C’è un luogo, a Foggia, che da anni torna ciclicamente nelle cronache giudiziarie e investigative della Capitanata. È l’ex Onpi di corso del Mezzogiorno, enorme complesso di edilizia popolare diventato nel tempo simbolo di degrado, occupazioni abusive, traffici illeciti e rifugio di pregiudicati e latitanti. Un palazzo-labirinto che, spesso, compare anche nelle carte di delicate inchieste antimafia.
Secondo gli investigatori, proprio all’interno dell’ex Onpi si sarebbe nascosto Gianluigi Troiano, 35enne viestano detto “U’ Minorenn” o “il piccolino”, collaboratore di giustizia ed ex numero due del clan Raduano. Dopo gli arresti scattati con l’operazione “Omnia Nostra”, Troiano evase dai domiciliari l’11 dicembre 2021 da Campomarino e avrebbe trovato appoggio logistico nell’edificio foggiano grazie a una rete di favoreggiatori.
Per questa vicenda i carabinieri arrestarono Antonello Scirpoli, alias “Musulin”, e Luciano Calabrese, detto “Cupptiell”, accusati di aver aiutato il latitante nella fuga mettendogli a disposizione auto, ospitalità, denaro, schede telefoniche e coperture varie.
La fuga dall’ex Onpi e l’inseguimento dei carabinieri
Emerse un episodio che gli investigatori descrissero come una vera scena da film. Il 23 dicembre 2021 i carabinieri pedinarono sia la moglie di Troiano che Scirpoli fino all’ex Onpi, dove il ricercato si sarebbe nascosto.
I militari riuscirono ad individuare il latitante, ma Troiano sarebbe riuscito a scappare a bordo di un’auto di grossa cilindrata dirigendosi verso la Statale 16. Durante la fuga ci sarebbe stato anche un incidente con un’altra vettura. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, all’incontro avrebbero partecipato anche i figli del ricercato: il giorno successivo la moglie avrebbe infatti parlato della necessità di tornare all’ex Onpi per recuperare i passeggini lasciati nell’edificio.
Secondo la Direzione distrettuale antimafia, Troiano avrebbe lasciato i domiciliari per tornare sul Gargano e “gestire in prima persona gli affari illeciti del clan” dopo il vuoto creatosi con gli arresti di “Omnia Nostra”. “U’ Minorenn” venne poi catturato nel 2024 a Granada in Spagna negli stessi giorni di Raduano, quest’ultimo raggiunto a Bastia in Corsica. Entrambi collaborano con la giustizia.
L’ex Onpi da anni sotto osservazione
Non è la prima volta che l’ex Onpi finisce al centro di operazioni di polizia. Il gigantesco complesso popolare di corso del Mezzogiorno è da anni costantemente attenzionato dalle forze dell’ordine ed è stato scenario di numerosi blitz ad alto impatto.
In passato carabinieri, polizia e Guardia di Finanza hanno effettuato retate antidroga e controlli straordinari con decine di uomini impiegati sul campo. In alcune operazioni i militari si sono persino calati dai tetti con tecniche operative speciali per sorprendere pusher e ricercati nascosti tra gli appartamenti e i corridoi del complesso.
Negli anni l’area è stata considerata dagli investigatori un punto strategico per traffici di droga, basi logistiche e rifugi temporanei di soggetti legati alla criminalità organizzata foggiana e garganica.
L’arresto del pluriomicida Carmine Marolda
Proprio all’ex Onpi, nella notte, i carabinieri con il supporto del Gis hanno arrestato Carmine Marolda, 64 anni, pluriomicida e latitante. L’uomo era nascosto proprio nel complesso di corso del Mezzogiorno.
Marolda era stato condannato in passato anche per l’omicidio del maresciallo capo Marino Di Resta, medaglia d’oro al valor civile alla memoria, ucciso durante un servizio a Pescara 27 anni fa.
L’ennesimo arresto eccellente conferma come il grande edificio continui ad essere considerato dagli investigatori un possibile rifugio per criminali e latitanti.
Le famiglie attenzionate dagli investigatori
Nel quartiere, secondo quanto emerso in diverse indagini degli ultimi anni, vivrebbero anche persone appartenenti a famiglie note alle forze dell’ordine. Tra i cognomi più volte comparsi nelle informative investigative figurano i Palumbo, con riferimenti ai fratelli Benito e Raffaele, oltre ad alcuni componenti della famiglia Piserchia.
Elementi che hanno contribuito nel tempo a mantenere alta l’attenzione investigativa sull’ex Onpi, diventato negli anni uno dei luoghi simbolo delle difficoltà di controllo del territorio da parte dello Stato in alcune aree del capoluogo dauno.










