice
Riccardi è un fiume in piena: “Vorrei ora soffermarmi sul progetto di scissione che ha portato alla concessione del Campo Sportivo Miramare dalla Società Manfredonia Calcio 1932 S.S.D. a.rl. alla Società Manfredonia Miramare S.S.D. a.rl., scatenando una vera e propria ‘guerra’ tra il presidente della squadra di calcio e il sindaco di Manfredonia, con il rischio concreto che la squadra non venga iscritta al prossimo campionato di Serie D.
Ci sono diverse questioni che sollevano più di un dubbio sulle procedure amministrative utilizzate in questa vicenda. Ad esempio, ci chiediamo perché il Comune di Manfredonia abbia verificato i requisiti e approvato la scissione solo il 16 giugno 2023, a circa un anno dalla presentazione del progetto di scissione avvenuta il 13 aprile 2022 e dopo la conclusione dei lavori il 23 aprile 2023. Cosa sarebbe successo se la Manfredonia Miramare non avesse soddisfatto i requisiti richiesti dalla legge? Sono domande che meritano risposte, soprattutto considerando la ‘faida’ che ha visto contrapposti soggetti che in passato si sono mostrati uniti in ogni occasione, per poi diventare acerrimi nemici su una questione che sembrava chiara fin dall’inizio. Dall’altra parte, non è chiaro a chi e a quale titolo sia mancata finora la capacità di restituire alla città uno stadio che non serve solo alla Società Manfredonia Calcio 1932, ma a tutto il mondo sportivo locale”.
Poi l’ex sindaco conclude: “Insomma, un anno fa Rotice prometteva di completare il campo in meno di un anno e Di Benedetto di far promuovere la squadra in meno di due. Mi sembra evidente capire chi dei due sia riuscito a mantenere l’impegno preso. È chiaro che la responsabilità di questa situazione ricada sul sindaco e sulle istituzioni locali, che hanno fallito nel garantire un’adeguata gestione e la realizzazione delle promesse fatte al presidente e alla squadra”. (In foto, il Miramare; a sinistra, Di Benedetto; sotto, Riccardi; a destra, Rotice e il nipote Prencipe)
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