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Home - Una donna tra i capi del Ghetto bruciato, la minaccia: “Troverete i morti”. Così è stato

Una donna tra i capi del Ghetto bruciato, la minaccia: “Troverete i morti”. Così è stato

Di redazione
8 Marzo 2017
in Inchieste
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Una donna tra i “capi neri” del Ghetto di Rignano. La posizione di Sonia, così si chiama uno dei presunti caporali nelle campagne del Tavoliere, è ora al vaglio dei magistrati. “Tornate in cento e troverete i morti”, la parole pronunciate dalla donna lo scorso 24 febbraio, quando le forze dell’ordine si erano recate nel ghetto per annunciare l’imminente sgombero. Un provvedimento voluto dalla DDA per presunte infiltrazioni mafiose nella bidonville tra Rignano e San Severo. 

Ferma l’opposizione dei “capi”, Sonia compresa. Molti dei caporali, in realtà, non vivevano nel ghetto ma poco distanti, presso alcune masserie di campagna. Tutti, però, con interessi economici all’interno della baraccopoli: chi gestiva il supermercato, chi il bazar, chi come Sonia il bar, chi infine incassava i soldi dell’affitto, chi infine controllava il mercato del lavoro fornendo manodopera ai caporali. “Provate a venire in cento, e troverete i morti”, le parole della donna rivolte ai poliziotti.
Una frase che ora ha un’eco decisamente diversa rispetto a quel giorno, soprattutto alla luce del rogo del 2 marzo che ha ucciso due 30enni del Mali.

Si è detto che al momento dell’ordine di sgombero le persone che erano state trovate all’interno del ghetto non erano più di 80. Eppure quelle che c’erano al momento dell’arrivo delle ruspe, tre giorni dopo, erano oltre 200. “Sospettiamo che abbiano rinforzato le fila, raccattando anche gente che normalmente non vive nel ghetto, in modo tale da poter opporre una maggiore resistenza”, ha spiegato a Repubblica un investigatore. Possibile lo zampino della mafia dell’Est che ormai gestisce in esclusiva il business della manodopera nella zona. “Poco tempo fa un ragazzo è morto in un incendio proprio nel campo dei bulgari vicino Foggia”. 

Risposte importanti dovrebbero arrivare già oggi dall’autopsia che accerterà le cause di morte dei due migranti maliani. Se l’autopsia dovesse parlare di asfissia, sarebbe un punto a favore dell’ipotesi dell’incendio accidentale. Se, invece, dovesse indicare segni di violenza l’indagine prenderebbe un verso diverso. Al momento pare che i due giovani non abbiano nemmeno provato a fuggire come se fossero già morti (o tramortiti?) quando le fiamme sono state appiccate. 

Tags: caporalighetto di rignanoSan SeveroSonia
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