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Home - Beccati a fare sesso e licenziati, Tribunale di Foggia dà ragione a datore di lavoro

Beccati a fare sesso e licenziati, Tribunale di Foggia dà ragione a datore di lavoro

Di redazione
21 Gennaio 2017
in Cronaca
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tribunale fg

Se si è al lavoro 6 giorni su 7, tra le 8 e le 12 ore ogni giorno, è normale che possa capitare di provare simpatia per un/a collega. Ma se si decide che il collega è troppo carino per attendere di frequentarlo fuori dal lavoro e si opta per farsi trascinare immediatamente dalla irresistibile passione e trasporto amoroso verso lo stesso, bisogna valutare seriamente se ne vale la pena.

Nonostante, infatti, gli psicologi moderni affermino che il sesso sul posto di lavoro possa aumentare la produttività di un’azienda, riversando sulla stessa gli effetti positivi e benefici di una relazione amorosa e passionale, i giudici dei tribunali italiani non sembrano vederla allo stesso modo, tanto da considerare assolutamente legittimo il licenziamento in tronco, eventualmente irrogato come sanzione dal datore di lavoro che abbia scoperto due suoi dipendenti avere atteggiamenti intimi sul posto di lavoro , perfino durante la pausa obbligatoria per legge. 

Sulla delicata e pruriginosa questione è intervenuto proprio recentemente il Tribunale di Foggia che ha stabilito che il licenziamento, irrogato dal datore di lavoro, è legittimo nel caso in cui il lavoratore venga sorpreso a fare sesso sul posto di lavoro, in quanto lo stesso viene meno agli obblighi contrattuali.

È quanto capitato a due giovani dipendenti di un grande supermercato della città di Foggia, licenziati, per l’appunto, per “motivi disciplinari e per giusta causa” in quanto sorpresi inequivocabilmente sul posto di lavoro .

Una passione senza freni tale da portarli a fare sesso tra le cassette di frutta nel magazzino del supermercato. Il Tribunale di Foggia, nel ritenere legittima la massima sanzione elevata nei loro confronti, e quindi il licenziamento, non  ha inteso condividere la linea difensiva, adottata dai due  lavoratori addetti al supermarket in questione, per “realizzata violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro, unitamente ad un comportamento manifestamente contrario agli interessi dell’impresa”. (in tal senso vedasi anche Corte di Cassazione n. 23378 del 3 novembre 2014.)

A nulla è servita la tesi, sostenuta dall’avvocato dei due lavoratori licenziati che ha cercato di dimostrare che si trattava di un allontanamento temporaneo, “la temporaneità dell’allontanamento, l’ubicazione del magazzino, il livello di inquadramento, l’assenza di danni, l’assenza di precedenti disciplinari” e che la contestazione disciplinare doveva portare ad una sanzione meno severa ossia la multa fino a 4 ore di retribuzione, essendo i lavoratori colpevoli solo del non presenziare temporaneamente nel posto di lavoro e senza il necessario permesso. Per tale motivo i lavoratori licenziati lamentavano la violazione e falsa applicazione dell’articolo 7 della Legge numero 300 del 1970, chiedendo una sanzione pari ad una multa invece del licenziamento.

“Commentare una sentenza di questo tipo –  evidenzia l’avvocato Eugenio Gargiulo del foro di Foggia -, potrebbe essere, o forse certamente lo è, superficiale, nel senso che indubbiamente la poca professionalità e serietà dei protagonisti della vicenda “boccaccesca” è innegabile. È importante però che l’assenza di serietà della coppia di dipendenti licenziati e la loro negligenza, non si affermino sul fatto che abbiano avuto un rapporto sessuale. Affermare questo sarebbe senz’altro ridicolo. Ciò che viene contestato loro non è nemmeno che lo abbiano avuto sul posto di lavoro. È la conseguenza di questo comportamento che ha determinato il licenziamento, cioè il fatto che i due dipendenti/commessi si siano resi irreperibili e che, quindi, se ci fosse stata un’emergenza, non sarebbe stato possibile contattarli.

Chiaramente poi – conclude Gargiulo – l’essere stati sorpresi dal datore di lavoro, ha reso la loro posizione inevitabilmente indifendibile. Magari se non fossero stati sorpresi svolgerebbero ancora il loro lavoro. In ogni caso, nel dubbio, va affermato con certezza che sarebbe molto meglio che un dipendente faccia sempre quello che ci si aspetta una persona faccia sul posto di lavoro, cioè lavorare”.

Tags: Eugenio GargiuloFoggiasesso tra colleghiTribunale
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