È stato arrestato in flagranza dopo aver consegnato spontaneamente ai militari una pistola carica. Protagonista della vicenda è Benito Palumbo, 39 anni, foggiano, già condannato per reati di mafia e tornato libero da pochi mesi.
L’uomo si trovava nella sua abitazione al palazzo Onpi, in corso del Mezzogiorno, quando si è visto arrivare davanti alla porta poliziotti e carabinieri. A quel punto ha consegnato un marsupio contenente una pistola calibro 9 con un colpo in canna e sei nel caricatore.
L’arresto e l’interrogatorio davanti al gip
Dopo l’arresto, Palumbo è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Loretta Plantone per l’interrogatorio di convalida. Davanti al gip ha scelto di non rispondere alle domande sulle ragioni del possesso dell’arma.
Il pubblico ministero gli contesta i reati di detenzione e ricettazione di una pistola marca Gisan e ha chiesto la misura del carcere. La difesa ha invece sollecitato gli arresti domiciliari, ma il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere.
La recente scarcerazione e il passato giudiziario
Palumbo era tornato in libertà la scorsa estate, dopo aver scontato quasi interamente una condanna a 5 anni inflitta il 12 settembre 2025 dalla Corte d’appello di Bari nel processo “Decimabis”, legato alla mafia del pizzo.
Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il 39enne faceva parte della Società foggiana con il compito di supportare il clan nelle attività estorsive, occupandosi della richiesta e della riscossione delle tangenti e della consegna dei proventi.
Le accuse dei pentiti e la scissione interna ai clan
Nel processo “Decimabis” a suo carico hanno pesato anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Folliero e Carlo Verderosa. Quest’ultimo lo aveva indicato come parte di un gruppo di giovani foggiani tra cui i fratelli Frascolla che nel 2018 si sarebbero staccati dal clan Sinesi-Francavilla per creare una propria struttura criminale.
Una frattura interna che, secondo gli inquirenti, avrebbe alimentato tensioni e nuovi equilibri all’interno della criminalità organizzata locale.
Le estorsioni e il contesto di violenza
Palumbo è stato condannato per due episodi estorsivi aggravati dalla mafiosità: ai danni di un barista, costretto a versare 22mila euro tra denaro e sigarette, e di un autodemolitore obbligato a pagare un pizzo mensile di 300 euro oltre a 5mila euro iniziali.
L’indagine da cui scaturì il blitz del 27 maggio 2019 era collegata anche all’omicidio di Rodolfo Bruno, cassiere del clan Moretti, ucciso il 16 novembre 2018 da killer rimasti ignoti. Un delitto che contribuì ad accendere ulteriormente il clima di tensione tra i gruppi della Società foggiana.
Secondo intercettazioni agli atti, lo stesso Palumbo avrebbe rischiato di essere ucciso il 21 gennaio 2019, quando alcuni sicari lo cercarono proprio nel palazzo Onpi senza riuscire a trovarlo.









