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Home - Spegne 100 candeline Rucchetìlle, l’ultimo carrettiere di Foggia. I 10 figli lo festeggiano: “I suoi amori l’olio per i capelli e la lira”

Spegne 100 candeline Rucchetìlle, l’ultimo carrettiere di Foggia. I 10 figli lo festeggiano: “I suoi amori l’olio per i capelli e la lira”

Di Redazione
24 Gennaio 2021
in Cultura&Società
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Domani, 25 gennaio 2021, Rocco Manzo, l’ultimo carrettiere di Foggia, spegne 100 candeline. 10 figli, generi, nuore e tutti i nipoti e pronipoti sono pronti a festeggiarlo. Ma prima, l’hanno voluto omaggiare con questo tributo che pubblichiamo di seguito.
Rocco Manzo, classe 1921, Rucchetìlle per parenti e amici, oggi ancora un arzillo vecchietto, baffetti bianchi ben curati, disponibile e facile alla risata, si racconta mentre siamo seduti attorno al tavolo del soggiorno in casa della figlia Dora: “L’ultima di dieci….” ci dice “… cinque maschi e cinque femmine!”.

Tanti figli, come si usava all’epoca, perciò non gli è facile tenere il conto dei nipoti quando glielo chiediamo, e Dora lo aiuta.
Tranne il periodo della Seconda guerra mondiale, prima in Francia nella 127^ Squadra panettieri e poi lungo lo scacchiere del Mediterraneo interessato alla difesa costiera, trascorre la sua vita a fare trasporti di ogni genere come carrettiere.
 Nei suoi racconti sbiaditi dal tempo e con gli occhi che brillano ricorda i suoi due bei cavalli e la stalla in via San Severo, poi passa ad elencare tutti i nomi dei finimenti (“i guarnemìnde”): “a capèzze, i rèdene, u cullàre, a vardèlle (dove erano incise le mie iniziali), u sottopànze e a vrèche”.
Emozionato nel raccontarsi e accaldato, Rocco si leva il berretto di lana sotto cui fino a quel momento teneva nascosta una inaspettata chioma bianca e fluente, ci complimentiamo: “Lui usa l’olio di oliva per i capelli!” rivela Dora, e Rocco sorridente e orgoglioso si passa le dita fra la chioma bianca come a “impomatarsi”. L’olio per i capelli, unica concessione che si permettevano gli uomini di una volta.
Poi ci racconta dei suoi “trasporti speciali”: il materiale da costruzione “pu’ palàzze Peruggìne”,  al Piano delle Fosse, un gigante per la Foggia dell’epoca, e del trasporto al Santuario della Madonna dell’Incoronata della “corona”, il grande lampadario in ferro, diviso in otto parti assemblate sul posto e successivamente ancorato al soffitto della Chiesa.
Infine, una passeggiata nella Foggia dei mestieri scomparsi legati alla sua attività: “Pavelùcce u’ ferracavàlle” (il maniscalco), “‘u mastecarrìre” (il carradore), ma anche il macellaio vicino all’ospedale vecchio, a cui fu costretto a vendere un suo cavallo fortemente compromesso in un incidente sul lavoro: “Un cavallo …” ricorda Rocco “…. che valeva almeno un milione, ne ricavai solo duecentomilalire!”.

Oggi Rocco compie cento anni, dei giorni nostri di cui accetta tutto senza far confronti col passato, è però rimasto legato all’olio da usare sui capelli, e alla vecchia lira. Lui nell’Euro non è mai entrato.

U’ trainìre

Duje cavàlle: biànche e nère,
u’ trainìre facìve p’ mestìre
nen tinìve orarje p’ t’arretrà,
t’aspettàmme tùtte quànde p’ magnà,
te sentèmme d’arruà, cu nu frìsc’ke ce chiamàve:
“Papà, papà, è ‘rruate papà!”.
‘Na mòrre de fìgghje, chi grùsse chi pìccule ,
attùrne a’ tàvele cùme suldatìne
a djune stèmme tutta a jurnàte,
pecchè u’ prànze ère uneche e arrivàmme a’ sère affamàte .
Ije, a chiù pìccule de dìce fìgghje, stève sèmbe assettàte sòpe ‘e gàmme tuje ,
quillu piàtte ca te magnàve, nenn’ère maje tùtte p’ te,
mammà decève:  “Dorè fa magnià a pàtete!”, e tu respunnìve:
“Angiulì stàche appòste, faccìlle magnà a criatùre c’adda crèsce!”.
Po’, a ùne a ùne c’avezàmme, e attùrne a’ vrascère
che te e mamm c’assettàmme,
c‘accuntàve i favulètte, e nuje tutte a vòcche apèrte.
Po’ ‘a stanghèzze se facève assènde, e t’addurmìve ca càpe appujàte sòpe o’ tàvole,
ije che l’ucchje de criatùre te guardàve, e intànde penzàve: “Papà te vògghje bène! “.
Dora Manzo
Tags: carrettiereFoggiaRocco Manzo
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