Sono trascorsi quattro mesi dal movimento franoso che ha colpito la strada provinciale 130 tra Roseto Valfortore e Alberona, ma la situazione resta ferma. Dopo i sopralluoghi e le rassicurazioni iniziali, non risultano lavori avviati per la messa in sicurezza del versante e il ripristino della carreggiata.
La chiusura dell’arteria continua così a provocare pesanti disagi alla viabilità locale. La SP 130 rappresenta infatti un collegamento fondamentale per pendolari, studenti, mezzi di soccorso e aziende del territorio.
Con il passare delle settimane, le deviazioni su percorsi alternativi spesso inadeguati e l’aumento dei tempi di percorrenza sono diventati una difficoltà quotidiana per centinaia di residenti.
La sindaca chiede risposte
La sindaca di Roseto Valfortore Lucilla Parisi denuncia una situazione di totale immobilismo e lamenta l’assenza di aggiornamenti ufficiali sui tempi di intervento.
Secondo la prima cittadina, il territorio si sente ormai lasciato solo. Le promesse iniziali e la cronoprogrammazione annunciata dopo la frana non avrebbero avuto seguito, mentre sul tratto interessato non si vedrebbero mezzi né operai al lavoro.
La richiesta rivolta agli enti competenti è quella di accelerare le procedure e comunicare tempi certi per la messa in sicurezza e la riapertura della strada.
Le difficoltà per le aziende agricole
A subire le conseguenze più pesanti sono anche le imprese agricole e gli allevatori della zona, costretti a percorrere itinerari molto più lunghi per raggiungere i clienti e consegnare i prodotti.
L’allevatore Nicola Zita parla di danni ormai rilevanti e di costi diventati difficili da sostenere. Le deviazioni obbligatorie incidono sul carburante, sui tempi di consegna e sull’organizzazione quotidiana delle attività.
La preoccupazione è che, senza un intervento rapido, alcune aziende possano non riuscire a reggere ancora a lungo.
Una strada strategica per i Monti Dauni
La provinciale 130 non rappresenta soltanto un collegamento tra Roseto Valfortore e Alberona, ma una delle arterie essenziali per la mobilità dell’area dei Monti Dauni.
La sua chiusura continua a isolare ulteriormente comunità già penalizzate da collegamenti complessi e da una rete viaria fragile. Dopo quattro mesi, amministratori e residenti chiedono ora un cambio di passo e l’avvio concreto dei lavori.








