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Home - Metta sciolto per mafia si candida a sindaco come nulla fosse. Il senatore Pellegrini: “A Cerignola si assiste a qualcosa di inspiegabile”

Metta sciolto per mafia si candida a sindaco come nulla fosse. Il senatore Pellegrini: “A Cerignola si assiste a qualcosa di inspiegabile”

Di Redazione
27 Settembre 2021
in Politica
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Fa discutere la candidatura a sindaco di Cerignola di Franco Metta, primo cittadino dell’amministrazione comunale sciolta per mafia a ottobre 2019. Il prossimo weekend i cerignolani sono chiamati alle urne per le Comunali e Metta è in corsa per tornare a Palazzo di Città con la fascia tricolore. Il politico-avvocato, “incandidabile” per la Corte d’Appello, può infatti gareggiare alle elezioni fino a quando non si pronuncerà la Cassazione. Ma per il senatore pentastellato Marco Pellegrini, la vicenda avrebbe “dell’incredibile”.

Ecco cosa scrive Pellegrini in una nota: “Secondo il Procuratore Antimafia Cafiero De Raho, le attività criminose messe in atto dalle mafie foggiane costituiscono un’emergenza nazionale. Stesso grave allarme è contenuto nell’ultima relazione semestrale dalla Dia. In un contesto del genere, la politica locale dovrebbe fare la propria parte e cercare di evitare – quantomeno – infiltrazioni e/o condizionamenti delle amministrazioni comunali da parte delle mafie.

A Cerignola si assiste alla incredibile candidatura di Metta, ossia del sindaco uscente dello stesso comune che torna al voto dopo lo scioglimento per mafia. L’ex sindaco Metta è stato riconosciuto incandidabile per questa tornata elettorale dalla Corte d’Appello di Bari – con sentenza non ancora passata in giudicato in quanto si attende il pronunciamento della Cassazione – in quanto a giudizio della Corte d’Appello ‘emergono elementi concreti, univoci e rilevanti che confermano chiaramente la presenza all’interno dell’apparato burocratico e amministrativo del Comune di Cerignola, di persone legate da vincoli di parentela, affinità e frequentazione con noti esponenti di spicco della criminalità mafiosa locale, nonché vincoli tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e imparzialità dell’amministrazione comunale‘ e, inoltre, che ‘la cattiva gestione del Comune di Cerignola si sia in concreto oggettivata in una ripetuta e intenzionale protezione, da parte dell’ex Amministrazione Metta, degli interessi economici di una famiglia legata alla criminalità locale e tanto induce a ritenere che si sia verificata una significativa alterazione del buon andamento e dell’imparzialità dell’ente locale‘. La Corte d’Appello aggiungeva, infine, che il Metta aveva messo in atto comportamenti ‘che vanno oltre …il minimum richiesto dalla S.C. ai fini della incandidabilità‘”.

“Certo, ad oggi – prosegue Pellegrini – tale incandidabilità non è ancora definitiva ma ragioni di opportunità e il rispetto dello spirito dell’art. 54 della Costituzione avrebbero dovuto indurre il Metta ad astenersi dal candidarsi in questa tornata e, magari, riproporsi ai cittadini all’esito, eventualmente a lui favorevole, della sentenza della Cassazione. Invece no, Metta si è candidato. Evidenzio, peraltro, che questa incredibile vicenda trovi poco o nulla risalto in ambito regionale e quello nazionale, come se il problema non esistesse, come se fosse del tutto normale che nella terra in cui c’è una emergenza nazionale mafiosa, si possa ricandidare un sindaco appena fatto decadere dallo scioglimento e di cui si attende la pronuncia definitiva in merito all’incandidabilità. Invito, pertanto, le persone perbene di Cerignola, che ne costituiscono la stragrande maggioranza – conclude Pellegrini -, di continuare ad amare la loro città e di dare fiducia a tutti coloro che in questi anni hanno contrastato le mafie, hanno dimostrato amore per il territorio e rispetto per la legalità e per le regole democratiche”. (In alto, Marco Pellegrini e Franco Metta)

Tags: CerignolaFranco MettamafiaMarco Pellegrini
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