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Home - Direzione Pd, Enrico Letta: “Il simbolo rimanga così com’è. Siamo gli unici alternativi alla destra”

Direzione Pd, Enrico Letta: “Il simbolo rimanga così com’è. Siamo gli unici alternativi alla destra”

Di Redazione
6 Ottobre 2022
in Politica
Secretary of Italian party 'Partito Democratico' (PD), Enrico Letta, attends a press conference at Nazareno Pd headquater in Rome, Italy, 26 September 2022. (ANSA) - ROME, SEP 26 - Former premier and centre-left Democratic Party (PD) leader Enrico Letta said Monday he would not contest the party leadership in the PD's next congress that will assess a disappointing general election result.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Secretary of Italian party 'Partito Democratico' (PD), Enrico Letta, attends a press conference at Nazareno Pd headquater in Rome, Italy, 26 September 2022. (ANSA) - ROME, SEP 26 - Former premier and centre-left Democratic Party (PD) leader Enrico Letta said Monday he would not contest the party leadership in the PD's next congress that will assess a disappointing general election result. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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“La mia personale scelta è perché il simbolo rimanga esattamente così com’è, perché racconta il servizio all’Italia”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nella relazione alla direzione del partito, in corso al Nazareno.

Lunga giornata, oggi, per il Pd. La direzione convocata da Enrico Letta ha due soli punti all’ordine del giorno: analisi del voto e discussione sull’avvio del percorso congressuale. Ma si tratta di argomenti che possono portare il dibattito lontano. Per esempio, già si affaccia il primo nodo: per la scelta del nuovo segretario, primarie sì o primarie no? Tanto che il senatore Enrico Borghi, della segreteria Pd, ha avvertito: “I tempi non sono una variabile” la direzione “non deve essere e non sarà un traccheggio, un rinvio e un rimpallo”.

Mentre il governatore pugliese Michele Emiliano ha chiesto che non si trasformi in “un processo ai dirigenti”. La riunione – che sarà trasmessa sui canali social – dovrebbe essere l’occasione per il segretario per fissare la data dell’assemblea, primo passo del congresso, con le tappe e le durate. Tutto dipenderà dall’andamento del confronto. Non è solo una questione di ore necessarie a sviscerare le posizioni – sarà uno “sfogatoio”, scherzava un parlamentare – c’è anche la possibilità che ci siano aree del partito che preferiscono un percorso più articolato, senza disdegnare l’eventualità di avere più tempo per organizzare meglio la strategia. A quelle si è rivolto Alessandro Alfieri, coordinatore della corrente Pd degli ex renziani di Base rifomista, che guarda con favore alla candidatura di Stefano Bonaccini: “Mettiamo da parte tattiche dilatorie, magari travestite da nobili propositi di approfondire e riflettere”. Già qualche argomento che farà discutere è affiorato. Come quello delle primarie. Il vicesegretario Pd Peppe Provenzano (che ha escluso la sua candidatura) ne ha parlato a La Stampa: “La partecipazione non la realizzi con un giorno ai gazebo”. Da osservatore interessato, in quanto esponente di Articolo Uno (una forza che sembra destinata a un percorso convergente a quello dl Pd) Pier Luigi Bersani ha invece chiesto di cancellarle, sollevando le proteste di più di un esponente Pd: “Giù le mani dalle primarie”, ha scritto il senatore del Pd Dario Parrini. E Alfieri: sono “lo strumento attraverso il quale abbiamo fondato il Pd”. Le difende anche il senatore Francesco Boccia, della segreteria dem. Il segretario Letta le ha già indicate come apice di un percorso fatto di quattro tappe: la “chiamata” a “chi vuole partecipare a questa missione costituente”. Poi “i nodi”, per un dibattito sulle questioni da risolvere, compresi nome, simbolo, alleanze, organizzazione. Dopo il “confronto” sulle candidature. Infine: le “primarie”. Per definire il clima alla vigilia, un big del partito ha usato le immagini “della mossa al Palio di Siena o della melina nel calcio”, con tutti – specie i capicorrente – che si guardano in attesa di capire chi farà il primo passo e quale sarà. Insomma, per ora non c’è aria di un’intesa. Tantomeno sembra vicina una quadra sulle cariche da assegnare la prossima settimana, quando ci sarà la prima seduta del nuovo Parlamento. Un’ipotesi che è circolata è di prendere tempo confermando Debora Serracchiani capogruppo alla Camera e Simona Malpezzi capogruppo al Senato. “E’ un’opzione – spiegava un sponente di livello del Pd – ma più passa il tempo più perde consensi”. Anche per le altre cariche – come le vicepresidenze di Camera e Senato – voci danno in pole ministri uscenti o comunque esponenti di spicco del partito. Ipotesi che vengono bocciate da chi vorrebbe dare un segno di novità. E poi c’è la questione della rappresentanza femminile: “Nei prossimi giorni parteciperemo a passaggi istituzionali decisivi per la definizione del profilo dell’opposizione – ha scritto su Facebook l’esecutivo della Conferenza nazionale delle donne del Pd – l’elezione delle presidenze dei gruppi e di Camera e Senato. Diciamo fin d’ora che non sosterremo proposte che non siano paritarie”.

Tags: pd
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