L‘amarezza, la delusione e il tentativo di respingere ogni addebito. È il ritratto che emerge da una conversazione telefonica intercettata il 19 giugno 2021 tra l’allora consigliere comunale di Foggia, Dario Iacovangelo e l’avvocato Joseph Splendido, contenuta nei faldoni della maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari confluita nell’operazione “Terzo Livello”, che vede indagate 15 persone tra politici, imprenditori e presunti esponenti della batteria mafiosa Sinesi-Francavilla.
La telefonata, della durata di poco più di otto minuti, viene captata nell’ambito del procedimento 2169/17. Splendido chiama Iacovangelo per manifestargli vicinanza dopo il coinvolgimento nell’indagine sulla presunta “tangentopoli” foggiana, processo ancora in corso.
“La mia onorabilità non si discute”
Fin dalle prime battute il legale si congratula con Iacovangelo per quella che definisce la sua “innocenza”. L’ex consigliere risponde rivendicando la propria correttezza.
“Mi rifarò alla grande, Joseph, vedrai”, dice. Poi aggiunge una frase destinata a tornare più volte nel colloquio: “La mia onorabilità non si discute… non si transige”.
Nel corso della conversazione, Iacovangelo sostiene che alla base della vicenda ci sarebbero rancori personali e, parlando di Leonardo Iaccarino, anch’egli coinvolto nell’inchiesta, afferma: “Un pazzo, Joseph… un pazzo folle”.
L’accusa: “Mi sono trovato in mezzo a una situazione che non mi appartiene”
La parte più significativa dell’intercettazione arriva quando Iacovangelo si lascia andare a un lungo sfogo personale. “Ti giuro, non me l’aspettavo… non me lo meritavo… ma questa città non mi merita, non mi merita proprio la città”, afferma.
Poco dopo aggiunge di essersi ritrovato coinvolto in una vicenda estranea alla sua persona. “La verità l’hai detta… mi sono trovato in mezzo a una situazione che non mi appartiene”.
Quindi racconta di aver avuto paura durante il mandato amministrativo. “Quanti consigli comunali non mi sono presentato perché avevo paura… quante cose non ho votato perché chiudevo la connessione perché avevo paura”.
“È tutto dimostrabile”
Nel dialogo l’ex consigliere sostiene che ogni circostanza sarebbe documentabile.
“È tutto dimostrabile”, dice, aggiungendo di non aver effettuato pagamenti richiesti da imprese e che “sta tutto agli atti”, comprese le mozioni presentate e approvate.
L’avvocato Splendido lo invita ad avere fiducia nella magistratura, spiegandogli di conoscere alcuni dei magistrati impegnati nell’inchiesta e definendoli persone serie.
Il riferimento all’accusa contestata
Nella parte finale del verbale, gli investigatori riassumono il prosieguo della conversazione, annotando che Iacovangelo ribadisce con fermezza la propria estraneità ai fatti contestati. Secondo quanto riportato nel verbale, l’ex consigliere spiega che la contestazione riguarderebbe una presunta dazione di 2mila euro in relazione al voto favorevole a un provvedimento amministrativo a favore di un imprenditore, sostenendo di aver commesso, all’inizio del mandato, soltanto un errore dovuto all’inesperienza.
L’intercettazione rappresenta uno degli elementi raccolti dagli investigatori nell’ambito dell’inchiesta “Terzo Livello”. Le contestazioni formulate dalla Direzione distrettuale antimafia dovranno ora essere vagliate nelle sedi giudiziarie competenti, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.












