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Home - Estorsioni a Foggia, Bellofatto lascia il carcere: domiciliari al 79enne accusato di fare da cassiere ai clan

Estorsioni a Foggia, Bellofatto lascia il carcere: domiciliari al 79enne accusato di fare da cassiere ai clan

Il Tribunale della libertà ha disposto gli arresti domiciliari per l’anziano fabbro foggiano arrestato l’11 maggio nell’inchiesta della Dda su estorsioni e mafia. È accusato di aver ritirato denaro da imprenditori per conto dei clan della “Società”

Di Redazione
28 Maggio 2026
in Cronaca, Foggia
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Dopo 17 giorni trascorsi in carcere, ottiene gli arresti domiciliari Antonio Bellofatto, 79 anni, fabbro foggiano arrestato lo scorso 11 maggio nel blitz della Direzione distrettuale antimafia che portò all’esecuzione di 18 ordinanze cautelari nei confronti di altrettanti indagati accusati, a vario titolo, di estorsioni, tentate estorsioni, spaccio di droga e reati in materia di armi aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione alla “Società foggiana”.

La decisione è stata assunta dal Tribunale della libertà di Bari, che ha parzialmente accolto il ricorso della difesa. Le motivazioni saranno depositate nei prossimi mesi.

Le accuse: “Ritirava il denaro per conto dei clan”

Secondo la Procura antimafia, Bellofatto avrebbe avuto il ruolo di intermediario e cassiere per conto di esponenti di vertice della criminalità organizzata foggiana, occupandosi materialmente della riscossione del denaro estorsivo da alcuni imprenditori cittadini come Russo e Boscaino.

L’anziano è accusato di tre episodi estorsivi in concorso con Francesco Abbruzzese, detto “Stoppino”, ritenuto elemento di spicco del clan Moretti e arrestato nel blitz, e con Alessandro Moretti, soprannominato “Sassolino”, nipote del boss Rocco Moretti, ucciso in un agguato il 15 gennaio scorso prima dell’esecuzione delle misure cautelari.

Secondo la ricostruzione investigativa, Bellofatto avrebbe ritirato somme di denaro con cadenza periodica da imprenditori foggiani: mille o duemila euro ogni tre mesi da un costruttore, 1500 euro da un altro imprenditore e somme tra i 2mila e i 3mila euro in occasione delle festività da un secondo costruttore.

Le dichiarazioni degli imprenditori

A chiamare in causa il 79enne sono stati soprattutto gli imprenditori ritenuti vittime delle estorsioni, ascoltati dagli investigatori dopo le intercettazioni.

Uno dei costruttori, inizialmente, avrebbe negato di consegnare denaro contante a Bellofatto, sostenendo di pagarlo esclusivamente tramite bonifici per lavori da fabbro. Successivamente avrebbe parlato di prestiti in denaro mai restituiti, fino ad ammettere di versargli duemila euro per una presunta guardiania dei cantieri che, secondo gli inquirenti, non sarebbe mai stata realmente svolta.

Un altro imprenditore avrebbe invece riferito che Bellofatto “veniva per conto di qualcuno” a ritirare periodicamente 1500 euro, senza mai specificare il destinatario finale del denaro.

Infine un secondo costruttore avrebbe raccontato di aver consegnato somme in contanti tramite un collaboratore perché Bellofatto gli avrebbe spiegato che era “opportuno fare qualche regalo a personaggi della malavita foggiana per stare tranquilli”. I versamenti, secondo quanto verbalizzato, sarebbero andati avanti per circa dieci anni.

Le intercettazioni e il racconto del pentito

Nel quadro accusatorio figurano anche intercettazioni indirette e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, ex elemento di vertice del clan Sinesi-Francavilla che avrebbe indicato Bellofatto come una persona incaricata dai clan di riscuotere il pizzo. Lo stesso pentito avrebbe però aggiunto che il fabbro non avrebbe trattenuto per sé alcuna parte del denaro.

Dopo l’arresto, Bellofatto si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti al gip.

Le valutazioni del gip

Nel provvedimento con cui aveva disposto il carcere, il gip aveva evidenziato come Bellofatto fosse già gravato da precedenti per ricettazione e minaccia, sottolineando inoltre la “proclività criminale” desumibile dalla contestazione di tre episodi estorsivi protratti nel tempo.

Secondo il giudice, il 79enne avrebbe sfruttato la propria attività di fabbro per ottenere un “ingresso facilitato” nelle aziende e instaurare rapporti fiduciari utili a valutare la capacità economica delle imprese e la loro vulnerabilità rispetto alle richieste estorsive.

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Tags: Alessandro MorettiAntonio Bellofattoblitz antimafiacronaca giudiziariaDda BariestorsioniFoggiaFrancesco AbbruzzeseGiuseppe FrancavillaMafia foggianasocieta foggiana
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