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Home - Covid, anche al Riuniti di Foggia pazienti rifiutano di essere intubati. “Non sempre no vax, sono spesso disorientati”

Covid, anche al Riuniti di Foggia pazienti rifiutano di essere intubati. “Non sempre no vax, sono spesso disorientati”

Di Michele Iula
3 Gennaio 2022
in Coronavirus, Sanità & Salute
Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 
03 Settembre 2020 Roma (Italia)
Cronaca : 
Seconda ondata di Coronavirus : ritorno in terapia intensiva Istituto Clinico Casal Palocco Covid 3  
Nella Foto:  il reparto di terapia intensiva dell’Istituto Clinico Casal Palocco Covid 3  
Photo Cecilia Fabiano/LaPresse
September 03 , 2020  Roma (Italy) 
News: Virus outbreak : return to intensive care Casal Palocco Covid 3 Clinical Institute
In the pic : intensive care of Casal Palocco Covid 3 Clinical Institute

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 03 Settembre 2020 Roma (Italia) Cronaca : Seconda ondata di Coronavirus : ritorno in terapia intensiva Istituto Clinico Casal Palocco Covid 3 Nella Foto: il reparto di terapia intensiva dell’Istituto Clinico Casal Palocco Covid 3 Photo Cecilia Fabiano/LaPresse September 03 , 2020 Roma (Italy) News: Virus outbreak : return to intensive care Casal Palocco Covid 3 Clinical Institute In the pic : intensive care of Casal Palocco Covid 3 Clinical Institute

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Non ci sono casi estremi, come chi ha chiesto l’avvocato in terapia intensiva, ma diversi pazienti hanno rifiutato di essere intubati al Riuniti di Foggia. La Capitanata è uno degli hub definita “macroarea di pandemia”, con il capoluogo di regione Bari e Lecce, per via della selezione delle strutture come centri di riferimento per accogliere un numero importante di pazienti colpiti dalle varianti del SARS-CoV-2.

Lo spunto per una riflessione lo ha dato lo pneumologo Sergio Harari che, sulle pagine del Corriere della Sera, ha raccontato la sua “lotta” contro i no vax: “C’è qualcosa, in questa pandemia, che lascia senza parole noi medici: il rifiuto alle cure da parte di no vax che stanno morendo di Covid – ha spiegato -. Alcuni rifiutano l’ossigeno mentre le unghie sono già blu per la cianosi, e il fiato è sempre più corto. E a noi resta il senso di frustrazione per dei lutti incomprensibili. Non credo che nella storia recente dell’umanità si siano mai registrate manifestazioni come queste e forse bisogna andare indietro nei secoli, risalendo all’oscurantismo del Medioevo, per ricordare simili irrazionali pulsioni autolesioniste”.

Livio Tullo

L’analisi che viene fatta al Policlinico è diversa. E tiene dentro le “paure” che si sviluppano in corsia. “Non ci sono stati casi così estremi, ma abbiamo avuto casi di rifiuto all’intubazione – dice a l’Immediato Livio Tullo, responsabile della Struttura semplice di Terapia Intensiva e Rianimazione del Riuniti -. I pazienti che rifiutano le terapie appartengono a categorie differenti, diverse dai no vax, o almeno non tutti sono convinti di non voler fare il vaccino. Alcuni di loro, in realtà, dimostrano paura, timore nei confronti del vaccino o di talune terapie perché non sono informati. Hanno paura del fatto che queste terapie possano essere dolorose, oppure peggiori del male stesso. A volte, più che la convinzione, documentata in maniera anomala, a pesare è il fatto che questi pazienti sono disorientati”.

Dall’ultimo bollettino risultano 4 pazienti ricoverati in Rianimazione, 1 non è vaccinato e 3 risultano vaccinati con doppia dose con necessità di ricovero in reparto intensivo per comorbilità pregresse. “Considerando i motivi di ricovero di questi ultimi, non ascrivibili a sintomatologia da Covid – hanno spiegato dall’ospedale -, si evince che il 100% dei ricoverati in Terapia Intensiva con sintomi riferibili al Covid risulta non vaccinato”.

