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Home - “Considerati già morta”: omicidio di Hayat Fatimi a Foggia, chiesto il processo per l’ex compagno

“Considerati già morta”: omicidio di Hayat Fatimi a Foggia, chiesto il processo per l’ex compagno

La Procura di Foggia chiede il rinvio a giudizio per Tariq El Mefeddel, accusato di aver ucciso la cuoca marocchina con 15 coltellate nell'agosto 2025. Contestate sei aggravanti, tra cui premeditazione, stalking e crudeltà

Di Redazione
12 Giugno 2026
in Apertura, Foggia
Hayat Fatimi

Hayat Fatimi

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Un anno di persecuzioni, minacce di morte e ossessive richieste di tornare insieme culminato in un delitto consumato davanti all’abitazione della vittima. È il quadro ricostruito dalla Procura di Foggia che ha chiesto il rinvio a giudizio di Tariq El Mefeddel, 47 anni, cittadino marocchino, accusato dell’omicidio aggravato e degli atti persecutori nei confronti dell’ex compagna Hayat Fatimi, 48 anni, cuoca marocchina residente e impiegata a Foggia.

La donna fu uccisa con quindici coltellate nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2025, mentre tentava disperatamente di chiedere aiuto alle forze dell’ordine.

L’udienza preliminare il 2 luglio

Il pubblico ministero Pietro Iannotta ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio. Il giudice dell’udienza preliminare Cecilia Massarelli ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 2 luglio.

In quella sede i familiari della vittima potranno costituirsi parte civile.

Considerata la contestazione di aggravanti che prevedono la pena dell’ergastolo, la difesa dell’imputato non potrà accedere al rito abbreviato con la riduzione di pena prevista dalla legge. Per questo motivo appare probabile che, in caso di rinvio a giudizio, il procedimento venga celebrato davanti alla Corte d’Assise.

Le sei aggravanti contestate

La Procura contesta a El Mefeddel sei aggravanti.

Tra queste figurano la premeditazione, l’aver ucciso una donna già vittima di stalking, la crudeltà dimostrata dal numero di coltellate inferte, i motivi ritenuti abietti e futili legati alla volontà di possesso della vittima e alla punizione per la sua relazione con un altro uomo, l’aver assassinato una persona con cui aveva avuto una relazione sentimentale e l’aver agito in condizioni tali da ostacolare la difesa della donna.

Secondo l’accusa, il delitto sarebbe stato l’epilogo di una lunga persecuzione iniziata dopo la fine della relazione.

La denuncia e l’ordinanza di arresto

Hayat Fatimi aveva deciso di interrompere il rapporto nell’agosto 2024 a causa della gelosia e dei comportamenti violenti dell’uomo.

Da quel momento, secondo gli inquirenti, sarebbe iniziata una vera e propria escalation persecutoria fatta di telefonate continue, minacce e appostamenti.

La donna aveva denunciato l’ex compagno nell’aprile 2025.

Il 28 luglio dello stesso anno il giudice per le indagini preliminari aveva disposto la custodia cautelare in carcere per stalking, ma l’uomo risultava irreperibile.

Dieci giorni dopo, mentre era ancora ricercato, avrebbe raggiunto e ucciso l’ex compagna.

L’omicidio mentre chiedeva aiuto

Secondo la ricostruzione accusatoria, la notte del delitto Hayat Fatimi riuscì a telefonare al 113 chiedendo soccorso.

La richiesta d’aiuto, tuttavia, non bastò a salvarla.

La donna venne raggiunta e colpita con quindici coltellate davanti alla propria abitazione.

Dopo l’omicidio El Mefeddel si allontanò da Foggia e raggiunse Roma, dove venne rintracciato e arrestato circa otto ore più tardi.

Durante l’interrogatorio davanti al giudice si avvalse della facoltà di non rispondere.

“Se non torni con me ti ammazzo”

Nel capo di imputazione per stalking, composto da sei pagine, sono riportati numerosi episodi che descrivono il clima di paura in cui sarebbe stata costretta a vivere la vittima.

Secondo la procura, l’uomo la contattava ossessivamente nel tentativo di convincerla a riallacciare la relazione, reagendo ai rifiuti con minacce sempre più pesanti.

Tra gli episodi contestati c’è quello del 31 dicembre 2024, quando si sarebbe presentato davanti al ristorante in cui lavorava la donna, arrivando a colpire con un pugno e minacciare con un coltello un suo amico.

L’accusa riferisce inoltre di continui appostamenti sotto casa e sul posto di lavoro.

I messaggi vocali dell’orrore

Agli atti dell’inchiesta figurano decine di messaggi vocali che gli investigatori ritengono particolarmente significativi.

In alcuni di questi, secondo quanto riportato nel capo d’accusa, l’uomo avrebbe detto: “Se non mi vuoi ti ucciderò”, “Considerati già morta”, “Appena ti ammazzo, mi ammazzo”, “Sto cercando una pistola a Napoli”, “Non ti dirò nemmeno una parola quando ti sarò davanti, ti uccido subito”.

Messaggi che, secondo la procura, dimostrerebbero la continuità delle minacce e il progressivo aggravarsi della condotta persecutoria fino alla tragica notte del 7 agosto 2025.

Una vicenda che ha sconvolto Foggia

L’omicidio di Hayat Fatimi suscitò profonda commozione a Foggia e riaccese il dibattito sulla tutela delle vittime di violenza e stalking.

Ora sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se accogliere la richiesta della Procura e disporre il processo per l’uomo accusato di aver trasformato un anno di persecuzioni nell’epilogo più drammatico.

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Tags: 113Cecilia MassarelliCorte d'Assisecronaca giudiziariafemminicidioFoggiahayat fatimiminacce di morteOmicidioPietro IannottaProcura di Foggiarinvio a giudizioStalkingTariq El Mefeddelviolenza sulle donne
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