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Home - Affari sporchi tra il “re del vino” e la mala di Cerignola, tutti condannati. Quasi 10 anni a Melandri

Affari sporchi tra il “re del vino” e la mala di Cerignola, tutti condannati. Quasi 10 anni a Melandri

Di Redazione
23 Luglio 2019
in Cronaca
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Nove anni e mezzo di condanna in rito abbreviato per il ravennate Vincenzo Secondo Melandri, 50 anni, il re del vino. La Procura aveva chiesto sei mesi in meno. L’accusa riguarda una contestata associazione per delinquere finalizzata a riciclaggio e auto-riciclaggio di denaro e liquidità di provenienza illecita.

In linea con le richieste del Pm Lucrezia Ciriello, invece, le condanne a carico della compagna 55enne faentina Roberta Bassi (3 anni e 8 mesi) e del cosiddetto gruppo dei foggiani, i titolari delle cantine con cui l’imprenditore di Russi (provincia di Ravenna) era in affari: Pietro Errico (6 anni e mezzo), Giuseppe Errico (3 anni e 4 mesi), Gerardo Terlizzi (5 anni), Rosa D’Apolito (3 anni e 4 mesi), Ruggiero Dipalo (3 anni e 8 mesi). Queste le sentenze inflitte ieri in abbreviato dal giudice Andrea Galanti, che ha disposto la confisca del patrimonio di Malendri già sequestrato a gennaio dalla Dia – l’antimafia – di Bologna.

Gerardo Terlizzi di Cerignola è fratello del più noto Giuseppe, reggente dell’ex-clan Piarrulli-Ferraro. Anche i fratelli Pietro e Giuseppe Errico, sono pregiudicati vicini al clan. Rosa D’Apolito è invece di Monte Sant’Angelo. Infine, Ruggiero Dipalo, anche lui di Cerignola.

Quindi società, conti correnti, immobili e auto d’epoca per 50 milioni di euro, tranne una fetta minore di beni intestati alla ex moglie e alla convivente, già dissequestrati. Dell’impero di Melandri restano nella sua disponibilità quattro poderi della società agricola Roberta. Dall’aprile scorso, dopo un anno e mezzo di carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari, confermati dal giudice.

Le accuse nei confronti dei 7 imputati riguardano vicende contestate alla luce dell’inchiesta della Dia di Bologna e della guardia di Finanza di Ravenna battezzata “Malavigna” che nel dicembre del 2017 aveva portato all’arresto dell’imprenditore ravennate. I Pm ravennati Alessandro Mancini e Lucrezia Ciriello titolari dell’inchiesta, avevano chiesto la condanna a 9 anni per il ‘re del vino’, contestando anche i reati di usura, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, ed emissione di fatture false. Melandri già nel 2012 era rimasto coinvolto nell’operazione ‘Baccus’ della Dda di Bari. Dall’aprile scorso, dopo un anno e mezzo di carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Alla luce dell’esito del processo, il Procuratore capo di Ravenna, Mancini, ha espresso “particolare soddisfazione per il positivo esito di una vicenda giudiziaria così complessa e delicata, relativa a condotte criminose di elevata gravità che attentano al tessuto economico e sociale del nostro territorio”.
Il Procuratore ha voluto inoltre manifestare “un forte plauso al sostituto procuratore Ciriello per la professionalità e l’impegno profusi” e un “sentito apprezzamento alla Dia di Bologna per la altrettanta professionalità e competenza dimostrate. Un esito del processo – ha concluso – che ha pochi precedenti nel recente passato a ulteriore conferma della solidità e professionalità dell’ufficio che mi onoro di dirigere”. (nella foto in alto Meladri, sotto da sinistra, Terlizzi, Pietro e Giuseppe Errico) – fonte ilrestodelcarlino.

Tags: CerignolaMelandrire del vino
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