Insieme al rapido incremento dei ricoveri ospedalieri del nostro Paese, si registra anche quello di “casi di pazienti con quadri clinici severi correlati a Covid-19 che rifiutano il ricovero in Terapia Intensiva o di sottoporsi a trattamenti di supporto vitale giudicati utili e appropriati dai curanti”.

Anestesisti: “Cresce il rifiuto delle cure”

Insieme al rapido incremento dei ricoveri ospedalieri del nostro Paese, si registra anche quello di “casi di pazienti con quadri clinici severi correlati a Covid-19 che rifiutano il ricovero in Terapia Intensiva o di sottoporsi a trattamenti di supporto vitale giudicati utili e appropriati dai curanti”.

A scriverlo, in un documento pubblicato sul portale, è la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione Terapia Intensiva (Siaarti) che sottolinea: “per quanto le circostanze possano essere difficili e faticose, al rifiuto ripetuto e ostinato del paziente non deve far seguito il suo ‘abbandono'”.

Intanto sono quasi 48mila le assunzioni prevista dalla manivra nella sanità.

Sono tanti infatti i nuovi professionisti che, a seguito dell’approvazione della legge di Bilancio, potranno entrare a far parte del Sistema sanitario nazionale a tempo indeterminato. La manovra approvata dal Parlamento introduce, afferma la Federazione aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), la possibilità di stabilizzare il personale assunto nel corso dell’emergenza Covid. “Arriva una boccata di ossigeno e una iniezione di energia nelle Aziende sanitarie e ospedaliere – commenta il Presidente di Fiaso, Giovanni Migliore -. Finalmente si torna a investire nella sanità pubblica e soprattutto nelle risorse umane”.

L’allarme degli anestesisti– Nel testo dal titolo “Pandemia e rifiuto dei trattamenti di supporto vitale”, la Siaarti richiama “alcuni elementi di carattere generale riguardanti il consenso alle cure e il relativo percorso decisionale”, in preciso riferimento al Codice di Deontologia Medica, sottolineando che “nessun trattamento sanitario può essere imposto a chicchessia, anche se il trattamento diagnostico o terapeutico proposto sia un trattamento ‘salva vita’”. Anche laddove gli operatori sanitari si trovino ad avere a che fare con ‘negazionisti’ o ‘no-vax’, non devono mai venir meno un atteggiamento rispettoso e ‘non giudicante’, anche se questo rappresenta ‘un aspetto gravoso e doloroso per i medici e per gli infermieri’. La tensione per offrire chance di vita, sempre orientata a valutare con attenzione la proporzionalità delle cure, si legge, “richiede a tutti noi lo sforzo di spiegare e motivare per tempo, con la massima attenzione e rispetto, in modo chiaro, veritiero e documentato”, ma anche “con ragionevole insistenza” l’utilità dell’impiego di trattamenti di supporto vitale, “compresa, se clinicamente appropriata, la ventilazione invasiva”. “Per quanto le circostanze possano essere difficili e faticose – si precisa – al rifiuto ripetuto e ostinato del paziente non deve far seguito il suo ‘abbandono’. Deve piuttosto essergli sempre garantito un adeguato livello di cure e, qualora necessario, la loro rimodulazione in chiave palliativa”. Come tali, conclude la società scientifica, “tutte le fasi, le motivazioni e le decisioni relative al consenso a trattamenti diagnostico-terapeutici, compresi quelli di supporto vitale, o al loro rifiuto devono essere documentati di volta in volta nella cartella clinica”.

(Foto Cecilia Fabiano/LaPresse)

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Tags: FoggiaLivio TulloNo VaxrianimazioneriunitiSergio Harari
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