Da opera idraulica progettata per proteggere le campagne dagli allagamenti a simbolo di una delle più controverse emergenze ambientali del territorio. È la storia del canale Lagrimaro di Cerignola, ricostruita in una segnalazione giunta in redazione che ripercorre quindici anni di vicende segnate da denunce, inchieste giudiziarie, promesse di bonifica e ritardi amministrativi.
Secondo quanto riferito nella segnalazione, il canale era stato realizzato dal Consorzio di Bonifica della Capitanata con il compito di raccogliere e convogliare le acque meteoriche provenienti dalle aree agricole circostanti. Con la progressiva espansione della zona industriale di Cerignola, però, l’infrastruttura avrebbe progressivamente cambiato funzione, trasformandosi nel tempo in un ricettacolo di scarichi abusivi.
Le prime denunce e i cattivi odori
Le criticità emergono in maniera evidente a partire dal 2015. Residenti e agricoltori iniziano a segnalare la presenza di acque scure, schiume e odori nauseabondi lungo il corso del canale.
Secondo le denunce raccolte negli anni, nel Lagrimaro sarebbero confluiti reflui industriali non adeguatamente trattati e scarichi illeciti, con il conseguente deterioramento dell’ambiente circostante e timori per i terreni agricoli e per l’ecosistema collegato all’area dell’Ofanto.
Il caso arriva in Parlamento
Il 2019 rappresenta il momento di maggiore esposizione pubblica della vicenda. L’allora deputato foggiano Giorgio Lovecchio presenta un’interrogazione parlamentare indirizzata ai Ministeri competenti per chiedere verifiche sullo stato del canale e sulle possibili conseguenze ambientali e sanitarie.
Nello stesso periodo intervengono i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, che dispongono il sequestro dell’area per accertare la provenienza degli sversamenti.
A portare il caso all’attenzione nazionale contribuiscono anche alcuni servizi televisivi di “Striscia la Notizia”, che mostrano le condizioni del canale e le proteste dei cittadini.
Le inchieste e gli indagati
Le indagini della Procura della Repubblica portano successivamente all’iscrizione nel registro degli indagati di oltre cento persone tra imprenditori, tecnici e amministratori pubblici.
L’inchiesta punta ad accertare eventuali responsabilità legate all’inquinamento ambientale e alla gestione degli scarichi, aprendo uno dei capitoli giudiziari più rilevanti degli ultimi anni sul fronte ambientale nel territorio di Cerignola.
I finanziamenti e i ritardi
Nel 2022 arrivano i primi stanziamenti regionali destinati agli interventi preliminari di trattamento delle acque e messa in sicurezza dell’area.
L’anno successivo viene autorizzato il dissequestro temporaneo necessario all’avvio delle opere, ma il percorso amministrativo procede con lentezza tra autorizzazioni, procedure tecniche e competenze distribuite tra diversi enti.
Ad aprile 2026 il Comune di Cerignola ha annunciato il completamento dell’iter per l’accesso a ulteriori finanziamenti regionali destinati alla bonifica definitiva e alla riduzione del rischio idrogeologico.
La denuncia dei cittadini
Tuttavia, chi ha inviato la segnalazione alla redazione sostiene che, nonostante gli annunci e le risorse individuate negli anni, la situazione sul campo non avrebbe registrato miglioramenti concreti.
“Ad oggi nulla è stato fatto e la situazione è peggiorata”, si legge nella denuncia, che evidenzia il crescente malcontento di cittadini e agricoltori della zona.
Una valutazione che riaccende l’attenzione su una vicenda che da oltre un decennio continua a rappresentare una delle questioni ambientali più delicate del territorio cerignolano e sulla quale la comunità attende ancora risposte definitive e interventi concreti.













