Nuovo colpo alla criminalità organizzata foggiana. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, il gip del Tribunale di Bari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei indagati foggiani ritenuti, a vario titolo, appartenenti alla “Società Foggiana”, con particolare riferimento alla batteria Sinesi-Francavilla.
Il provvedimento, eseguito oggi da carabinieri e Polizia di Stato, riguarda i fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla detto “Melone”, 49 e 47 anni, indicati dagli inquirenti come figure di vertice e tre presunti affiliati dell’organizzazione mafiosa.
L’accusa: il clan ancora operativo nonostante arresti e condanne
Secondo la Procura antimafia, la batteria Sinesi-Francavilla avrebbe mantenuto una piena capacità operativa anche dopo le storiche inchieste che hanno colpito la criminalità organizzata foggiana negli ultimi anni.
L’indagine sostiene che due degli arrestati, pur trovandosi agli arresti domiciliari, sarebbero riusciti a mantenere rapporti con l’esterno e a impartire direttive agli affiliati, continuando a gestire attività e strategie dell’organizzazione.
Gli investigatori contestano la continuità dell’associazione mafiosa dal periodo successivo all’operazione “Corona”, che aveva ricostruito le attività del clan fino al 2016, fino ai giorni nostri.
I rapporti con il clan Li Bergolis
Tra le accuse contestate figura anche quella nei confronti di Emiliano Francavilla che avrebbe utilizzato nel 2021 un telefono cellulare clandestino all’interno del carcere di Tolmezzo.
Secondo gli inquirenti, il dispositivo sarebbe servito a mantenere attivi i rapporti tra la batteria Sinesi-Francavilla e il clan Li Bergolis, considerato il gruppo criminale egemone nell’area garganica.
Le indagini hanno documentato contatti tra detenuti ristretti in diversi istituti penitenziari italiani e presunti esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose operanti tra Foggia e il Gargano.
La piazza di spaccio di Vieste e l’alleanza con il Gargano
Tra gli episodi richiamati nell’ordinanza vi è anche una vicenda investigativa emersa nel 2022 relativa alla gestione della piazza di spaccio di Vieste.
Secondo la ricostruzione accusatoria, uno degli arrestati avrebbe tentato di favorire gli interessi del clan Li Bergolis promuovendo un accordo che avrebbe previsto una sorta di “affitto” della piazza di spaccio viestana per una somma di 10mila euro mensili.
La vicenda si inserirebbe nello scontro tra il gruppo riconducibile a Marco Raduano, successivamente divenuto collaboratore di giustizia, e l’organizzazione garganica.
L’inchiesta sul riciclaggio nel settore edilizio
Un altro filone dell’indagine riguarda presunte operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio aggravate dal metodo mafioso.
Secondo la DDA di Bari, uno degli arrestati avrebbe consegnato tra il 2012 e il 2013 oltre 600mila euro in contanti, ritenuti provento di attività illecite, a un imprenditore edile foggiano (Antonio Fratianni) affinché fossero reinvestiti nel settore delle costruzioni.
Le somme sarebbero state impiegate attraverso operazioni societarie e immobiliari che, secondo l’accusa, avrebbero favorito l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale del territorio.
Fratianni è stato poi arrestato e condannato a 18 anni per il tentato duplice omicidio di Antonello Francavilla e del figlio minorenne a Nettuno, mentre il boss era ai domiciliari. Fratianni avrebbe agito per non restituire i soldi investiti dal clan.
Il contributo dei collaboratori di giustizia
Tra gli elementi ritenuti centrali dagli investigatori figurano le dichiarazioni dei fratelli Ciro Francavilla e Giuseppe Francavilla, ex esponenti di vertice della batteria, cugini dei Francavilla arrestati in queste ore, che dall’inizio del 2024 hanno avviato un percorso di collaborazione con la giustizia.
Le loro dichiarazioni avrebbero consentito di ricostruire gli attuali assetti criminali, le alleanze tra gruppi mafiosi e i tentativi di infiltrazione nell’economia del territorio.
A supporto delle accuse, la Procura della Repubblica di Bari richiama inoltre intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, videoriprese, sequestri, perquisizioni e numerose testimonianze raccolte nel corso delle indagini.
La presunzione di innocenza
Come evidenziato nel comunicato diffuso dalla Procura, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari sono fondate sulla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e hanno carattere provvisorio.
La responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.











