La sanità pugliese è in emergenza ormai cronica. Nell’ultima riunione della Giunta a guida Michele Emiliano è stata approvata la delibera con il nuovo piano ospedaliero, qualcosa che ricorda il periodo dell’emergenza Covid, con una differenza sostanziale: allora, in deroga alle norme, si poteva contare su assunzioni (soprattutto nel comparto), ora non più. Il risultato è quello di poter ampliare le dotazioni di letti nei reparti ma senza adeguarle sul fronte organizzativo e del reclutamento, visti i tetti di spesa rigorosi per una regione in affanno nei conti. L’assessore alla Sanità, Rocco Palese, ha parlato chiaramente di “emergenza” paragonabile al periodo pandemico, ringraziando i camici bianchi per lo “sullo spirito di abnegazione”, prospettando peraltro la garanzia di “giusti riconoscimenti economici”: “Oggi come allora — spiega — nulla si potrebbe fare senza il senso di responsabilità dei camici bianchi”.
Al momento, però, c’è solo l’accordo integrativo per il servizio 118. La Regione ha stanziato 1,5 milioni di euro per sopperire alle carenze di organico, particolarmente sentite nel periodo estivo, a Bari e nelle località turistiche. La giunta regionale prende atto che “la pianta organica risulta fortemente sottodimensionata, pari a 300 medici rispetto ai 530” che erano stati previsti nel 2004. E riconosce che gli incarichi sono ritenuti “poco remunerativi e usuranti, sebbene annualmente siano presenti parecchi aspiranti professionisti nella graduatoria regionale (336 nel 2022 e 253 nel 2023)”. Per questo ha deciso di riconoscere 26 euro in più dalla centosessantottesima ora di servizio. L’iniziativa, evidentemente, non può bastare. Per questo i sindacati sono sul piede di guerra, vista l’impossibilità di “lavorare di più con stipendi ancora bassi”.
Il piano
Il piano approvato, di fatto, non modifica l’impostazione delle rete ospedaliera della Regione Puglia, ma incrementa di 900 posti letto l’attuale programmazione. In particolare, è stata posta particolare attenzione alla istituzione dei posti letto di Medicina d’Urgenza e Accettazione presso gli Ospedali di II e I Livello nonché presso gli Enti ecclesiastici, al fine di migliorare la gestione del sovraffollamento dei Pronto soccorso. Inoltre, è stato previsto un incremento dei posti letto di riabilitazione e lungodegenza, al fine di facilitare il passaggio dalla fase acuta a quella post – acuta, consentendo dunque, un miglior utilizzo dei posti letto. Trattandosi di approvazione dello schema di Regolamento, si procederà alla presentazione del provvedimento alla Commissione consiliare permanente, per il previsto parere obbligatorio non vincolante. “Il piano – spiega l’assessore Palese – è stato concordato con i dg e discusso con il Ministero e nei fatti non modifica quanto già previsto, ma integra le dotazioni con riguardo soprattutto la lungodegenze e la riabilitazione”. Il provvedimento sarà altresì trasmesso al Ministero della Salute, per l’acquisizione del parere da parte del Tavolo tecnico sul D.M. n. 70/2015. La deliberazione di Giunta regionale è corredata di una puntuale analisi della produzione delle strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate,dell’analisi della mobilità nonché del personale in servizio. La rete ospedaliera sarà oggetto di apposito monitoraggio da parte del Dipartimento Promozione della Salute e de Benessere animale, volto a valutare i volumi e gli esiti di ciascuna Unità Operativa. Nel Foggiano aumentano i posti letto negli ospedali pubblici, 168 in più rispetto all’ultima programmazione. Al Riuniti 42 posti dislocati tra Cardiochirurgia, Chirurgia maxillofacciale, Chirurgia pediatrica, Ematologia, Grandi Ustionati, Malattie endocrine del ricambio, Neuroriabilitazione-Ortopedia, Traumatologia-Otorinolaringoiatra-Psichiatria-Reumatologia-Unità spinale-Urologia. Al Lastaria di Lucera 40 posti in Lungodegenti e Recupero e riabilitazione. Al Masselli Mascia di San Severo 30 posti letto in più in Lungodegenti-Neurologia-Pneumologia, al Tatarella di Cerignola 48 posti divisi tra Chirurgia generale, Lungodegenti, Nefrologia, Ostetricia e ginecologia, Otorinolaringoiatra, Unità coronarica, Urologia. Infine, al San Camillo de Lellis di Manfredonia 8 posti in più in Lungodegenti. La proposta di rimodulazione, fanno sapere da Bari, “sarà oggetto di apposito monitoraggio, da effettuarsi entro il primo semestre del 2024“.
