Baccus, tutti i nomi e le condanne. Metodo mafioso per Antoniello, Carella, Zucchini e Ferrazzano

È giunto il tempo delle condanne nel processo “Baccus” alla mafia foggiana. E stavolta il giudice ha riconosciuto il metodo mafioso nel sistema estorsivo ad alcuni degli imputati. Sono stati infatti condannati con l’aggravante del metodo mafioso, Cesare Antoniello, Michele Carella, Giuseppe Zucchini ed Ettore Ferrazzano. Il Tribunale di Foggia ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo, una sentenza per certi versi storica perché dimostra nei fatti l’esistenza della mafia nella città di Foggia. Per Cesare Antoniello condanna alla pena di anni otto di reclusione ed euro quindicimila di multa. A Vito Bruno Lanza quattro anni di pena e diecimila euro di multa. Due anni e tre mesi per Pasquale Di Mattia e settemila euro di multa. Per Michele Carella invece, sette anni di reclusione e dodicimila euro di multa. Sette anni anche a Giuseppe Zucchini più dodicimila euro di multa. Stessa pena per Ettore Ferrazzano. E ancora, ad Alfredo Norimberto Andrea Iacoviello due anni di reclusione mentre due anni e sei mesi a Teodisio Pafundi. Per Gennaro Pio Labianca un anno e otto mesi così come per Pasquale Casto. A Valter Cocozza gli anni di reclusione sono invece tre. Quattro anni ad Alessandro Carniola.

Il tribunale ha condannato tutti gli imputati al pagamento delle spese processuali. Antoniello, Carella, Ferrazzano e Zucchini sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici nonché in stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena. Il tribunale ha poi dichiarato Lanza, Di Mattia e Carniola interdetti dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. Pena sospesa per il solo Iacoviello. Antoniello, Carella, Ferrazzano, Zucchini e Di Mattia dovranno anche risarcire la parte civile “Fondazione Antiusura Buon Samaritano” nonché versare alla stessa spese di costituzione e rappresentanza in giudizio in complessivi 72oo euro di cui 6400 per onorario e 800 per spese oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge. Rigettata la richiesta di confisca dei beni sequestrati a Pafundi, Carniola e Labianca con ordine di dissequestro e restituzione ai rispettivi aventi diritto. Non si procede, invece, nei confronti di Saverio Giorgitto e Giovanni Genova. Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni.

Gli affari nel mondo vitivinicolo

Schermata 2015-07-20 alle 21.40.46Furono ben 24 le ordinanze di custodia cautelare emesse nel giugno 2012 a carico di numerosi esponenti di spicco della mafia foggiana. L’operazione “Baccus” segnò quel salto di qualità tanto auspicato dall’organizzazione criminale. La Società, infatti, riuscì ad infiltrarsi in un settore strategico come quello vitivinicolo, con ramificazioni e collegamenti che si estendono fino al nord-Italia.

Importanti disponibilità finanziarie della mafia foggiana consentirono all’organizzazione di proporsi alle imprese locali in difficoltà come canale di finanziamento privilegiato. Il tutto favorito dalla complicità di una rete di imprenditori locali legati al settore vitivinicolo (da qui il nome “Baccus”), assoggettati all’organizzazione. Inoltre emerse il coinvolgimento di una grande azienda vitivinicola ravennate operante a Russi di Romagna. La mafia reinvestiva i soldi sporchi nell’economia legale, generando profitti elevatissimi con operazioni fraudolente ai danni dell’Erario e della Comunità Europea.

Ingegnoso e complesso il modus operandi: la mafia foggiana metteva in circuito denaro liquido che veniva trasportato al nord- Italia presso l’Azienda vinicola Alla Grotta per un importo corrispondente ad una serie di fatture false emesse da cartiere foggiane legate all’organizzazione, al netto dell’IVA. Il denaro, maggiorato dell’IVA, veniva poi restituito alla criminalità organizzata foggiana attraverso bonifici che l’azienda ravennate effettuava in favore delle cartiere foggiane.

Su quelle operazioni commerciali fittizie (per un fatturato di oltre 35 milioni di euro) l’azienda ravennate otteneva indebiti rimborsi fiscali (per oltre 11 milioni di euro) e illeciti contributi comunitari (per oltre 18 milioni di euro).