“C’è anche il femminicidio politico”. Così la ex assessora regionale Elena Gentile, nel corso della presentazione della campagna di sensibilizzazione “L’uomo che sei” con Savino Zaba contro la violenza sulle donne e di consapevolezza degli uomini nei confronti del patriarcato, ha definito la crisi politica, che dall’inizio del 2026 sta coinvolgendo il Comune della città capoluogo e la sua sindaca Maria Aida Episcopo, prima donna a guidare l’Ente nella storia politica foggiana.
L’ostinazione dei partiti nel pretendere un tagliando o un cambio di amministratori in corsa, quando ormai tutta la Giunta ha cominciato dopo gli anni difficili e bui del commissariamento per mafia a destreggiarsi nella macchina amministrativa, e certe pratiche politiche dei gruppi, con la diserzione e la minaccia costante di far mancare il numero legale immobilizzando l’Ente e qualsiasi discussione gestionale esterna ad atti meramente simbolici (dalle pietre di inciampo ai vari eventi culturali più o meno finanziati e foraggiati) potrebbero apparire come un retaggio patriarcale. Una violenza politica esibita e perdurante.
Con un sindaco uomo ci sarebbero stati gli stessi atteggiamenti? O forse si sarebbe assistito a contrattazioni singole tra ciascun eletto e il sindaco?
La mancata adesione alla liturgia delle dimissioni agitate ad arte da parte della prima cittadina ha spiazzato senza dubbio i consiglieri. Chi oggi, con le elezioni provinciali appena celebrate che hanno sancito la vittoria pesata del Comune capoluogo, andrebbe mai dal notaio a dimettersi?
Nessuno mai si dimetterà, tra maggioranza e minoranza, è questa la vulgata comune.
Meglio far intervenire il prefetto se davvero non si riuscirà entro il 31 maggio e poi nei successivi giorni della diffida a far approvare nei tempi utili il rendiconto di bilancio, ancora non calendarizzato dalla presidenza del Consiglio, che ha portato a casa soltanto gli atti necessari alla sussistenza di Ataf come società in house.
La prima cittadina aveva rinviato il più possibile una resa dei conti con i partiti e in particolare con i Socialisti in attesa del ricorso di alcuni non eletti al Consiglio regionale.
Lo scranno dell’avvocato Giulio Scapato, eletto con la lista Decaro, però è stato ritenuto legittimo dal Tar Puglia pertanto non c’è più nulla che impedisca al Psi e a Mino Di Chiara di acquisire una postazione in Giunta nel rimpasto o nell’eventuale azzeramento.
Dovrebbe essere scontato anche l’esito del pronunciamento del 20 maggio che coinvolge Nichi Vendola, Avs e altre forze sui punti sollevati sulla legge e sui 29 consiglieri riconosciuti. I ricorsi, secondo i rumors, potrebbero essere tutti rigettati.
Non è stata accolta dai partiti l’ipotesi della sindaca che era orientata a nominare come city manager l’attuale segretario generale Mignozzi. Il braccio di ferro continua.