La mobilità passiva: Foggiano da record
L’ambizione è quella di recuperare la spesa dei viaggi della speranza nelle altre regioni: una emorragia che vale quasi 43 milioni di euro per la sola provincia di Foggia (184 in tutta la Puglia). Le cifre riportate nella delibera sono dell’Ares e riguardano gli oltre 42mila ricoveri fuori regione nel 2021. Rappresentano il 10,4 per cento del totale, con un incremento del 16,4 rispetto all’anno precedente (prima del Covid erano 56mila e 738). Bisogna tener presente, tuttavia, che il numero complessivo delle degenze è ridotto rispetto al periodo pandemico. Nel 2021 sono stati 410mila, contro i 505mila del 2019. I pendolari della salute vivono soprattutto in provincia di Foggia (dove sono il 12% del totale), mentre nel Barese la percentuale scende a quota 7. Per ridurre l’impatto, la Regione ha chiesto più volte l’aiuto del privato. Ma nell’ultimo documento viene spiegato che non sono previsti ulteriori posti letto o risorse extra rispetto ai tetti di spesa già fissati per gli accreditati: “È stato stabilito l’avvio, da parte della Regione Puglia, di un processo di graduale riduzione della mobilità passiva – attività di ricovero – attraverso l’erogazione di prestazioni da parte delle strutture pubbliche e private accreditate. Dall’analisi – scrivono nel documento – è emerso che i Drg ‘fuga’ sono riconducibili alle seguenti discipline: ortopedia e traumatologia, chirurgia generale, neurochirurgia, cardiochirurgia, chirurgia vascolare, urologia, neuroriabilitazione, recupero e riabilitazione funzionale, oncologia, chirurgia toracica, ostetricia e ginecologia, otorinolaringoiatria”. L’obiettivo è quello di recuperare la gran parte dei 70 milioni della differenza tra il 2020 e il 2019 sul volume complessivo di oltre 121 milioni di euro nei confronti delle prime 6 regioni di destinazione (Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Veneto, Toscana e Marche)
A peggiorare le cose, il nuovo sistema di rimborso delle prestazioni che prevede una verifica dei Drg con cadenza mensile. L’effetto prodotto sui cittadini è solo uno: il limite viene spesso raggiunto nei primi 15 giorni di ogni mese, con la conseguente impossibilità da parte delle cliniche – come impone la legge – di poter rispondere adeguatamente a chi chiede visite ed esami diagnostici (tac, risonanze, ecc ecc) dopo il giro di boa mensile. “Le prestazioni erogate in eccedenza ai tetti di spesa, assegnati ad ogni singola struttura – scrive la Regione -, non potranno essere riconosciute ai sensi della legge regionale n.2/2011”. Così si alimentano i viaggi dei pazienti verso le regioni frontaliere per esami e visite di bassa complessità, con un esborso extra per le casse regionali.
La riorganizzazione del 118
Superata l’ormai annosa emergenza legata al periodo estivo, da settembre si metterà mano alla riorganizzazione del 118. Sul territorio della provincia di Bari si prevedono una riduzione dei medici in pianta organica, da 145 a 120, comunque al di sopra della dotazione, che è di 90. Le auto mediche passeranno da 15 a 16, però, e le autoambulanze con il medico a bordo (Mike) scenderanno da 15 a otto. A queste saranno affiancate altre otto ambulanze India con a bordo i soli infermieri. Nel Brindisino i medici nella proposta di organizzazione saranno 65 anziché 75, nella Bat da 50 a 45, nel Foggiano e nel Tarantino resteranno invariati (rispettivamente 130 e 60). Si tratta, insomma, di un accorpamento delle postazioni. “Il modello organizzativo individuato dal comitato tecnico — è scritto nella delibera — ricalca quello già sperimentato nel corso dell’anno 2022, che ha riscontrato un’aderenza qualificata, nell’ordine di circa l’80 per cento dei turni da coprire da parte dei medici che sono in organico”.
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