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Home - È allarme sulle lagune di Lesina e Varano: “Acque cariche di inquinanti e diossina”. Il dossier di Legambiente

È allarme sulle lagune di Lesina e Varano: “Acque cariche di inquinanti e diossina”. Il dossier di Legambiente

Di Redazione
21 Marzo 2019
in Turismo
Il lago di Varano

Il lago di Varano

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L’acqua, bene primario, soffre i segni più tangibili del cambiamento climatico e delle frequenti siccità registrate negli ultimi anni. Legambiente illustra lo stato dei corpi idrici italiani nel report Buone & Cattive Acque, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra domani 22 marzo. Il dossier rileva l’urgente necessità di intervenire per una maggiore tutela delle risorse idriche, attuando strategie risolutive nei casi di falde acquifere inquinate, prelievi inopportuni e sprechi.

Acqua potabile, acque di balneazione, acque reflue urbane. Annualmente si consumano in Italia 26 miliardi di metri cubi di acqua, di cui il 55% della domanda proviene dal settore agricolo; il 27% dal settore industriale e il 18% da quello civile. Se il prelievo di acqua supera i 33 miliardi di metri cubi, i consumi sono pari a meno del 78% dei prelievi, per un ammontare di perdite che registra il 22% del prelievo totale, con un 17% rilevato nel solo comparto agricolo.

In Puglia si fa il punto sulle lagune costiere di Lesina e Varano (foto in alto di Matteo Nuzziello), oggetto di studi per le costanti criticità eterogenee. Lo studio delle pressioni, che analizza l’impatto delle attività umane sulle acque superficiali e sotterranee, ha permesso di rilevarne la concomitanza prodotta dagli insediamenti urbani e dall’agricoltura. Gli impatti derivano in particolare da attività agricole (eccessi di concimi azotati ammoniacali, fitofarmaci e metalli pesanti), zootecniche (azoto e fosforo) e dal malfunzionamento o assenza degli impianti depurativi e di acquacoltura. Si riversano qui le acque cariche di nutrienti e inquinanti, per cui le lagune svolgono, purtroppo, una funzione di impianto depurativo supplementare. Secondo i dati elaborati da Ispra (contenuti nei Piani di Gestione redatti dalle Autorità di Distretto), ciò non permette il raggiungimento dello stato di qualità dei corpi idrici. 

Il monitoraggio dei corpi idrici superficiali (CIS) effettuati da Arpa Puglia nel 2016 (primo anno del secondo ciclo di monitoraggio) analizza i tre corpi idrici individuati nella Laguna di Lesina (Laguna di Lesina-da sponda occidentale a località La Punta; Laguna di Lesina-da La Punta a Fiume Lauro/Foce Schiapparo; Laguna di Lesina-da Fiume Lauro/Foce Schiapparo a sponda orientale) e un unico corpo idrico della Laguna di Varano. Secondo il principio One Out – All Out, lo stato ecologico è risultato sufficiente per tutti e quattro i corpi idrici delle lagune, con variazioni a seconda dei diversi elementi di qualità biologica rispettivamente considerati.

Tra le maggiori criticità delle lagune c’è la diffusa presenza di reti plastiche per la mitilicoltura e di residui plastici dell’agricoltura, che si accumulano nel tempo e che vengono bruciati per essere eliminati, con conseguente produzione di diossina.

Il report Buone & Cattive Acque sottolinea la necessità di dare piena attuazione alla Direttiva Quadro sulle Acque2000/60, che stabilisce i parametri per classificare i corpi idrici superficiali e profondi in “classi di qualità” per lo stato ecologico, chimico e quantitativo, chiedendo il raggiungimento o mantenimento del “buono stato ecologico” entro il 2027 (termine prorogato rispetto alla prima scadenza fissata al 2015). Tra palesi ritardi e inadempienze, la Commissione europea ha di recente sollecitato l’Italia a migliorare la gestione delle acque armonizzando “i diversi approcci regionali, in particolare per la definizione della portata delle pressioni”.

Secondo i monitoraggi effettuati per la Direttiva Quadro Acque, a livello nazionale lo stato attuale dei corpi idrici risulta in “buono o elevato stato ecologico” per il 43% dei 7.494 fiumi presenti in Italia, il 41% è al di sotto dell’obiettivo di qualità e il 16% non risulta classificato. Dei 347 laghi italiani, solo il 20% è in regola con la normativa europea, mentre il 41% non è stato classificato. Lo stato chimico risulta non buono per il 7% dei fiumi e il 10% dei laghi, mentre il 18% e il 42% rispettivamente non è stato classificato.

“La tutela dell’acqua nelle sue diverse forme – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – deve essere una tra le maggiori priorità per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese. Il diffuso inquinamento dei corpi idrici riduce tuttavia le riserve disponibili, danneggiando gravemente gli ecosistemi e la biodiversità. I corpi idrici sono esposti all’inquinamento di numerosi fertilizzanti e pesticidi, risultano contaminati da metalli pesanti e inquinanti di varia natura. A ciò si accosta spesso una assenza di finanziamenti adeguati, che ostacola gli interventi di tutela e incremento delle risorse. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra domani, il cui tema quest’anno è Leaving no one behind (non lasciare nessuno indietro), insistiamo sulla necessità di invertire la rotta nelle politiche di gestione, dando piena attuazione alla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60, limitando sprechi e prelievi inopportuni, per garantire a tutti l’accesso ad acque sicure e incontaminate”.

Tags: legambientelesinaVarano
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