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Home - Inflitti 60 anni di carcere a tre uomini della mafia foggiana, la sentenza di “Decima Azione”. C’è anche un assolto

Inflitti 60 anni di carcere a tre uomini della mafia foggiana, la sentenza di “Decima Azione”. C’è anche un assolto

Di Francesco Pesante
3 Maggio 2022
in Cronaca
Da sinistra, Fabio Tizzano, Giuseppe Albanese e Giuseppe Spiritoso

Da sinistra, Fabio Tizzano, Giuseppe Albanese e Giuseppe Spiritoso

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Pene molto importanti nel processo “Decima Azione” alla mafia foggiana, filone che contrariamente a quello di Bari (rito abbreviato) si è svolto a Foggia. 18 anni e due mesi a Giuseppe Albanese, 21 anni e due mesi a Giuseppe Spiritoso e 21 anni a Fabio Tizzano, tutti ritenuti appartenenti al clan Moretti. Assolto invece Lorenzo Spiritoso.

A pena espiata, Giuseppe Spiritoso dovrà essere destinato ad una colonia agricola per un anno mentre gli altri due sottoposti a libertà vigilata per tre anni. Novità rilevante, i condannati (primo grado) dovranno risarcire le parti civili.

Condanne piuttosto in linea con le richieste dell’accusa, eccezion fatta per Lorenzo Spiritoso. Il pm Capano della Dda di Bari aveva chiesto 22 anni per Giuseppe “Papanonno” Spiritoso, 9 anni e 4 mesi per il figlio Lorenzo, 20 anni a Giuseppe Albanese alias “Prnion” e 22 anni a Fabio Tizzano. Tra le accuse mafia, estorsioni e tentato omicidio. Gli imputati sono tutti ritenuti appartenenti al clan Moretti-Pellegrino-Lanza, sodali del Mammasantissima Rocco Moretti, detto “Il porco”, boss storico della “Società Foggiana”, ristretto al 41bis nel carcere di L’Aquila.

Spiritoso era accusato di estorsione aggravata in concorso materiale e morale con Alessandro Aprile e Francesco Tizzano (tra i condannati in abbreviato) ai danni del gestore dell’Agriturismo “Rotarott”, minacciato e costretto a versare 1500 euro. Reato aggravato dalla mafiosità, al fine di agevolare la batteria dei Moretti.

I due Spiritoso, in concorso con altre persone già processate a Bari, erano accusati di aver estorto denaro al fornitore di pneumatici Di Gianni. Per Giuseppe Spiritoso c’era inoltre l’accusa di estorsione a “Carni & Affini”: il titolare sarebbe stato costretto a versare 4mila euro nel periodo natalizio con l’impegno di versare altri 4mila euro a Pasqua.

Infine, Fabio Tizzano era accusato del tentato omicidio di Mimmo Falco, organizzato ed eseguito insieme a persone non identificate in risposta al tentato omicidio del boss Vito Bruno Lanza detto “U’ lepr”. Falco fu colpito da colpi d’arma da fuoco alla schiena che gli provocarono la paralisi permanente dell’attività di locomozione. In questo processo si sono costituiti parte civile associazione Panunzio, Confindustria Puglia e Foggia, Comune di Foggia e Regione Puglia. Solo poche settimane fa, nell’aula bunker di Bitonto, la DDA aveva chiesto condanne severe a quasi 30 imputati del processo “Decimabis”, seguito proprio di “Decima Azione”. Sentenza entro l’estate.

Soddisfazione è stata espressa dall’associazione Panunzio: “Prendiamo atto con favore, al netto dei successivi gradi di giudizio, del fatto che la sentenza ha confermato in larga parte gli addebiti e ha riconosciuto il risarcimento del danno alle parti civili, tra cui l’associazione intitolata a Giovanni Panunzio, nel cui nome, se e quando le condanne saranno definitive, andremo davanti al Giudice civile per la liquidazione del danno e la riscossione dello stesso nei confronti dei soggetti che saranno condannati in via definitiva”. (In alto, da sinistra, Fabio Tizzano, Giuseppe Albanese e Giuseppe Spiritoso, tutti in videoconferenza durante un’udienza del processo)

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Tags: Decima AzioneMafia foggiana
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