L’omicidio di Roberto Tizzano nel bar “H24” di Foggia, il 29 ottobre 2016, viene indicato dai giudici come il fatto di sangue che diede impulso investigativo alle maxi operazioni antimafia “Decima Azione” e “Game Over”, considerate tra i colpi più duri inflitti negli ultimi anni alla Società foggiana e che portarono agli arresti e alle condanne anche dei boss Rocco Moretti detto “Il porco” e Roberto Sinesi alias “Lo zio”.
È quanto emerge dagli estratti della sentenza d’appello con rito abbreviato del processo “Game Over”, un provvedimento di oltre 600 pagine che ricostruisce equilibri, guerre interne e traffici criminali delle batterie mafiose foggiane.
L’agguato al bar H24 e la guerra tra batterie
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, le indagini nacquero formalmente dal procedimento aperto dopo l’omicidio di Roberto Tizzano e il ferimento di Roberto Bruno, colpiti durante un agguato avvenuto nel pomeriggio del 29 ottobre 2016 nel bar “H24” di via San Severo.
Una spedizione di morte ordinata da Francesco Sinesi con la complicità del cugino Cosimo Damiano Sinesi ed eseguita da Patrizio Villani insieme ad altro killer rimasto ignoto. Tutti sono stati condannati in via definitiva, i Sinesi a 20 anni, Villani a 30 anni. Quest’ultimo ha poi iniziato a collaborare con la giustizia.
L’attentato sarebbe stato organizzato come risposta al tentato omicidio di Roberto Sinesi, padre di Francesco e storico capo dell’omonima batteria mafiosa della Società foggiana, avvenuto poche settimane prima, il 6 settembre 2016.
Nel provvedimento i giudici sottolineano come quel bar fosse diventato “un vero e proprio covo di malviventi”, luogo dal quale partirono le prime intercettazioni ambientali e le attività investigative che aprirono la strada alle successive inchieste antimafia.
“Decima Azione” e “Game Over”, procedimenti collegati
La sentenza evidenzia il collegamento diretto tra le due grandi inchieste.
“Game Over” e “Decima Azione”, scrivono i magistrati, avrebbero una “genesi comune” e sarebbero entrambe figlie delle indagini sviluppate dopo l’agguato del bar H24.
Il processo “Decima Azione” fece emergere un vasto quadro accusatorio contro oltre trenta esponenti della Società foggiana, contestando non solo l’associazione mafiosa ma anche estorsioni sistematiche ai danni degli imprenditori cittadini.
La “conflittualità endemica” della Società foggiana
Nelle motivazioni della sentenza viene definita “endemica” la conflittualità interna tra le batterie mafiose foggiane, pur formalmente confederate sotto la struttura della Società foggiana.
I giudici ricostruiscono in particolare il conflitto esploso tra il 2015 e il 2016 tra il gruppo Sinesi-Francavilla e la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, entrambe impegnate nella conquista della supremazia criminale e del controllo della cosiddetta “lista delle estorsioni”, il documento nel quale sarebbero stati annotati nomi degli imprenditori taglieggiati, importi e scadenze dei pagamenti.
In quel periodo si susseguirono diversi fatti di sangue: dal tentato omicidio di Vito Lanza alias “U’ lepre” (per i giudici il mandante fu Roberto Sinesi) all’agguato contro Mimmo Falco, rimasto sulla sedia a rotelle fino all’omicidio di Rocco Dedda detto “il sombrero” (ergastolo al morettiano Giuseppe “Prnion” Albanese) e al successivo attentato del bar H24 in cui il vero obiettivo sarebbe stato proprio Albanese.
Le dichiarazioni del pentito Carlo Verderosa
Ampio spazio nella sentenza viene dedicato alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carlo Verderosa, ex appartenente alla batteria Moretti.
Verderosa racconta ai magistrati che il gruppo si occupava principalmente di droga, estorsioni e omicidi e indica come vertici del clan Pasquale Moretti, in sostituzione del padre Rocco, Nico Valletta e Rocco Moretti junior.
Secondo il collaboratore, prima della sua detenzione le tre batterie storiche avrebbero gestito unitariamente traffico di cocaina ed estorsioni, facendo confluire i proventi in una cassa comune. In buona sostanza, i boss continuavano ad alternare, nonostante agguati e morti, momenti di guerra ad altri di pace e affari. In “Game Over” sono emersi anche i rapporti distesi tra Giuseppe “Capellone” Francavilla, oggi collaboratore di giustizia, e Rocco Moretti senior, boss indiscusso della “Società”, nell’ottica della spartizione del business del narcotraffico.
Successivamente, però, il gruppo Sinesi-Francavilla avrebbe iniziato ad agire autonomamente, alleandosi con il clan Trisciuoglio-Tolonese.
Droga, stipendi agli affiliati e “lista degli estorti”
Nei verbali riportati nella sentenza, Verderosa racconta anche la gestione interna della batteria mafiosa.
Parla della preparazione degli “stipendi” per gli affiliati, della spartizione dei proventi criminali e della presenza di una vera e propria lista degli imprenditori sottoposti a estorsione.
Gli investigatori, dopo le dichiarazioni del pentito, effettuarono una perquisizione nell’abitazione di Rocco Moretti jr, trovando cocaina, denaro contante, bilancini di precisione e documentazione ritenuta riconducibile alla gestione economica del sodalizio criminale.
Secondo la sentenza, gli appunti sequestrati conterrebbero indicazioni relative sia ai proventi derivanti da droga ed estorsioni sia alle somme distribuite agli affiliati come “stipendi mensili”.











